La sindrome di Stoccolma: quando la vittima giustifica il carnefice (anche in amore)

La “Sindrome di Stoccolma” descrive  un particolare stato di dipendenza psicologico-affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Chi è affetto dalla Sindrome di Stoccolma prova un paradossale sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.
Dott.ssa Samanta Travini Dottoressa in Psicologia Clinica
25 ottobre 2019 * ultima modifica il 25/10/2019

La Sindrome di Stoccolma descrive l’instaurarsi di rapporti affettivi tra le vittime e i loro carnefici . Consiste, generalmente, in tre fasi: sentimenti positivi degli ostaggi verso i loro sequestratori, sentimenti negativi degli ostaggi contro la polizia o altre autorità governative, e reciprocità di sentimenti positivi da parte dei sequestratori. Tale sindrome si può verificare anche in famiglia, in una relazione romantica o in una relazione interpersonale in generale. L'aggressore potrebbe essere il marito, ma anche la moglie, il fidanzato o la fidanzata, il padre o la madre o il detentore di qualsiasi altro ruolo in cui l’abusante è in una posizione di controllo o di autorità. È perciò importante capire le componenti della sindrome di Stoccolma per essere in grado di dare sostegno alle vittime.

Perché si chiama così

Il termine “Sindrome di Stoccolma” è stato utilizzato per la prima volta da Conrad Hassel, agente speciale dell’FBI, in seguito ad un famoso episodio accaduto in Svezia nel 1973: due rapinatori tennero in ostaggio per 131 ore quattro impiegati (tre donne ed un uomo) nella “camera di sicurezza” della Sveriges Kreditbank di Stoccolma.

Nonostante la loro vita fosse continuamente messa in pericolo, durante il periodo di prigionia, risultò che le vittime temevano più la polizia di quanto non temessero i rapitori, che una delle vittime sviluppò un forte legame sentimentale con uno dei rapitori (che durò anche dopo l’episodio) e che, dopo il rilascio, venne chiesta dai sequestrati la clemenza per i sequestratori e durante il processo alcuni degli ostaggi testimoniarono in loro favore.

Cos'è la Sindrome di Stoccolma

La “Sindrome di Stoccolma” descrive  un particolare stato di dipendenza psicologico-affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Chi è affetto dalla Sindrome di Stoccolma prova un paradossale sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice. Proprio questo paradosso psicologico prende il nome di “Sindrome di Stoccolma”, una reazione emotiva automatica, sviluppata a livello inconscio, al trauma creatosi con l’essere “vittima”.

Perché si verifica? Una volta superato il trauma iniziale, la vittima torna consapevole della situazione che sta vivendo e deve trovare un modo per sopportarla; tutto ciò, unitamente all’aumentare del tempo trascorso insieme tra vittima e rapitore ed all’isolamento dal resto del mondo, agevola l’alleanza col sequestratore. La mancanza di forti esperienze negative, quali percosse, violenza carnale o abuso fisico, facilita la genesi della sindrome; abusi meno intensi, deprivazioni ed umiliazioni tendono, invece, a essere razionalizzati e le vittime si convincono che la dimostrazione di forza del sequestratore sia necessaria per controllare la situazione o giustificata da un loro comportamento scorretto.

Sintomi della sindrome di Stoccolma

I sintomi tipici di un soggetto che ha sviluppato la Sindrome di Stoccolma, sono:

  • la vittima ha sentimenti di amicizia o addirittura amore nei confronti del rapitore;
  • la vittima ha paura delle forze dell’ordine, delle squadre di salvataggio o di chiunque cerchia di separarla dal rapitore;
  • la vittima crede nei motivi del rapitore e li sostiene;
  • la vittima prova sentimenti di colpa e rimorso per essere rilasciati mentre il rapitore è in carcere;
  • la vittima, di fronte alla polizia, arriva a mentire pur di fornire improbabili alibi al rapitore;
  • la vittima non accetta di avere alcuna patologia e non accetta una terapia di aiuto.

Le cause

Esistono quattro situazioni o condizioni di base che provocano lo sviluppo della Sindrome di Stoccolma e che potrebbero essere definite le cause:

  1. Una minaccia, reale o percepita, per la propria sopravvivenza fisica o psicologica e la convinzione che il rapitore può essere pericoloso. Egli può: Convincere la vittima che solo con la cooperazione può tenere i propri famigliari al sicuro, fare sottili minacce o raccontare storie di vendetta per ricordare alla vittima che la vendetta è possibile se cerca di scappare, parlare di una storia di violenza (ad esempio uno stupro) che porta la vittima a credere che potrebbe essere un bersaglio.
  2. Una piccola gentilezza da parte del rapitore alla vittima. In alcuni casi, dei piccoli gesti sono sufficienti alla vittima per cambiare idea sul rapitore. Ad esempio, i piccoli gesti possono essere permettere alla vittima di andare in bagno o darle cibo e acqua. Altre volte, un biglietto d’auguri, un regalo (di solito dato dopo un periodo di abuso) o un trattamento speciale può essere visto come la prova che non è del tutto cattivo.
  3. L’isolamento della vittima da altre prospettive. Le vittime pensano di essere continuamente osservate. Per la loro sopravvivenza iniziano ad assumere la prospettiva del rapitore. Questa tecnica di sopravvivenza può diventare così intensa che la vittima inizia a provare rabbia verso coloro che cercano di aiutarla. Nei casi più gravi della Sindrome di Stoccolma la vittima può arrivare a credere che la situazione violenta sia tutta colpa sua.
  4. Incapacità percepita o reale di fuggire dalla situazione. La vittima può avere obblighi finanziari, debiti o instabilità al punto che non può sopravvivere da sola. Il rapitore può usare minacce, come prendere i bambini, denunciare la vittima in pubblico, suicidarsi o prevedere una vita di molestie per la vittima.

Esistono inoltre alcuni fattori ne faciliterebbero l’insorgere: la durata e l’intensità dell’esperienza, la dipendenza dell’ostaggio dal delinquente per la sua sopravvivenza e la distanza psicologica dell’ostaggio dalle autorità. Sembrerebbe che i legami positivi tra rapitore e rapito non si formino subito, ma si rivelino già abbastanza solidi entro il terzo giorno di prigionia. Questo potrebbe essere giustificato dal fatto che nei primi momenti dopo il sequestro il rapito sperimenti un totale stato di confusione, riscontrabile anche in alcune risposte tipiche al trauma: diniego, illusione di ottenere la liberazione, attività frenetica ed esame di coscienza.

Sindrome di Stoccolma in amore

La sindrome di Stoccolma in amore non è nient’altro che una derivazione diretta di questa patologia psicologica che colpisce il partner debole all’interno della coppia. Vediamo insieme come riconoscerla.

  1. In amore, nello specifico, la vittima diventa completamente dipendente dal proprio partner, in tal caso parleremo di completa dipendenza affettiva. Il partner “forte” in questo caso non obbliga fisicamente la vittima a restare con lui/lei, ma, attraverso una più o meno conscia guerra psicologica annichilisce il partner a tal punto da pensare di esistere soltanto in quella e attraverso quella relazione di sudditanza.
  2. La vittima della Sindrome di Stoccolma in amore è pervasa dall’idea che se resiste e continua ad amarlo in modo incondizionato, anche di fronte ad ogni tipo di angheria, alla fine lui cambierà.
  3. La persona sottomessa nella stragrande maggioranza dei casi proviene da famiglie disagiate e non è in grado di essere completamente autonoma a livello economico e quindi non ha il coraggio di uscire da quella situazione.
  4. "So che è difficile da capire, ma nonostante tutto quello che mi ha fatto, lo amo ancora". È la frase che le donne vittime della Sindrome si Stoccolma in amore recitano come un mantra a giustificare ogni malefatta dei loro partner/carnefici.

Per poter uscire dalla Sindrome di Stoccolma in amore così come in generale è necessario innanzitutto una presa di coscienza della propria situazione, passo fondamentale per potersi fare aiutare esternamente a riacquistare la propria libertà e una maggiore lucidità.

Amici e parenti in questo giocano un ruolo delicato, devono essere di supporto alla vittima, saperla ascoltare e consigliare. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, quelli dove la dipendenza è agli stati più avanzati, è necessario un intervento medico, di uno psicologo.

La cura

Il ritorno alla vita di tutti i giorni dopo un periodo di prigionia più o meno lungo può essere assolutamente impegnativo per il prigioniero, in alcuni casi estremamente difficile. Essere separato dal rapitore, per la vittima che soffre della Sindrome di Stoccolma, può essere straziante: anche se il prigioniero non ha più le “catene”, si sente ancora emotivamente legato al rapitore e dipendente da esso.

La sindrome di Stoccolma non la puoi affrontare da solo, dovrai rivolgerti a un medico o uno psicologo

Il miglior trattamento per una vittima con la sindrome di Stoccolma è una psicoterapia gestita da professionisti altamente specializzati nella cura della dipendenza affettiva, inoltre risulta fondamentale l’amore ed il supporto della famiglia. Si può guarire dalla Sindrome di Stoccolma, ma in certi casi servono molti anni. In alcuni casi è utile anche affiancare alla psicoterapia, una terapia farmacologica che deve essere attentamente impostata dallo psichiatra.

Consigli a parenti e amici di chi soffre della sindrome di Stoccolma

Ricordare alla persona amata che le sue decisioni sono pienamente sostenute e che la famiglia la ama, qualsiasi cosa succeda. Ricordare che la persona amata ha dovuto affrontare un’ardua scelta: la famiglia o quella situazione. Poiché la famiglia era minacciata, la vittima ha imparato a scegliere il rapitore e ha ferito i sentimenti dei famigliari. Più si mette la vittima sotto pressione, più difficile sarà per lei resistere. Rimanere in contatto con la persona amata durante il recupero. Mantenere le comunicazioni il più possibile.

La sindrome di Stoccolma nei film

I film che hanno trattato l’amore tra un aguzzino e la sua vittima sono diversi. Come ad esempio: Il portiere di notte, Sesso e fuga con l’ostaggio, Un mondo perfetto, Tom à la ferme, La pelle che abito, Dal tramonto all’alba, Il negoziatore, Légami, Agente 007 – il mondo non basta.

In La Bella e la Bestia si può parlare di sindrome di Stoccolma?

Ci sono invece opinioni contrastanti sul film di animazione Disney La bella e la bestia. Secondo alcuni, nella fiaba La Bella e la Bestia, Belle non si innamora della Bestia perché riesce ad andare oltre le apparenze, ma perché è vittima della sindrome di Stoccolma. Mentre altri tra cui Emma Watson hanno un'opinione differente. Infatti la protagonista del film Disney afferma: "È un tema su cui inizialmente mi sono davvero fatta delle domanda, ma mi sono resa conto che Belle non ha nessuna delle caratteristiche di una persona colpita da sindrome di Stoccolma perché lei mantiene la sua indipendenza, la sua libertà di pensiero".

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, ha lavorato in contesti educativi, sociali e nei servizi psicologici di base, maturando altro…