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20 Agosto 2021
10:00

I nuovi amici dei coralli? I probiotici: i batteri che li aiutano a sopravvivere all’aumento delle temperature e agli sbiancamenti

Pillole di questi particolari batteri benigni potrebbero aiutare i corali a recuperare dallo stress termico stimolando il ripristino della propria situazione fisiologica e metabolica.

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I nuovi amici dei coralli? I probiotici: i batteri che li aiutano a sopravvivere all’aumento delle temperature e agli sbiancamenti
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Nemici ma anche amici. È il destino che potrebbe legare i coralli e una particolare specie di batteri, i cosiddetti probiotici. Che sarebbero capaci di contrastare i fenomeni di sbiancamento e moria delle grandi barriere coralline dovute all’aumento delle temperature degli oceani e agli effetti dei cambiamenti climatici.

Secondo un nuovo studio dell’Università King Abdullah per la scienza e la tecnologia dell'Arabia Saudita, manipolando il microbita marino la scienza potrebbe aiutare i coralli a recuperare dallo stress termico, stimolando il ripristino della propria situazione fisiologica e metabolica.

Forse non lo sapevi, ma i coralli vivono in una relazione simbiotica con alcune alghe fotosintetiche. Queste proliferano al loro interno e, in cambio di protezione e sostanze nutritive, forniscono loro il caratteristico colore e, soprattutto, producono circa l’80% dei composti di carbonio che i coralli utilizzano come fonte di energia.

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Sulle pagine della rivista Science Advances gli scienziati hanno però spiegato che il riscaldamento delle acque danneggerebbe pesantemente l’apparato fotosintetico di queste alghe.

Ciò comporterebbe la produzione di elevate quantità di specie reattive di ossigeno altamente tossiche per loro stesse e i coralli.

Per difendersi e sopravvivere, i coralli sono costretti a espellere le alghe, perdendo così il colore – ecco perché si parla di sbancamento – e l’energia vitale fino, purtroppo, alla morte.

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Una soluzione potrebbe però arrivare dall’intuizione di un gruppo di ricercatori sopraggiunta dopo un esperimento per aiutare gli ecosistemi di mangrovie a combattere il petrolio.

Utilizzando pillole probiotiche, ricche di batteri vegetali, per degradare la sostanza inquinante, i ricercatori si sono accorti che queste, una volta assorbite dalle radici, avevano fatto crescere le piante più forti e più velocemente.

“Perché non provare sui coralli?”. Parafrasato, dev’essere stato più o meno questo il pensiero che li ha portati a testare la stessa tecnologia su Mussismilia Hispida, una specie di corallo endemica in Brasile.

Hanno individuato 6 ceppi di batteri benefici isolati dal corallo, iniettando i batteri in colture sperimentali del corallo stesso. Successivamente, hanno esposto sia i coralli trattati sia quelli “di controllo” a un forte stress da calore, aumentando la temperatura a 30° nel giro di 10 giorni prima di farli scendere a 26°.

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La dottoressa Raquel Peixoto, scienziata marina della Kaust mentre somministra probiotici, o microrganismi benefici per i coralli (BMC), ai coralli in ambienti controllati dell’acquario. Photo credit: Kaust

In un primo momento i ricercatori non hanno notato alcun effetto benefico e l’intuizione, seppur geniale, sembrava poter interessare solo le mangrovie. Tutti i coralli, infatti, sbiancavano e mostravano segni di infiammazione e deterioramento.

Quando però hanno cominciato ad abbassare le temperature, i coralli trattati con i probiotici hanno cominciato a riprendersi e sono sopravvissuti. Quelli di controllo, invece, sono morti.

Secondo gli scienziati, questa terapia potrebbe davvero aiutare a mitigare l’effetto distruttivo da stress da calore e sarebbe in grado di contribuire al ripristino della situazione fisiologica e metabolica del corallo.

Sebbene sia stato un successo, si tratta comunque di un esperimento andato in scena solo in laboratorio. Ora però, presumibilmente entro la fine di agosto, gli scienziati si stanno preparando a testare i probiotici sui coralli vivi del Mar Rosso.

All’orizzonte potrebbe esserci un nuovo potente alleato per la sopravvivenza.

Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal 2014, prima ho studiato Lettere a Milano e Comunicazione della Scienza alla Sissa di Trieste, in mezzo ho imparato a correre maratone.  Ho una sola regola, credere nel rispetto di me stesso, degli altri e dell'ambiente in cui ci ritroviamo. E cerco di farlo con il sorriso, sempre. Durante le mie giornate cerco di star dietro alla curiosità galoppante che mi porta a spulciare tra le pagine di scienza e a curiosare tra le novità al cinema, a scartabellare dati e a leggere pigne di libri. È un lavoro difficile ma divertente e soprattutto lungo. Perché si sa, in ognuno di noi c’è sempre una nuova frontiera da scoprire.