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16 Gennaio 2020
14:00

Il 2019 è stato il secondo anno più caldo mai registrato dopo il 2016

Sulla base dell'esame dei dataset internazionali sul clima, l'agenzia meteorologica delle Nazioni Unite (Wmo) è giunta alla conclusione che il 2019 è stato il secondo anno più caldo mai registrato dal 1880. La temperatura media globale è cresciuta di oltre un grado Celsius rispetto alla fine del XIX secolo con conseguenze drammatiche.

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Il 2019 è stato il secondo anno più caldo mai registrato dopo il 2016
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Basta vedere ciò che sta accadendo in Australia per togliersi ogni dubbio: siamo nel mezzo di una crisi climatica e se non conteniamo i livelli delle emissioni di gas serra la situazione è destinata solo a peggiorare. Il riscaldamento globale è una dura verità che il genere umano deve affrontare se vuole evitare l'estinzione. Ce lo ricorda il Wmo (World Meteorological Organization), l'Agenzia meteorologica dell'Onu, che ha analizzato i principali dataset internazionali in materia di climatologia e meteorologia (da quelli del Global Observing Systems della Noaa e del Goddard Institute for Space Studies della Nasa, a quelli del Met Office britannico e della Climatic Research Unit dell’East Anglia, da quelli dell'European Centre for Medium Range Weather Forecast e del Copernicus Climate Change Service a quelli della Japan Meteorological Agency). Ebbene, il 2019 è stato il secondo anno più caldo mai registrato dal 1880, anno dal quale cominciamo ad avere dati affidabili sulla temperatura del pianeta. L'anno più caldo di sempre rimane il 2016, quando il surriscaldamento dell’oceano Pacifico provocato dal fenomeno del Niño fu particolarmente intenso.

"La temperatura globale media è aumentata di circa 1,1 °C dalla fine dell'Ottocento e il contenuto di calore degli oceani è a livelli record", ha dichiarato il segretario generale del Wmo Petteri Taalas. Dagli anni Ottanta ogni decennio è stato più caldo di quello precedente. Le conseguenze di tutto ciò? Una l'abbiamo appena detta: il riscaldamento degli oceani aggrava il problema dell'acidificazione, mettendo a rischio numerose specie e interi ecosistemi, tra cui quello estremamente fragile della barriera corallina. C'è poi da considerare l'accelerazione dello scioglimento della massa glaciale nei due poli, che provoca l'innalzamento generale del livello del mare. E ancora, l'aumento sia in termini di frequenza sia in termini di intensità di fenomeni meteorologici estremi come uragani, tifoni, tempeste tropicali, alluvioni, ondate di calore eccetera.

Il punto è che questa tendenza al surriscaldamento del pianeta non accenna a cambiare; anzi, la concentrazione di gas serra, che intrappolano il calore nell'atmosfera, è sempre più alta e ciò non fa che peggiorare la situazione. Secondo gli esperti, di questo passo stiamo andando verso un aumento della temperatura media globale da 3 a 5 gradi Celsius entro la fine del secolo. Insomma, se non invertiamo subito la rotta l'umanità finirà per scavarsi la propria fossa.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.