La solitudine: quali sono i benefici e a quali rischi fare attenzione

È fondamentale capire che la solitudine non è una condizione reale, ma uno stato d’animo. La risposta quindi va cercata dentro di noi ed è fortemente legata all’amore per noi stessi. La solitudine ha sicuramente dei benefici importanti, ma in questo periodo nel quale siamo costretti a rimanere isolati potrebbe essere diventata un peso difficile da sostenere. Vediamo allora come la si possa affrontare.
Dott.ssa Samanta Travini Psicologa Psicoterapeuta
5 Marzo 2021 * ultima modifica il 05/03/2021

La solitudine si manifesta con la percezione di essere "fuori dal gruppo", di sentirsi isolati o quanto meno non così dentro alla società come vorremmo, ci sentiamo esclusi.

Cos'è

Più che una situazione reale, la solitudine è uno stato d’animo. Siamo soli perché ci sentiamo soli. Ci sentiamo soli perché ci sentiamo incompresi e nel rapporto con le altre persone ci sentiamo in credito.

Etimologicamente il termine solitudine riporta al termine “separare”, composta da “se”: divisione e “parare”: parto. Perciò il termine ci riporta alla separazione del neonato dalla madre, con la conseguente perdita dello stato simbiotico di due essere viventi in un solo corpo, uno nutre il copro dell’altro e questo lo spirito del primo. Il termine stesso ricorda all’individuo la perdita subita per poter sopravvivere, per entrare nell’esistenza, la condizione necessaria è la perdita del duo e l’acquisizione della condizione di solitudine.

La solitudine è un sentimento soggettivo, caratterizzato da aspetti emotivi e cognitivi, che ci permette di attribuire significato all’esperienza. Valutando i nostri rapporti o avendo convinzioni su di essi possiamo non sentirci soli anche se isolati o, al contrario, sentirci da soli in mezzo alla folla.

Se, in base a quanto detto, sentirsi soli è uno stato d’animo soggettivo, l’isolamento ha un valore più oggettivo. È quantificabile, ad esempio con il numero di contatti sociali che si hanno o la distanza dai familiari o dagli amici.

Ma i due costrutti hanno una relazione bidirezionale in quanto possono influenzarsi a vicenda. Una persona può sentirsi sola dopo essersi allontanata da un gruppo di amici, ma la sua predisposizione a sentirsi sola, anche in presenza del gruppo, può incidere negativamente sui rapporti e rendere maggiormente possibile la separazione.

Date queste premesse sulla relazione tra solitudine e isolamento, è quindi possibile immaginare che vi possa essere una sorta di “profezia che si autoavvera” relativamente alla percezione soggettiva di solitudine.

Chi è maggiormente predisposto al senso di solitudine avrà anche una maggiore attenzione alle minacce sociali. Identifica con maggiore probabilità la pericolosità nelle relazioni,  ha maggiori aspettative negative nelle interazioni con gli altri e ha una memoria selettiva per gli episodi in cui si è sentito solo o escluso. Come se guardasse il mondo attraverso la lente soggettiva della sua paura di rimanere solo. Queste predisposizioni sono inconsapevoli e porteranno a comportamenti disfunzionali nei rapporti con gli altri. Questi a loro volta risponderanno in maniera negativa ai tentativi maldestri di connessione che la persona mette in atto. Il risultato sarà la conferma di essere soli, con aumento di ansia, depressione, diminuzione dell’autostima in un circolo vizioso autoperpetuante.

Le età della solitudine

Esistono, durante la nostra vita, delle fasi in cui viviamo una sorta di transizione, momenti di crescita interiore dove però ci sentiamo più soli. Se pensiamo all’età più critica in cui si passa dall’essere bambini, poi ragazzi e poi adulti, attraverso l’adolescenza, allora potremo forse capire quel disagio interiore che ognuno di noi ha passato e che ci porta ad essere a rischio solitudine, che non è reale nel senso di essere soli ma è esistenziale.

La solitudine quindi è più facile che si presenti in certe fasce di età:

  • Adolescenza
  • Giovani sui 30 anni
  • Il cinquantenne, non ancora vecchio, non più giovane
  • Gli ottantenni, alla fine del ciclo

Come si vive la solitudine

Ci sono diversi modi di vivere la solitudine, ne diventa criterio determinante il contesto, l’esperienza soggettiva, può quindi avere connotazioni positive, costruttive o al contrario connotare uno stato negativo, di disperazione. La solitudine evoca aspetti contraddittori: il restare piacevolmente con se stessi, rifugiandosi nel proprio intimo o altresì vivere l’abbandono altrui e quindi la condizione di isolamento/esclusione sociale.

A prescindere da queste connotazioni opposte, positivo vs. negativo, è uno stato fisico, interiore quanto inevitabilmente perturbante. Tale condizione è stata scarsamente studiata dalle ricerche specifiche ma aleggia negli scritti più importanti dell’ultimo secolo, da Freud a Fromm-Reichmann, Tillich, Rank, et Alii. Si tratta, perciò, di una forzatura se lo connotassimo come fenomeno tipico delle nuove generazioni, o frutto di una globalizzazione tecnologica, oppure un fenomeno del nuovo millennio sopraggiunto con l’avvento delle nuove tecnologie.

Secondo studi oramai consolidati dalla ricerca, la solitudine influenza l’attivazione dei neuroni dopaminergici e serotoninergici, che sono alla base del nostro benessere emotivo. L’uomo preistorico aveva necessità di affiliarsi in gruppi di umani per sopravvivere, assicurando protezione per sé e la prole. Il cervello è settato ancora su quelle frequenze, se l’uomo vuole sopravvivere deve avvalersi della protezione e del sostegno di altri umani, è un meccanismo biologico che conduce l’individuo a cercare relazioni sociali. Come si è visto in precedenza, la solitudine è un vissuto naturale nell’esperienza umana ma se diviene uno stato cronico può portare a stati depressivi, disturbi post-traumatici da stress, ansia, panico, aspetti correlati alla salute mentale.

I benefici della solitudine

La solitudine nell’immaginario comune viene spesso definita come qualcosa di negativo, in verità non è proprio così. La solitudine, a seconda dei punti di vista, può essere percepita in maniera differente. Difatti se "praticata" a piccole dosi può fare anche molto bene, perché dà la possibilità di ricentrarsi su se stessi.

I momenti di solitudine sono pressoché inevitabili e ci consentono di entrare in contatto con la nostra parte più profonda, pertanto si tratta di occasioni di crescita personale, una situazione assolutamente necessaria per migliorarsi e risolvere situazioni problematiche. Entrare in contatto con se stessi attraverso la solitudine significa amarsi davvero e questo è fondamentale per riuscire poi ad avere buone relazioni con gli altri.

La solitudine ci consente di porci delle domande e prendere consapevolezza di tutti quegli schemi disfunzionali nei quali siamo intrappolati e diventa la possibilità di affrontare se stessi. La solitudine mette parecchia ansia fintanto che non si capisce che è un’alleata che consente di sviluppare al meglio i nostri interessi e dedicare tempo per ciò che è davvero necessario alla crescita personale. Si tratta quindi di spostare l’attenzione che prevalentemente dedicavamo ad altro verso noi stessi. La solitudine ci permette di avvicinarci a noi, mentre l’isolamento è un muro che impedisce agli altri di starci vicino che utilizziamo quando abbiamo bisogno di proteggerci.

Capire profondamente il significato della solitudine significa stare bene sia da soli sia in compagnia. Più diventiamo consapevoli del nostro valore personale, più non abbiamo bisogno di tenere lontane le persone attraverso il muro dell’isolamento, perché sappiamo di poter offrire tanto a chi veramente conta per noi.

La solitudine ci insegna a dedicare tempo alla persona più importante della nostra vita: noi stessi. Ci offre la possibilità di connetterci con la parte più profonda di noi stessi, quindi la nostra vera identità i nostri pensieri ed emozioni.

I rischi della solitudine

Come già accennato la solitudine non dipende dalla vera mancanza di persone nella nostra vita, bensì è più legata alla convinzione che nessuno ci presti attenzione o voglia trascorrere del tempo con noi.

La sindrome della solitudine cronica è la versione estrema di questa convinzione e chi ne soffre pensa di essere totalmente disconnesso dal resto del mondo. Si sente incompreso e crede che gli altri non desiderino passare del tempo con lui/lei.

Oltre a sentirsi isolate, le persone che soffrono di questa sindrome si isolano a loro volta. Pensando di non essere accettate dagli altri, scelgono volontariamente di non farsi coinvolgere in eventi sociali. Si tratta, quindi, di un “cane che si morde la coda”: quanto più evitano la compagnia degli altri, più si sentono soli e più diminuisce in loro la voglia di cercare il contatto sociale.

La sindrome della solitudine cronica, tuttavia, presenta anche un’altra complicazione. Chi ne soffre non solo si sente isolato, ma pensa che questa situazione si verifichi per colpa sua. È convinto di avere in sé qualcosa di sbagliato, tale da respingere le altre persone.

Secondo gli esperti, la principale causa di questo problema non andrebbe ricercata nelle relazioni sociali, ma nel modo di percepire se stessi. I meccanismi della mente possono portare a vedersi come meno capaci o desiderabili degli altri. Questo, naturalmente, è strettamente correlato all’autostima e al modo in cui ognuno si vede. Una volta comparse le prime convinzioni negative, cominciamo a filtrare le informazioni utili a rinforzarle. Quindi, ad esempio, una comune situazione in cui una persona evita di dialogare viene percepita da chi soffre di solitudine cronica come la dimostrazione di non meritare la compagnia di nessuno. Un segnale positivo, invece, viene rifiutato o mal interpretato in modo da rafforzare queste idee irrazionali: se qualcuno ti invita a una festa, lo fa solo per compassione o pena.  Questo modo di pensare è definito bias di conferma ed è il fattore che alimenta la sindrome della solitudine cronica.

Ma c’è un modo per combatterlo? Come possiamo uscire da questo pozzo che noi stessi abbiamo scavato?

Questa sindrome, in generale, è legata a una mancanza di amor proprio. Ricordate sempre che nessuno è perfetto. Detto questo, se c’è qualcosa in voi che desiderate cambiare, mettetevi al lavoro. Per rafforzare l’autostima non c’è niente di meglio che lavorare sodo per raggiungere un obiettivo motivante. Una volta raggiunto, sarete orgogliosi e vedrete che sarà molto più facile affrontare gli altri. Sforzatevi di fare più vita sociale. Se vi isolate, comincerete a sentirvi ancora più soli e meno capaci. Aumentate la vostra “tolleranza”al rischio in ambito sociale, osate di più. Se all’inizio può essere difficile, diventerà via via sempre più facile. Migliorate le vostre abilità sociali. Potrebbe sembrare strano, ma relazionarsi con gli altri in modo efficace è un’abilità che si può acquisire.

Come superare la solitudine

Innanzi tutto, prima di provare a sconfiggere la solitudine bisogna saperla riconoscere. Capire la propria solitudine è un passo fondamentale, utile innanzitutto a conoscere se stessi.

Lo psicoterapeuta californiano Loy McGinnis suggerisce che l’unico modo per porre fine alla solitudine sia quello di dare priorità alle amicizie, quelle vere. Questo significa scegliere finalmente chi merita, e chi no, di restare nella nostra vita, in quel cerchio di fiducia dove poter approfondire le nostre relazioni e poter gestire le nostre emozioni.

Per restare nel tema delle amicizie, prova ad esempio a trascorrere più tempo con quegli amici con i quali condividi alcuni interessi come un hobby o la squadra del cuore. Anche ascoltare un genere di musica ben preciso può aiutarti a frequentare di più persone con la stessa passione.

Quando si condividono gli stessi interessi c’è la possibilità che il dialogo scaturi più facilmente, crei maggiori momenti di socialità, e questi momenti ti aiutano ad allontanare la solitudine, e quando ripensi a loro ti senti meno solo.

Un altro aspetto importante è quello di non aspettarsi mai nulla dagli amici, ma cercare di essere voi a dare qualcosa a loro, interessati di quello che fanno, sii gentile, aiutali nelle difficoltà. vedrai che in maniera naturale saranno poi anche loro a ricambiare questo affetto e queste attenzioni verso di te, aiutandoti quindi a sconfiggere la solitudine.

Un altro modo per sentirsi meno soli è quello di curare un hobby, qualcosa che allo stesso tempo tenga impegnata la vostra mente e vi gratifichi. Anche leggere un buon libro può aiutarvi a sentirvi meno soli.

Se avete un giardino non avete che da scegliere, tra potare, sistemare i fiori, provare a seminare qualcosa, curare delle piante da frutto, o addirittura fare l’orto, sono tutte attività gratificanti, per il corpo e anche per la mente.

Ricordate poi che per quanti consigli possiate trovare in rete, la solitudine è soprattutto uno stato mentale, siete voi a dover far scattare quella molla interiore che vi permetta di dire “io sono stanco di essere solo”. Solo così potete provare a contrastare questa situazione, cercando quindi amicizie perdute magari coltivando nuove possibili relazioni.

La solitudine al tempo del coronavirus

Un evento critico di così grande rilievo come quello che abbiamo vissuto durante la quarantena e stiamo vivendo tuttora, oltre agli imponenti aspetti clinici ed epidemiologici induce uno straordinario coinvolgimento psichico di alta risonanza emotiva. Predomina la paura in tutte le sue connotazioni, ma sono anche altre le emozioni e gli stati d’animo con cui ci confrontiamo. Uno di questi, certamente correlabile agli effetti della pandemia e alle rigorose misure tese a contenere la propagazione del virus, è la solitudine. La solitudine di chi si trova ad affrontare la malattia, dei familiari, di chi è in quarantena, quella degli operatori sanitari e dei soccorritori, dell’intera collettività, che deve attenersi alle recenti norme restrittive rimodulando la propria quotidianità, i propri tempi e i propri spazi.

Tutti siamo stati “isolati” presso le nostre case con una forte e reiterata raccomandazione a non uscire, fatto salvo casi di assoluta necessità, documentabili, pena delle sanzioni pesanti e con ripercussioni anche penali.

Lo stato di isolamento e il “distanziamento interpersonale” cui siamo stati sottoposti, la difficoltà di prevedere lo sviluppo degli eventi e la paura dei contagi, con tutte le attivazioni ansiose, fobiche e di evitamento, ci hanno costretto a una rimodulazione repentina di abitudini e stili di vita oltre che a una diversa gestione della nostra “confort zone”. Siamo portati quindi a significative rinunce, ad attribuire una diversa priorità ai propri bisogni e a un forzato distanziamento sul piano sociale, che favorisce condizioni di isolamento e solitudine.

In tal senso anche quelle iniziative di solidarietà come concerti online, striscioni sui balconi, iniziative che stimolino il sentimento di appartenenza, hanno aiutato a sentirsi parte di una comunità, a condividere lo stesso problema, ad alleviare la solitudine.

È importante dare un senso alle rinunce e ai sacrifici che ci vengono richiesti, perché dare un senso a ciò che dobbiamo fare ci fa sentire protagonisti partecipi e più responsabili. Fa sopportare meglio il sacrificio che la situazione richiede e, se tutto andrà bene, dipenderà anche da noi.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione altro…