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20 Marzo 2023
12:30

Il piano dell’Iraq contro gli eventi estremi e il Climate Change: ripopolare il Paese con oltre 5 milioni di alberi

Il primo ministro Mohammed Shia Al-Sudani negli scori giorni ha annunciato la nuova iniziativa di ripiantumazione per portare un esercito di piante e palme su tutto il territorio.

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Il piano dell’Iraq contro gli eventi estremi e il Climate Change: ripopolare il Paese con oltre 5 milioni di alberi
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Alberi. Alberi ovunque per riequilibrare le sorti di un Paese sempre più devastato dagli effetti incontenibili del cambiamento climatico.

È il nuovo piano dell’Iraq, che nei prossimi anni pianterà oltre 5 milioni di alberi in tutto il paese nel tentativo di alleviare gli impatti degli eventi climatici estremi.

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Sempre più frequentemente, infatti, il Paese e la sua popolazione si ritrovano schiacciati dal peso di temperature roventi, lunghissimi periodi di siccità: pensa che negli ultimi anni più di 7 milioni di persone hanno perso il proprio reddito dall’agricoltura e dalla pesca.

Per non parlare poi dei drastici aumenti delle tempeste di sabbia e, inevitabilmente, delle aree coltivate dimezzate o addirittura spazzate via.

Il primo ministro Mohammed Shia Al-Sudani ha così annunciato la nuova iniziativa di ripiantumazione che, a partire da quest'anno, porterà un esercito di piante e palme sparse su tutto il territorio.

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L’obiettivo del progetto di sviluppo della vegetazione mira a combattere la desertificazione e, allo stesso tempo, creare una serie di cinture verdi intorno alle città in modo da creare dei frangivento naturali contro le tempeste di polvere.

Un tempo l'Iraq era soprannominato il paese dei 30 milioni di palme ma le guerre lunghe decenni e politiche pubbliche poco lungimiranti hanno devastato il patrimonio arboreo del Paese, spingendo l’urbanizzazione a inghiottire sempre più territori fino a sostituire il verde degli alberi e delle piante con il grigio del cemento.

In un certo senso, quindi, il nuovo progetto annunciato dal primo ministro Al-Sudan mira ripopolare di verde grandi città come Baghdad o Karbala fino ai quartieri più piccoli e periferici. Tutti faranno parte di questo ritorno al passato: l’unico modo per proteggere il futuro.

Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal 2014, prima ho studiato Lettere a Milano e Comunicazione della Scienza alla Sissa di Trieste, in mezzo ho imparato a correre maratone.  Ho una sola regola, credere nel rispetto di me stesso, degli altri e dell'ambiente in cui ci ritroviamo. E cerco di farlo con il sorriso, sempre. Durante le mie giornate cerco di star dietro alla curiosità galoppante che mi porta a spulciare tra le pagine di scienza e a curiosare tra le novità al cinema, a scartabellare dati e a leggere pigne di libri. È un lavoro difficile ma divertente e soprattutto lungo. Perché si sa, in ognuno di noi c’è sempre una nuova frontiera da scoprire.