Il trattamento del silenzio: quali conseguenze può avere questa forma di abuso emotivo

Può essere capitato a ciascuno di noi di utilizzarlo almeno una volta. E le ragioni per cui o facciamo possono essere diverse, ma quello di cui non ci rendiamo conto è che questo atteggiamento non lenisce i problemi. Anzi, li rafforza. Vediamo quali sono le strategie per avere a che fare con una persona che applica il trattamento del silenzio.
Dott.ssa Samanta Travini Psicologa Psicoterapeuta
20 Agosto 2021 * ultima modifica il 20/08/2021

Il trattamento del silenzio è una delle tattiche passive-aggressive più frustranti. Parliamo di un abuso emotivo silenzioso che ha lo scopo di controllare, punire o disarmare chi lo riceve.

Questa tattica non è una peculiarità del narcisista e, purtroppo, spesso anche una mamma “emotivamente immatura” può esercitare sul figlio questo silenzioso abuso emotivo.

A seconda delle dinamiche innescate, il trattamento del silenzio può far sentire la vittima invisibile, insignificante, impotente ma anche intimidita. Può innescare confusione, dubbi o persino sensi di colpa.

Sempre in base alle dinamiche del rapporto, il trattamento del silenzio può esprimere disprezzo, disapprovazione e far insorgere un forte senso di rabbia, impotenza e frustrazione.

Le conseguenze negative

Cinque conseguenze negative del trattamento del silenzio per le nostre vite

Il trauma emotivo

Il trattamento del silenzio favorisce l'insorgenza di un trauma emotivo, stress, condizioni come depressione, rabbia e frustrazione, sentimenti di tradimento, irrequietezza, isolamento e rifiuto.

Lo stress psicologico

Lo stress psicologico dovuto all’obiettivo principale di manipolazione, crea un ottovolante emotivo, che distrugge il nostro senso di autostima. Aumenta anche i livelli complessivi di stress, che possono portare a sentimenti più negativi come il dolore e l’abbandono, in base al quale la vittima non ha alcun controllo.

Effetti collaterali fisici

Quando una persona riceve il trattamento silenzioso, viene attivata la corteccia cingolata anteriore del cervello. Ciò significa che quando siamo ignorati, il cervello dice che siamo nel dolore fisico. Alcuni sintomi sono mal di testa, dolori di stomaco, insonnia, ansia e stanchezza.

Cambiamenti comportamentali

Essere ignorati può comportare reazioni insolite, ad esempio, mettendo in discussione te stesso e le persone che ti circondano e dubitando delle tue capacità nelle situazioni in cui hai avuto fiducia.

Distruggere relazioni

Il trattamento del silenzio può distruggere le relazioni. La comunicazione tra le due persone, la praticante del trattamento del silenzio e la sua “vittima”, può essere danneggiata o totalmente tagliata, il che provoca l’estraniazione. Ogni partner può ritenere che il problema sia nell’altro, quindi nessuno interviene per salvare la relazione.

Perché viene usato

In primo luogo, è importante distinguere tra il silenzio che nasce dalla volontà di non discutere più, perché si è capito che il conflitto ha raggiunto una fase di stallo e non si vuole aggiungere benzina sul fuoco, e il silenzio che viene utilizzato come arma per punire o castigare l’altro.

La persona che ricorre al silenzio come punizione di solito lo fa perché non ha altre risorse psicologiche per affrontare la situazione. Il silenzio è la sua risposta per diversi motivi:

  • Crede che il suo interlocutore non lo ascolti, che non sia aperto al suo punto di vista e usa il silenzio per “costringere” l’altro ad ascoltarlo.
  • Pensa che il suo interlocutore dovrebbe scusarsi per il suo atteggiamento o le sue parole, e usa il silenzio come avvertimento.
  • Pensa che sia inutile parlare dell’argomento perché non riuscirà a raggiungere un accordo, così utilizza il silenzio per fare in modo che l’altro ceda.
  • Si sente profondamente offeso, ma non vuole riconoscerlo e usa il silenzio in modo che l’altro si ravveda.
  • Non vuole affrontare una questione sensibile, quindi accusa l’altro e lo punisce con il silenzio, per fare in modo che cambi argomento.

Qualunque sia la ragione, questo uso del silenzio ha come obiettivo di piegare l’altro, è una sorta di punizione attraverso la quale si incolpa l’altra persona e si mette la responsabilità della relazione nelle sue mani. È come dire “non dirò nient’altro, vedi tu cosa vuoi fare, la responsabilità ultima è la tua”.

Questo significa che la persona che sta in silenzio non è interessata a risolvere il conflitto attraverso il dialogo, ma vuole semplicemente che l’altra persona accetti il suo punto di vista.

Le dinamiche

Ci sono alcune dinamiche molto comuni, dove il trattamento del silenzio prende connotazioni sottilmente diverse.

Primo esempio

Tua madre ti chiede di andare vacanza con lei, tu rifiuti e lei, risentita, ti sottopone al trattamento del silenzio; diventa fredda, distaccata, non risponde alle tue telefonate e se, in casa, le rivolgi la parola, lei ti risponde con frasi brevi e troncate.

Lo scopo del trattamento del silenzio è manipolarti, indurti a cedere e a rivedere la tua posizione, tua madre non accetta il tuo rifiuto e il trattamento del silenzio diventa un abuso emotivo per renderti più malleabile. Qui, il trattamento del silenzio, vuole essere punitivo ma soprattutto manipolatorio.

Secondo esempio

Il tuo partner diventa freddo, distaccato e si rifiuta di rivolgerti la parola perché tu hai detto o fatto qualcosa che lo ha infastidito. In tale contesto, ci sono molte probabilità che tu, subendo questo abuso emotivo, sarai portata ad agire di istinto e provare a scusarti.

Non basteranno tutte le scuse del mondo perché il silenzio dell’altro non passerà fin quando il partner non si sentirà abbastanza “forte e soddisfatto”.

In questo caso, il partner vuole semplicemente punirti. Il trattamento del silenzio è una punizione, un’espressione di disprezzo passiva-aggressiva. Il partner, in questo caso, non vuole manipolarti ma solo sottometterti e punirti per un affronto subito (reale o immaginario).

Terzo esempio

Il tuo partner, amico o il tuo genitore, ti sottopone al trattamento del silenzio senza una ragione. Cioè, tu ti ritrovi con una persona che è fredda, scostante, distaccata e improvvisamente ti parla a monosillabi senza neanche sapere il perché. In questo caso il trattamento del silenzio ha lo scopo di punirti, sottometterti e disarmarti, deprivarti di potere/valore e disorientarti.

Una dinamica disfunzionale di coppia vede due ruoli ben precisi. Da un lato una persona passiva aggressiva che non risponde e tronca di netto qualsiasi argomento e dall’altro lato, una persona confusa che quando prova a chiedere “ma cosa ti ho fatto?” riceverà risposte umilianti e sminuenti “se ti devo spiegare io in cosa hai sbagliato, vuol dire che non hai la minima considerazione di me” oppure “se ti importasse davvero qualcosa, capiresti come mi hai ferito”.

Il silenzio può crollare solo se chi te lo elargisce ti vedrà sufficientemente disperata/o.

Quarto esempio

Il trattamento del silenzio può essere anche selettivo. Le due persone possono parlare di tutto fatta eccezione per argomenti tabù che in genere vanno a rimarcare l’inadeguatezza della vittima. Anche in questo caso il trattamento del silenzio è manipolatorio.

Come rispondere

In tutti i contesti descritti in precedenza e in tutti gli scenari possibili da immaginare e tristi da vivere, chi usa il trattamento del silenzio si nutre dei sentimenti negativi mostrati dalla vittima.

Una buona strategia per rispondere al trattamento del silenzio non consiste nell’usare il dialogo: chi ti regala il trattamento del silenzio si nutre di ogni tuo sforzo comunicativo, di ogni tue energia investita per rompere il muro del silenzio. Allora cosa fare? Semplicemente, evitare di mostrarsi coinvolti.

Sicuramente il trattamento del silenzio susciterà in te sconforto, frustrazione, rabbia, angoscia, sensi di colpa, confusione e chissà quante altre emozioni negative. Ciò che puoi fare è mettere da parte queste sensazioni, prendere atto che hai di fronte una persona che non conosce (o non vuole usare) altri mezzi comunicativi se non l’abuso.

Per rompere il muro del silenzio, distaccati, non fomentare questo comportamento e prova a ignorare chi lo mette in atto. A lungo andare, il passivo aggressivo abbandonerà questa tattica perché capirà che con te non attecchisce. Se invece rispondi assecondando il suo gioco, fomenti, nutri e convalidi il suo atteggiamento disfunzionale.

Questa di certo è la risposta più saggia quando il silenzio è punitivo, manipolatorio e controllante.

Un’altra risposta che puoi dare è il distacco accompagnato da un dialogo semplice, un messaggio unidirezionale che avrà effetti diversi in base al soggetto che lo riceve.

Chiarisci che il suo atteggiamento è immaturo e inutilmente manipolatorio o punitivo, chiarisci che il suo silenzio non cambierà la situazione e che se vuole migliorare davvero la sua vita o la relazione, deve imparare a chiedere apertamente ciò che vuole e imparare ad accettare eventuali rifiuti.

Un ulteriore risposta, se hai un legame stretto con questa persona (coniuge, madre-figlio, conviventi…), prevede l’inizio di una psicoterapia orientata alla gestione dei pensieri e delle emozioni.

Convincere il coniuge o un genitore a iniziare una terapia potrebbe non essere semplice, quindi se non dovesse accettare, valuta l’idea di iniziare in autonomia un percorso psicoterapeutico così da acquisire tutti gli strumenti utili per fronteggiare questi comportamenti abusanti anche perché chi effettua il trattamento del silenzio, avrà un ampio repertorio di abusi emotivi sottili.

Se sei vittima di periodici trattamenti del silenzio, stabilisci dei limiti sani per te stessa/o. Quando inizia il trattamento del silenzio, imponiti di allontanarti (fisicamente o psicologicamente) da chi esegue questo abuso.

Se si tratta di un coniuge o di un genitore, puoi anche lanciare un messaggio tipo “con te voglio un rapporto sereno, ti voglio bene ma i tuoi silenzi sono molto dannosi, per questo farò anche io un passo indietro e tornerò solo quando sarai disponibile al dialogo”.

Sul lavoro

Cosa fare quando il trattamento del silenzio arriva da un collega di lavoro o una persona con la quale non hai un rapporto intimo?

Questo scenario è ancora più complicato da gestire! L’unica cosa che puoi fare è mostrarti (o magari sentirti veramente!) rilassato e positivo. Evita di infuriarti, ricorda che si tratta di subdole tattiche di controllo alle quali puoi rispondere in modo assertivo o addirittura amichevole.

Un’occhiolino, una battuta ironica, un semplice sospiro possono dare uno scossone alla tensione che si respira nell’aria in ufficio. Un gesto amichevole potrebbe lanciare il messaggio che non prendi il tuo collega poi così seriamente.

Se il tuo collega o capo non ha senso dell’umorismo, meglio andarci ancora più cauti in quanto, commenti leggeri, potrebbero ritorcersi contro di te. Quindi cerca di inquadrare bene chi hai di fronte.

Qualsiasi risposta decidi di attuare, ricorda sempre che puoi agire solo sul tuo comportamento, non puoi cambiare l’atteggiamento degli altri.

Se qualcuno ti sottopone al trattamento del silenzio, ecco altri consigli che possono tornarti utili: ritagliati il tuo spazio per respirare e cerca di capire cosa sta cercando di ottenere l’altro. Concedi spazio e tempo al tuo “abusatore” per riflettere, senza assecondare il suo abuso. Non chiedere scusa a meno che tu non sia realmente responsabile di qualcosa.

In qualsiasi rapporto, cerca sempre di impostare delle regole per una sana comunicazione: ogni rapporto che stringi dovrebbe essere basato sul rispetto reciproco. Il trattamento del silenzio, oltre a essere un abuso emotivo, è una palese mancanza di rispetto.

Gli usi positivi del silenzio

A volte è meglio tacere, come ad esempio:

  • Quando siamo troppo arrabbiati e ci rendiamo conto che potremmo dire cose di cui ci pentiremmo più tardi.
  • Quando il nostro interlocutore è troppo esaltato e la discussione sta degenerando.
  • Quando il silenzio viene utilizzato come una pausa nella discussione perché l’altro rifletta sulle sue parole.

La differenza tra questi usi positivi del silenzio e il silenzio usato come punizione è che mostrano rispetto per l’altro e non hanno lo scopo di piegare o ferire nessuno.

In ogni caso, è importante pensare che il silenzio è un dardo vuoto che può acquisire molteplici significati, quindi se qualcuno è davvero importante per noi è meglio dire in modo assertivo ciò che pensiamo e sentiamo. Così non ci sarà più spazio per gli equivoci.

Infatti, uno studio condotto presso l’Università di Lovanio ha scoperto che il silenzio non aiuta a far sparire o dimenticare i problemi, al contrario, li rafforza. Questi psicologi hanno scoperto che il modo migliore per lasciarsi alle spalle i conflitti è quello di parlarne.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione altro…