La sindrome di Stendhal: cosa accade a chi la sperimenta

Il nome di tale sindrome si deve allo scrittore francese Stendhal (1783-1842) che, durante una visita alla Basilica di Santa Croce a Firenze, fu colto da una crisi che lo costrinse ad uscire dalla chiesa per potersi risollevare dalla reazione vertiginosa che quel luogo d’arte scatenò nel suo animo.
Dott.ssa Samanta Travini Psicologa Psicoterapeuta
21 Febbraio 2020 * ultima modifica il 21/02/2020

Descritta negli anni ’70 del secolo scorso dalla psichiatra fiorentina Graziella Magherini, la sindrome di Stendhal – conosciuta anche col nome di sindrome di Firenze – è un disturbo psicosomatico scatenato dalle opere d’arte più suggestive ed esteticamente superbe. Chi ne soffre sperimenta tachicardia, giramenti di testa, difficoltà respiratorie e altri sintomi.

Il nome di tale sindrome si deve allo scrittore francese Stendhal (1783-1842) che, durante una visita alla Basilica di Santa Croce a Firenze, fu colto da una crisi che lo costrinse ad uscire dalla chiesa per potersi risollevare dalla reazione vertiginosa che quel luogo d’arte scatenò nel suo animo.

Graziella Margherini, responsabile del servizio per la salute mentale dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Firenze, nel 1979 pubblicò un libro La sindrome di Stendhal. Il malessere del viaggiatore di fronte alla grandezza dell’arte in cui descrisse più di 100 casi. L’indagine prese atto dalla cura di turisti che, usciti dagli Uffizi, e in preda a singolari malori, si recavano nel vicino ospedale fiorentino. Nello studio furono osservato soggetti per lo più di sesso maschile, di età compresa fra 25 e 40 anni e con un buon livello di istruzione scolastica, che viaggiavano da soli, provenienti dall’Europa Occidentale o dal Nord-America e si mostravano molto interessati all’aspetto artistico del loro itinerario. L’esordio del disagio si presentò poco tempo dopo il loro arrivo a Firenze, e si verificò all’interno dei musei durante l’osservazione delle opere d’arte.

In merito alla sua ricerca, Graziella Magherini afferma che “l’analisi della sindrome di Stendhal ha messo in evidenza le complesse interazioni psicosomatiche che possono attivarsi in alcuni individui, con particolari condizioni psichiche predisponenti, quando il contesto ambientale favorisce gli aspetti di sradicamento rispetto alle proprie abitudini di vita. La Bellezza e l’opera d’arte sono in grado di colpire gli stati profondi della mente del fruitore e di far ritornare a galla situazioni e strutture che normalmente sono rimosse”.

Che cos’è la sindrome di Stendhal

La sindrome di Stendhal è un disturbo psicosomatico che si manifesta in alcuni individui quando si trovano di fronte ad opere d'arte od opere architettoniche di notevole bellezza.

Le persone che sperimentano la sindrome di Stendhal manifestano una vasta gamma di sintomi che possono variare per tipologia e intensità. Generalmente, gli effetti della sindrome sono transitori e di lieve entità, anche se – non sapendo esattamente cosa sta succedendo – l'individuo potrebbe allarmarsi e richiedere assistenza. In altri casi, invece, la sintomatologia della sindrome in questione può manifestarsi in forma severa e richiedere l'intervento di personale sanitario.

La manifestazione della sindrome di Stendhal comprende la comparsa di numerosi sintomi psicofisici che possono variare da individuo a individuo, così come può variare l'opera che ha dato origine alla manifestazione del disturbo.

Generalmente, la sindrome di Stendhal si presenta in maniera improvvisa e imprevedibile, tuttavia, chi ha già sperimentato la sua sintomatologia possiede probabilità maggiori di manifestarla nuovamente in seguito alla visione di altre opere d'arte.

Colpisce persone esperte o inesperte d’arte che si trovano in una situazione emotiva molto coinvolgente. L’impatto emotivo con un’opera d’arte, infatti, è determinato da molteplici fattori, alcuni dei quali di tipo esterno, culturali, intellettuali, ascrivibili alla nostra formazione estetica ed ideologica ed altri più direttamente collegati ai nostri vissuti individuali, in particolare alle prime esperienze emozionali della nostra infanzia, che costituiscono il modello concettuale primario dell’esperienza estetica.

Quali sono i sintomi

Tachicardia, senso di svenimento, vertigini, giramenti di testa, confusione mentale, euforia incontrollabile, difficoltà respiratorie e persino allucinazioni sono tra i sintomi più comuni che caratterizzano la sindrome di Stendhal. Talvolta si scatenano dei veri e propri attacchi di panico. Le persone sperimentano un forte senso di angoscia e vengono investite di colpo dal malessere, che spesso le costringe ad allontanarsi dall'opera che stavano contemplando estasiate.

Le persone che sperimentano la sindrome di Stendhal spesso asseriscono di essere sopraffatti dalla bellezza delle opere che stanno osservando. Altri individui, invece, affermano addirittura di sentirsi "uscire" dal proprio corpo mentre rimangono incantati ed estasiati da ciò che osservano; mentre altri ancora riferiscono di provare un senso di terrore.

Oltre a queste particolari esperienze, gli individui colti dalla sindrome di Stendhal possono manifestare: malessere diffuso, sensazione di disagio, sudorazione, agitazione, pianto, giramenti di testa e vertigini, nausea e vomito, palpitazioni e tachicardia, euforia o depressione. In alcuni casi, possono addirittura manifestarsi sintomi più gravi, come depersonalizzazione, allucinazioni, difficoltà respiratorie, attacchi di panico e svenimento.

Generalmente, la sintomatologia indotta dalla sindrome di Stendhal ha una durata relativamente breve e il tutto dovrebbe scomparire nel giro di qualche ora al massimo. Tuttavia, sono stati riportati casi in cui la durata dei sintomi si è protratta addirittura per una settimana.

Perché alcuni individui sperimentano la Sindrome di Stendhal?

L'esatto motivo per cui la sindrome di Stendhal si manifesta in alcuni individui e in altri no non è ancora del tutto chiaro. Allo stesso tempo, è molto difficile determinare in anticipo in quali persone la sindrome può palesarsi, in quanto compare in maniera improvvisa e imprevedibile anche in individui completamente diversi l'uno dall'altro. Difatti, risulta abbastanza complicato individuare un fattore comune a tutte le persone che hanno avuto modo di sperimentare la sintomatologia del disturbo psicosomatico in questione, ad eccezione di una grande sensibilità  che sembra essere sempre presente.

Il trattamento

In molti casi, in seguito ad un episodio della sindrome di Stendhal non è necessario intervenire con alcun tipo di trattamento o cura, poiché i sintomi, in particolare quando lievi, tendono ad autorisolversi in un arco di tempo relativamente breve.

Il miglioramento e la scomparsa dei sintomi della sindrome di Stendhal in alcuni casi avviene semplicemente allontanando i pazienti dalle opere d'arte per un certo tempo.

In altri casi, invece, potrebbe essere necessario richiedere l'intervento del medico, soprattutto se la sintomatologia è severa e non tende ad autorisolversi.

In simili situazioni potrebbe essere necessario ricorrere alla somministrazione di farmaci tranquillanti – anche in assenza di vere e proprie patologie psichiatriche – per placare lo stato di agitazione o ansia che il paziente manifesta. Tipologia e dosaggio del farmaco devono essere stabiliti dal medico dopo l'esecuzione di un'accurata visita e conseguente diagnosi e dopo aver escluso la presenza di eventuali controindicazioni all'utilizzo del farmaco scelto.

Nel caso in cui la sindrome dovesse associarsi ad altri tipi di disturbi psichiatrici, invece, è bene rivolgersi a medici specialisti che potranno fornire un adeguato supporto psicologico ed eventualmente prescrivere una cura farmacologica da associare alla psicoterapia.

La sindrome di Stendhal è una patologia?

La proposta di considerare la sindrome di Stendhal come una vera e propria malattia è stata avanzata diverse volte. Tuttavia molti professionisti sono restii a credere alla possibile esistenza di una vera e propria sindrome di questo tipo. Secondo i più scettici, infatti, i disturbi presentati dai turisti descritti dalla psicanalista erano imputabili ad uno stato di debilitazione e/o stordimento ascrivibili al jet lag, allo scarso riposo o all'eventuale affollamento presente all'interno del museo o dell'opera architettonica all'interno dei quali la sintomatologia era insorta.

Ancora oggi, il dibattito circa la possibilità di considerare la sindrome di Stendhal una malattia psichiatrica o no pare essere ancora piuttosto acceso, anche per via delle differenti sfumature e intensità con cui il disturbo può manifestarsi in ciascun individuo. A causa di questa diversità, infatti, risulta abbastanza difficile collocare la sindrome in un quadro psicopatologico ben preciso.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione altro…