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29 Aprile 2020
17:30

Il lato positivo del lockdown in Brasile: sulla spiaggia nate quasi 100 nuove tartarughe a rischio estinzione

Era già successo in India, ora anche in Brasile il lockdown e le misure di contenimento dell'emergenza danno i primi frutti positivi per il mondo degli animali. Sulla spiaggia di Janga, nella città di Paulista, sono nate quasi 100 piccole tartarughe embricate, una specie considerata a forte pericolo estinzione. Grazie alle spiagge sgombre dalla presenza umana, sono riuscite a raggiungere l'oceano sane e salve.

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Il lato positivo del lockdown in Brasile: sulla spiaggia nate quasi 100 nuove tartarughe a rischio estinzione
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Meno uomini sulle spiagge e più tartarughe a rischio estinzione nei nostri oceani. È uno dei risultati, positivi, delle misure di lockdown messe in atto per contrastare l’emergenza Coronavirus. Era già successo India, e ora è successo anche sulla spiaggia di Janga, nella città di Paulista, in Brasile. Qui negli ultimi giorni, infatti, sono nati 97 esemplari di tartarughe embricate: i piccoli esemplari sono riusciti a raggiungere l’acqua senza il pericolo di interruzioni umane e hanno ripopolato gli oceani di una delle specie che è stata classificata in pericolo critico di estinzione dall’Unione internazionale per la conservazione della natura.

Una via sicura

Sulla spiaggia brasiliano di Janga, in questa stagione, sono nate 87 tartarughe verdi e 204 tartarughe embricate ma l’ultima ondata è stata sicuramente la più fortunata. Le tartarughe marine embricate adulte raggiungono le spiagge sabbiose per deporre le proprie uova che, tendenzialmente, schiudono in circa 60 giorni. I piccoli esemplari appena nati sono ovviamente molto vulnerabili e la prima corsa verso l’oceano li rende facili prede non solo per gli uccelli affamati ma anche per gli esseri umani che, troppo spesso, presi dalla curiosità interrompono il naturale camino delle tartarughe verso la vita.

Questa volta, invece, grazie all’isolamento e alle misure per contenere l’emergenza Coronavirus, le tartarughe hanno trovato terreno sgombro e quasi un centinaio hanno potuto così raggiungere l’oceano. I pochi funzionari della fauna selvatica sono stati gli unici esseri umani sulla spiaggia nella città di Paulista che hanno potuto monitorare la situazione: l’assenza di esperti qualificati in grado di tutelare il loro cammino avrebbe potuto metterle in difficoltà, il viaggio invece è andato per il meglio e ora l’oceano è un pochino più ricco.

Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal 2014, prima ho studiato Lettere a Milano e Comunicazione della Scienza alla Sissa di Trieste, in mezzo ho imparato a correre maratone.  Ho una sola regola, credere nel rispetto di me stesso, degli altri e dell'ambiente in cui ci ritroviamo. E cerco di farlo con il sorriso, sempre. Durante le mie giornate cerco di star dietro alla curiosità galoppante che mi porta a spulciare tra le pagine di scienza e a curiosare tra le novità al cinema, a scartabellare dati e a leggere pigne di libri. È un lavoro difficile ma divertente e soprattutto lungo. Perché si sa, in ognuno di noi c’è sempre una nuova frontiera da scoprire.