Hai un figlio adolescente e ti sembra di non riuscire più a capirlo? 10 consigli che potrebbero aiutarti

L’adolescenza è un periodo di grandi cambiamenti e difficoltà per i ragazzi che si sentono fragili, insicuri, in lotta con se stessi e con il mondo circostante. Tutti questi fattori possono alimentare liti e discussioni con i genitori. Ecco qualche consiglio per rapportarsi con i figli adolescenti.
Dott.ssa Samanta Travini Dottoressa in Psicologia Clinica
14 febbraio 2020 * ultima modifica il 14/02/2020

L’adolescenza è considerata come l’epoca della vita intermedia tra fanciullezza e giovinezza e comprende l’intervallo tra i 13-19 anni. È preceduta da una fase preparatoria, la preadolescenza, che coincide con gli 11-13 anni, periodo culturalmente coincidente in Italia con la frequentazione delle scuole medie. Nella preadolescente si compie lo sviluppo puberale, cioè la maturazione dell’apparato sessuale e la comparsa dei caratteri sessuali secondari (allargamento dei fianchi, crescita del seno e dei peli pubici per le femmine e raucizzazione della voce, crescita dei peli pubici nei maschi).

L’adolescenza è un periodo di grandi cambiamenti e difficoltà per i ragazzi che si sentono fragili, insicuri, in lotta con se stessi e con il mondo circostante. Hanno difficoltà quotidiane con i genitori, gli insegnanti, i coetanei, lamentano ansie legate ai grandi cambiamenti (fisici, psicologici, relazionali) e soffrono per l’impossibi­lità di controllarli, sono preoccupati per la propria immagine, non si sentono all’altezza delle situazioni e delle aspet­tative esterne. Sono persi in un mondo che offre loro tanti stimoli e possibilità, ma in cui non trovano riferimenti stabili.

Spesso si sentono in balia della propria sfera emotiva e non riescono a gestirla, per cui espri­mono con il corpo e l’azione ciò che non riescono a comunicare con le parole: al­cuni scaricano questa tensione emotiva all’esterno, con ribellioni verbali e fisi­che spesso violente e incontrollabili, al­tri la riversano su se stessi con il silenzio, la chiusura e l’isolamento. Anche i genitori, che vorrebbero aiutarli, sono spaventati. Provano lo stesso smarrimento, la stessa sensazione di incapacità e fallimento dei loro figli, perché non riescono a capirli e a comu­nicare con loro.

Per comprendere e affrontare l’adole­scenza, Daniel Siegel, psichiatra a capo del Mindsight Institute della University of California, sostiene che bisogna sfatare tre falsi miti.

Il primo: non è vero che se i ragazzi si comportano in modo “folle” è esclusiva­mente e direttamente colpa degli ormo­ni.

"Certamente vi è un aumento dei livelli di alcuni ormoni: gli organi sessuali si sviluppano, ai ragaz­zi cresce la barba mentre alle ragazze compare il seno, e prendono forma sen­timenti legati alla sessualità molto in­tensi. Ma a determinare ciò che chiamia­mo adolescenza è soprattutto il cervello: i processi cerebrali che gover­nano il controllo cognitivo del compor­tamento, in questi anni non sono infatti ancora maturi ma in via di trasformazio­ne", afferma Siegel.

Secondo: non è vero che l’adolescenza è un periodo di immaturità, quindi biso­gna solo aspettare che passi.

Terzo: non è vero che gli adolescenti devono passare dalla dipendenza dagli adulti a una totale indipendenza.

Il secondo e il terzo mito sono collegati. "Ai genitori dei miei giovani pazienti dico sempre – aggiunge Siegel – che, in atte­sa che le acque della tempesta adole­scenziale si calmino, devono salire su un’altra barca, mettersi la cerata e attac­carsi con un cavo di sicurezza alla base di un albero: non aspettare che passi e ba­sta, ma navigare a fianco dei ragazzi, ma­gari stando dietro di loro per guidarli e farli arrivare a destinazione senza trop­pe ferite".

Se quindi hai un figlio adolescente, ecco 10 consigli che potrebbero aiutarti:

Immedesimarsi

Per capire cosa passa per la testa ai nostri figli, do­vremmo in primo luogo ricordarci come è stata la nostra adolescenza; in secondo luogo, sforzarci di metterci il più possibi­le nei loro panni. Può funzionare an­che il contrario: provate a dire a un fi­glio che vi chiede di tornare a casa alle 3 del mattino di mettersi nei vostri panni: lo accetterebbe? Probabilmente la ri­sposta, provocatoria, sarà affermativa. Ma quando sarà solo, ci rifletterà.

Confrontatevi

Aiuta anche confron­tarsi con altri genitori che si trovano in situa­zioni simili e sapere che si tratta di un periodo di crisi che ha tempi lunghi. Serve anche accettare le critiche dei figli, i musi lunghi, gli sfoghi. E poi è utile condividere le loro passioni, come la musica ascoltata a vo­lume troppo alto o i film che guardano come se fosse una terapia al loro male di vivere.

Lasciare privacy ai figli

Non sentirsi offesi se, crescendo, i figli tendono ad allontanarsi e a pretendere una maggiore privacy: è un atteggiamento normale. Tenete sotto controllo la situazione, ma evitate di assillare l’adolescente con domande intrusive: non otterreste le risposte che cercate e peggiorereste il rapporto.

Non cedere a tutte le richieste.

Ogni adolescente dovrebbe negoziare (e quindi, confrontarsi, e discutere) con l'adulto le sue conquiste. Se il genitore cede a ogni tipo di richiesta e dà tutto subito a 15 anni, senza mettere dei paletti, non ci sarà più modo di farlo successivamente. Nella fase tra 12-15 anni, è molto importante che ci sia lo "spazio" per parlare, discutere, negoziare, appunto, ogni richiesta con il genitore.

Non banalizzare

Non banalizzate le difficoltà emotive degli adolescenti: problemi apparentemente di poco conto possono avere un impatto psicologico notevole in questa fase di incertezza e transizione. Fate attenzione a reazioni emotive eccessive di fronte a fatti minori (la lite con l’amico del cuore, un brutto voto a scuola ecc.): potrebbero essere i segnali d’esordio di un disagio psichico. Inoltre, ogni situazione o problema della vita dell'adolescente richiede un'attenta valutazione da parte dell'adulto.

Genitore rigido, protettivo o amichevole?

L'atteggiamento del genitore dovrebbe cambiare nei confronti del figlio in base alla situazione o al problema da affrontare. Un approccio sempre rigido, solo protettivo o troppo amichevole non si presta bene a ogni diverso momento della vita di un adolescente. Il genitore, insomma, dovrebbe sforzarsi di avere un approccio "mobile", evitando la rigidità totale. Il genitore efficace riesce a tenere bene queste tre posizioni quando servono in base alla singola situazione. L'adolescente deve riconoscere che il genitore è su un piano sopra il suo e, allo stesso tempo, l'adulto è tenuto ad ascoltare e vedere le ragioni del figlio. Questo rientra in un progetto educativo più ampio.

Non sentirsi feriti

Non sentitevi feriti da reazioni verbali aggressive che dipendono più da un malessere psico-emotivo estemporaneo del ragazzo che da una reale ostilità nei vostri confronti. Non cedete alla tentazione di rispondere con lo stesso tono, ma mantenete un atteggiamento calmo, cercando di capire la vera natura del problema.

Il genitore deve fare da "filtro" alle richieste

Di fronte alle esigenze nuove e alle richieste sempre più pressanti del figlio (indipendentemente dal fatto che siano legate a oggetti concreti, permessi, cose da fare), l'adulto deve avere una funzione di contenimento. In questo modo, il ragazzo percepisce che il suo interlocutore è presente, ed ogni cosa va discussa e analizzata insieme. Insomma, l'adulto di riferimento è significativo e, di conseguenza, a lui vanno indirizzate le richieste.

Far esprimere le emozioni

Abituare i figli, fin da piccoli, a esprimere le proprie emozioni e le proprie difficoltà senza timore di essere aggrediti, giudicati o puniti. Un adolescente che sa di poter contare sull’ascolto e sull’aiuto da parte dei genitori sarà più sereno e meno problematico.

Costruire un rapporto

Le relazioni non si improvvisano: l’ideale è iniziare a costruire un rapporto sereno con i propri figli fin dall’infanzia. Dimostratevi sempre disponibili a un ascolto attento e interessato e cercate di esaminare le situazioni dal punto di vista dell’adolescente, proponendo soluzioni equilibrate.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, ha lavorato in contesti educativi, sociali e nei servizi psicologici di base, maturando altro…