Intervista al mental coach Roberto Re: “Quello che insegno andrebbe spiegato a scuola”

In attesa dell’evento “Emotional Fitness” che si terrà a Milano nel mese di dicembre (una vera e propria palestra delle emozioni), abbiamo incontrato il mental coach Roberto Re, per capire quanto sia importante imparare a gestire il proprio lato emotivo, per vivere meglio con se stessi e con gli altri.
Gaia Cortese 30 settembre 2019

Trainer mentale, motivatore e anche scrittore. Roberto Re ha dedicato la sua vita a migliorare quella degli altri. Non è un missionario, ma un esperto di training mentale e di fitness emozionale. Lo abbiamo incontrato per parlare della gestione delle emozioni, di cosa ci sia dietro alla Work Life Balance e per avere qualche anticipazione sulla full immersion di tre giorni che terrà a dicembre a Milano.

Si possono gestire le emozioni? Perché è importante farlo?

Non solo si possono gestire, ma si devono gestire. Soprattutto al giorno d'oggi in un mondo che sottopone le persone a un livello di pressione che non è mai esistito prima. Con la competitività che si è creata nel mondo del lavoro, la velocità con cui avviene ogni cambiamento in tutti gli ambiti, siamo obbligati ad affrontare situazioni sempre diverse, e di conseguenza ci viene imposto di gestire meglio le nostre emozioni. Pensa, per esempio, a uno studente che deve preparare un esame importante. Sta vivendo una certa emozione (timore, paura, tensione…), ma deve gestirla, altrimenti si brucia l’esame. Gestire le proprie emozioni può fare la differenza.

Nell'ambito delle emozioni, si può sfogare la rabbia in modo sano?

La rabbia è energia, e utilizzata bene diventa una delle chiavi principali per fare grandi cambiamenti. Quando dici "Basta non ne posso più" quella rabbia è sana: non accetti più una data condizione e usi quella rabbia come propellente per fare, per agire. Come l’atleta che ha perso una gara importante e che usa quella rabbia, quella voglia di rivincita per prepararsi ancora meglio e dare ancora di più alla gara successiva. La rabbia non è qualcosa di negativo se non la si trasforma in rancore; non deve essere un'energia interna che ti consuma, perché quella diventa una delle energie peggiori per il tuo corpo.

La rabbia non è qualcosa di negativo se non la si trasforma in risentimento o rancore.

Il primo concetto per gestire la rabbia è come sei tu, perché tutto dipende da te, non dall’esterno. Sembra banale, ma non lo è. La verità è che sono io che mi arrabbio, non che gli altri mi fanno arrabbiare. Possiamo imparare a gestire la rabbia in questo modo. Imparare a gestire le nostre emozioni significa che quando le viviamo, siamo noi a decidere quali sensazioni generare dall’interno. Senza dimenticarci che le emozioni sono generate sia dalla mente che dal corpo. La postura, le tensioni fisiche, influenzano il tuo stato d'animo, ed è anche vero che se sei teso fisicamente, non puoi mai essere veramente rilassato. Per questo motivo, una delle prime cose che faccio con le persone, è aiutarle a diventare più consapevoli di come il loro corpo ha un’influenza sul loro stato d’animo. Modifica la tua postura e il tuo stesso cervello lo avvertirà.

La prima Rage Room è nata in Australia, a Melbourne, ma in breve tempo ne sono create diverse in tutto il mondo, Italia compresa. Cosa ne pensi?

Mediamente la gente è piena di rancore e di cose che non riesce a lasciare andare. Perdonare è difficile, ma è la cosa che fa meglio di ogni altra cosa, e oltretutto eviti di avvelenarti la vita. Scaricarsi fisicamente aiuta tantissimo. Ma allora perché non approfittare di tutti quegli sport come kick boxing, squash e via dicendo, dove sfoghi tutto.  Meglio fare sport, che è un’abitudine positiva, piuttosto che andare in una rage room a spaccare oggetti.

Quali sono le principali cause di stress di questi tempi?

Il cambiamento, in primis. Siamo in un mondo che cambia costantemente. E non siamo educati al cambiamento. Se la società funzionasse bene, io sarei disoccupato (ride, ndr), perché quello che insegno io andrebbe spiegato a scuola. La materia che fa la differenza è l’intelligenza emotiva, che tradotto significa riuscire a sviluppare le caratteristiche di gestione personale e di conseguenza i rapporti con gli altri. Ripeto, queste cose dovrebbero essere insegnate a scuola.

Cos’è il Work Life Balance?

Il concetto di base che cerco di trasmettere ai miei corsi è che il successo non ha senso se non hai piacere e soddisfazione. Siamo arrivati a punto che le persone non sono così contente di sacrificarsi completamente per il lavoro, e ritengono sia giusto avere degli spazi nella propria vita; l’attenzione al benessere è sempre maggiore, non può essere diversamente. In passato il mondo girava in un altro modo: si credeva che fosse necessario rinunciare a tutto per il lavoro e per avere successo. I nostri genitori, i nostri nonni hanno vissuto guidati dalla mentalità del fare, il principio del "Più semini, più raccogli" era la nostra cultura contadina. Un discorso che è stato valido anche nell’era industriale. Ora questa cosa non è piu vera. La gente lavora già dodici, quattordici ore al giorno, è ormai la normalità. Ma fare di più, non garantisce di ottenere di più. Il salto di qualità è sviluppare una mentalità sul risultato. Ci sono infatti delle attività che hanno un valore piu alto di altre come affermava l'economista Pareto dicendo che sul 100% delle cose che facciamo, il 20% genera l’80% dei risultati. Da qui l'importanza di capire cosa è prioritario, cosa fa davvero la differenza.

Sulla tua pagina Facebook ho letto la frase: “Stupire te stesso crea autostima”…

Hai in mente quando fai una cosa e ti sorprendi per averla fatta? Ecco cosa genera autostima. Conta poco quello che ti dicono gli altri, sei tu che sviluppi l’immagine di te stesso.

Si può esercitare l’autostima?

L’autostima, la fiducia in se stessi è legata alla consapevolezza del proprio potenziale. Non dovrebbe neppure esistere la scarsa fiducia in se stessi perché qualsiasi persona, anche il piu sfigato della Terra, si è trovato nella condizione di mostrare il suo valore, di superare le proprie difficoltà. Il problema è che poi se lo dimentica, e magari finisce per concentrarsi solo sulle cose negative. Io cerco di dare input a 360 gradi, puoi essere il numero uno sul lavoro, ma se non fai esercizio fisico o se non ti alimenti bene, presto dovrai renderti conto che il lavoro da solo non è poi così importante…

Puoi anticipare qualcosa sull’evento “Emotional fitness” che terrai a Milano a dicembre di quest'anno?

Tornando al nostro studente in preda al terrore per un esame… in 20 minuti io gli insegno a gestire quella emozione. Una volta che ha capito i tre, quattro meccanismi interni che si scatenano in certe condizioni, è fatta. Io gli insegno a essere consapevole, e automaticamente il risultato è diverso.

Emotional fitness è uno dei miei corsi più equilibrati. Il concetto è: posso imparare a stare meglio da un punto di vista emozionale. È una sorta di palestra per le emozioni. Si spazia dall’aspetto degli stati d’animo alla comprensione di come gli schemi di pensiero influenzano i comportamenti e le nostre convinzioni. Ci sono casi di persone che riescono proprio ad autosabotarsi e bisogna capire perché succede. Tutto questo fa la differenza. Emotional fitness sono 3 giorni di full immersion, ma sono il meno didattici possibile, direi piuttosto molto pratici. Ecco perché solitamente mi vedo più come il personal trainer di una palestra, che come personal coach.