La coulrofobia: come mai i clown possono fare paura

La coulrofobia è la paura dei clown, o pagliacci. Incredibile come una figura nata con l’intento di far divertire sia diventata in realtà oggetto di preoccupazione, se non addirittura di panico. Proviamo allora a capire cosa accada nel nostro inconscio per scatenare queste emozioni negative.
Dott.ssa Samanta Travini Dottoressa in Psicologia Clinica
26 Dicembre 2020 * ultima modifica il 26/12/2020

La coulrofobia è un disturbo di natura psicologica caratterizzato da un timore irrazionale per i pagliacci (clown). La parola deriva dal greco e fa riferimento alla paura per coloro che camminano su trampoli: giocolieri e clown.

Lo stimolo fobico comporta un semplice disagio, un'avversione istintiva o un vero e proprio terrore.

Studi sul fenomeno ce ne sono pochi, ma alcuni parlano di una persona colpita ogni sette. Può essere fobia vera e propria, e può essere più una sensazione di sgradevolezza.

Cos’è

La paura dei clown, spesso inizia da piccoli, quando il bambino non è in grado di rendersi conto che un clown è solo una persona vestita in costume; ma in certi casi persiste in adolescenti e nell'età adulta. Se un genitore non aiuta il figlio a capire che il clown è solo una figura fatta per divertire, il bambino potrebbe sviluppare una fobia persistente.

Coloro che patiscono questa fobia riconoscono che ciò che più li spaventa è il trucco eccessivo, il loro naso di colore rosso intenso e i loro strani capelli, ciò che nasconde la loro vera identità.

Non tutti coloro che soffrono di coulrofobia la vivono in ugual grado: alcuni sviluppano un autentico panico, altri piuttosto una diffidenza che non arriva ad essere terrore.

Anche se non ancora codificata come patologia nei manuali internazionali, come l'Icd-10 dell'Oms, o nel Dsm-5 dell'Apa, da tempo la coulrofobia è entrata nella sfera d'attenzione della psicologia.

Infatti negli Usa il fenomeno della paura del clown ha suscitato per lungo tempo preoccupazione: ci sono stati casi di scuole americane nelle quali è stato raccomandato ai genitori di non travestire i figli da clown per la ricorrenza di Halloween in modo da contenere il diffondersi di questa fobia. Nel 2008 uno studio dell'Università di Sheffield, in Inghilterra, ha mostrato che bambini e ragazzi fra i 4 e i 16 anni dichiaravano perlopiù di non gradire clown dipinti sulle pareti dei reparti pediatrici, laddove un tempo erano invece immagini pensate per sollevare gli animi. Nel 2016, dagli Stati Uniti all’Europa, si è innescata una sorta di “clown histerya” dovuta a continui avvistamenti di individui travestiti da clown con atteggiamenti minacciosi nei confronti di adulti e bambini.

Le cause

La coulrofobia ha radici psicologiche ben precise: questa paura si fonda, infatti, sui tratti estremizzati dei clown e sulla loro ambiguità.

Per chi soffre di questa fobia, la mimica facciale esasperata di queste figure, il sorriso sardonico, la parrucca, il naso rosso e il trucco marcato appaiono inquietanti, minacciosi e spaventosi. Per lo stesso motivo, alcune persone possono provare disagio davanti alle bambole (in quest'ultimo caso, la paura è detta pediofobia) o alle zucche intagliate di Halloween. Anche il fatto di non vedere il vero volto del clown contribuisce a renderlo enigmatico e spaventoso.

I lineamenti realistici, ma caricaturali e non proporzionati, finiscono per evocare emozioni negative: in pratica, davanti agli occhi abbiamo un volto che non si comporta come ci si attenderebbe, al sorriso non corrisponde l'espressione reale della bocca e lo stesso vale per gli occhi. Non riuscendo il cervello a decodificare del tutto questo stimolo si stranisce e subentra il senso di disorientamento: chi soffre di coulrofobia sa che si tratta di finzione, ma percepisce inconsciamente un senso di terrore. Ognuno di noi ha, infatti, un bisogno innato di guardare il volto delle persone per poterne comprendere atteggiamenti ed emozioni (che ricordiamo essere uno dei punti chiave dell'evoluzione).

Un altro elemento di disagio è rappresentata dall'andatura innaturale dei clown. La goffaggine nei movimenti e gli abiti stravaganti sono interpretati come caratteristiche di una persona imprevedibile o ambigua nelle intenzioni.

La paura suscitata dai clown è sfruttata ampiamente al cinema e nei libri. I pagliacci sono spesso rappresentati come figure negative, sinistre e ambigue e questo non farebbe altro che alimentare la coulrofobia.

Alcuni ricercatori ritengono che i casi di coulrofobia siano aumentati dopo gli anni '90, quando cioè vi fu la prima trasposizione televisiva del personaggio IT di Stephen King, o dopo il film Batman, in cui l'antagonista è Joker.

I sintomi

La gravità della coulrofobia può variare ampiamente da persona a persona. La coulrofobia si può manifestare sia come un semplice disagio e diffidenza, sia come una paura persistente e irrazionale di pagliacci e clown. Nei casi più gravi, possono manifestarsi sintomi fisici o attacchi di panico in piena regola, con sudorazione fredda, aumento della frequenza cardiaca (tachicardia), nausea, mancanza di respiro e senso di soffocamento.

La coulrofobia può manifestarsi con sintomi fisici che comprendono:

  • Pianto;
  • Tremori;
  • Battiti accelerati;
  • Brividi e pelle d'oca;
  • Sudore freddo o, al contrario, vampate di calore;
  • Formicolio e prurito;
  • Nausea e/o vomito;
  • Mal di testa;
  • Affanno e sensazione di soffocamento;
  • Intorpidimento;
  • Senso di svenimento o vertigini;
  • Confusione e sensazione di "testa vuota";
  • Senso di oppressione o di dolore al petto;
  • Aumento della tensione muscolare;
  • Secchezza delle fauci;
  • Inquietudine costante.

I sintomi fisici che si manifestano nella coulrofobia, così come accade in altre fobie, segnalano il verificarsi di una risposta anormale a livello emotivo: il corpo sta rispondendo allo stimolo fobico con un'espressione estrema della reazione fisiologica di "lotta o fuga".

In altre parole, la mente interpreta il clown come una minaccia o un potenziale pericolo, quindi prepara automaticamente il corpo a combattere per la sopravvivenza. Quest'eccessiva risposta emotiva è uno dei segni più chiari che una persona è in preda ad un disturbo fobico.

La diagnosi

Se i sintomi della coulrofobia limitano in modo significativo la vita normale e persistono da oltre sei mesi, è consigliabile rivolgersi ad un medico, uno psichiatra o uno psicologo per identificare e definire il problema.

La valutazione iniziale del soggetto coulrofobico è fondamentale per comprendere i motivi alla base della paura dei clown, identificandone il significato e quantificandone la portata.

Pertanto, il medico:

  • Chiede al paziente una descrizione dei sintomi e cosa li innesca;
  • Cerca di stabilire quanto siano gravi i sintomi;
  • Esclude altri tipi di disturbi d'ansia o patologia generale.

Per formulare la diagnosi di coulrofobia, è importante che il medico osservi la reazione del paziente alla visione di un clown.

Come si può superare

Prima di tutto, per evitare che si sviluppi una fobia persistente, i genitori non devono impedire ai figli di partecipare alle feste di compleanno o di andare al circo, ma devono spiegare al bambino che i clown non rappresentano una minaccia.

In ogni caso se si sviluppa la coulrofobia può essere gestita con un percorso terapeutico mirato ad affrontare gli stimoli ansiogeni e le manifestazioni che ne derivano.

La scelta tra i diversi interventi o la combinazione di questi dipende dalla persona e dalla gravità del quadro clinico.

Le strategie più efficaci per superare la paura dei clown comprendono:

  • Tecniche di rilassamento;
  • Meditazione;
  • Psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Quest'interventi hanno l'obiettivo di indurre il paziente a razionalizzare la paura dei clown e trovare modi per invertire la tendenza. Il terapeuta può aiutare il paziente nel concentrarsi sulla possibilità di reagire ai pensieri ansiogeni e di modificare il circolo vizioso, affrontando le convinzioni negative associate al disturbo e ridimensionandole in percezioni positive. Nel caso della coulrofobia, possono essere intrapresi anche percorsi di desensibilizzazione sistemica e di esposizione controllata allo stimolo fobico. Questi approcci prevedono l'esposizione alle immagini o alla situazione in grado di scatenare la paura, per acquisire la capacità di rilassarsi, poi si può arrivare ad interagire con un pagliaccio, per ridurre l'ansia gradualmente. Le modalità e le tempistiche per lo svolgimento di questo percorso sono messe a punto dal terapeuta.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, ha lavorato in contesti educativi, sociali e nei servizi psicologici di base, maturando altro…