La violenza psicologica: come riconoscere una forma di maltrattamento che è solo verbale

La violenza psicologica è una vera e propria forma di maltrattamento che si esprime in un meccanismo di sopraffazione. Critiche eccessive, insulti, prese in giro solo allo scopo di sminuire la persona che si ha di fronte. Una forma di abuso che spesso non si riconosce subito.
Dott.ssa Samanta Travini Psicologa Psicoterapeuta
7 Maggio 2021 * ultima modifica il 07/05/2021

Quando parliamo di violenza all’interno delle relazioni il pensiero automaticamente si rivolge verso forme di aggressione fisica o sessuale. Eppure la violenza può presentarsi in molte forme, alcune delle quali non visibili. Basti pensare alle offese, le critiche, le accuse, la mancanza di rispetto, la svalutazione, la menzogna, i ricatti, il controllo della libertà personale. Sono queste alcune delle forme con cui si manifesta la violenza psicologica.

Cos’è

Per violenza psicologica s’intende una forma di maltrattamento che ha come elemento comune un meccanismo di sopraffazione che nel tempo mina il valore personale, il senso di identità, la dignità e l’autostima di un’altra persona.

La violenza psicologica utilizza perlopiù le parole come arma. Essendo le parole non un’arma in senso stretto, le persone che esercitano violenza psicologica ritengono o di non fare violenza o comunque di utilizzare una forma di violenza molto diversa da quella fisica.

Se la violenza fisica è oggettiva al punto da lasciare spesso danni visibili sul corpo, la violenza psicologica entra nell’area della soggettività. Questo può rappresentare un terreno fertile per il non riconoscimento e la non validazione di quanto un modello relazionale generi angoscia e sofferenza nelle vittime.

Come riconoscerla

La violenza psicologica non ha un aspetto specificatamente definito: i comportamenti, oltre a essere disparati, possono variare in intensità, in frequenza, risultare più manifesti o più celati.

Una cosa è certa: non è un singolo episodio. Si presenta infatti nel tempo come un modello di comportamento ricorsivo e la caratteristica di ripetitività giustifica l’impatto psicologico sulla vittima. Questa si sente sempre più imbrigliata nella rete dell’abusante.

Proviamo di seguito a fornire un elenco di comportamenti psicologicamente violenti al fine di identificare le varie forme con cui è agita la violenza psicologica:

Umiliazione, Negazione, Critica

Queste tattiche dell’aggressore hanno lo scopo di minare l'autostima e si manifestano soprattutto a livello verbale.

Vediamo alcuni esempi:

  • Usa dei nomignoli: utilizza parole offensive dandoti dello “stupido“, del “perdente” o del “fallito“.
  • Fa generalizzazioni: usa la parola “sempre” ad es. “sei sempre in ritardo, incapace, incasinato, sgradevole, e così via“.
  • Urla: l’urlare e l’imprecare hanno lo scopo di intimidirti e farti sentire piccolo e irrilevante. Le urla possono essere accompagnate anche da pugni a cose o lanci di oggetti.
  • Ti ridicolizza: usa frasi atte a farti sentire incapace ad es. “so che ci provi, ma questo va oltre la tua comprensione".
  • Ti imbarazza in pubblico: espone i tuoi segreti o prende in giro le tue mancanze in pubblico.
  • Fa del sarcasmo: quando ti lamenti o soffri risponde dicendo che sta scherzando e ti dice di smettere di prendere tutto così seriamente.
  • Insulta il tuo aspetto: può insultare il tuo aspetto fisico, il tuo modo di vestire, parlare, camminare ecc.
  • Sminuisce i tuoi interessi e i tuoi successi: potrebbe dirti che i tuoi hobby ed interessi sono solo una perdita di tempo infantile. Stessa cosa vale per tutti i risultati che hai raggiunto nella vita.
  • Colpisce i tuoi punti deboli: chi ti fa violenza psicologica, una volta che è a conoscenza di ciò che ti infastidisce tende a ripeterlo costantemente.

Controllo e vergogna

Cercare di farti vergognare delle tue inadeguatezze è solo un’altra via per avere più potere.

Sei vittima di violenza a livello emotivo se il tuo aggressore:

  • Ti minaccia: ti dice che se non fai ciò che vuole avrai brutte conseguenze.
  • Ti tiene sotto controllo: vuole sapere ogni cosa che fai e dove sei in ogni momento. Ciò vale anche per le tue attività online e finanziarie.
  • Ti dà ordini diretti: es. “portami la cena adesso!” e si aspetta che tu esegua l’ordine.
  • Ha scoppi d’ira: se non fai ciò che ti dice la sua reazione è la rabbia esplosiva.
  • Ti tratta come un bambino: ti dice cosa indossare, cosa e quanto mangiare, quando uscire o che persone frequentare.
  • Usa gli altri per farti sentire a disagio: oltre all’umiliazione pubblica, chi usa violenza psicologica può dirti frasi come “tutti pensano tu abbia torto” o “tutti dicono che sbagli” per farti sentire in colpa o per manipolarti.

Accusare, incolpare, negare

Questo comportamento deriva dalle insicurezze di chi è violento e tende a creare una gerarchia nella quale lui è in alto e tu sei in basso.

Vediamo alcuni esempi:

  • Mostra gelosia eccessiva: ti accusa di flirtare o tradire anche quando non ci sono segnali.
  • Nega a prescindere: chi fa violenza psicologica tende a negare anche quando sai bene di cosa parli. Questo meccanismo è chiamato gaslighting ed è utilizzato allo scopo di farti mettere in discussione la tua memoria e sanità mentale.
  • Ti fa sentire in colpa: tutto ciò che non va dipende da te e da quello che fai.
  • Ti accusa di violenza: in alcuni casi chi fa violenza si difende accusandoti di avere problemi di rabbia e mancanza di controllo e trasformandosi nella vittima indifesa.
  • Ti incolpa per i suoi problemi: qualunque cosa sia sbagliato nella sua vita è tutta colpa tua. Non fai mai abbastanza.

Abbandono emotivo, maltrattamento e isolamento

Chi fa violenza tende a porre i suoi bisogni emotivi prima dei tuoi: ciò lo potrà portare ad allontanarti da chi tiene a te per renderti ancora più dipendente da lui. Vediamo alcuni esempi:

  • Ti impedisce di socializzare: quando vuoi uscire o vedere altre persone trova delle scuse o ti supplica di non andare.
  • Si mette in mezzo tra te e la tua famiglia: dice ai familiari che non vuoi vederli inventando scuse o trova modi per farteli evitare.
  • Tende ad isolarti o evitarti: se non corrispondi alle sue aspettative ti isola o ti evita attivamente, ignorando i tuoi tentativi di comunicare.
  • Cerca di portare gli altri a mettersi contro di te: potrà dire ai tuoi amici e familiari che sei instabile e hai problemi solo per metterteli contro.
  • Ti mostra indifferenza: anche quando ti vede piangere e soffrire non ti sostiene, ma anzi ti dice di smetterla e spesso ti aggredisce. Oltre a ciò denigra, maltratta e non dà alcun valore a ciò che provi.

Quali sono le conseguenze

Una delle principali conseguenze della violenza psicologica concerne l’impatto negativo sull’autostima e sul senso di sé.

La vittima tende a sentirsi in colpa, come se stesse facendo costantemente qualcosa di sbagliato o, peggio ancora, come se ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato in lei per ricevere un trattamento simile.

Prova vergogna, si sente in difetto, come se fosse qualcosa che le spetta. Questo rende difficile parlarne e chiedere aiuto. Spesso le parole dell’abusante risuonano dentro le vittime come qualcosa di conosciuto, familiare. Come espressione di ciò che è stato appreso nella loro storia di vita.

Ecco che l’incontro con qualcuno che abusa emotivamente di loro rappresenterà la conferma che è tutto ciò che meritano.

La crescente insicurezza dovuta alle violenze subite e alla erosione costante dell’autostima rende difficile mettere in discussione la relazione. Innesca così una spirale che rende la vittima sempre più dipendente dall’abusante.

Di qui la tendenza a sminuire il comportamento psicologicamente violento e a modificare il comportamento della vittima al fine di evitare certe conseguenze alimentando di fatto l’abuso emotivo che sarà sempre più parte integrante della relazione.

Perché è così difficile uscirne

Ci sono diversi ostacoli che possono impedire ad una vittima di violenza psicologica di cambiare la situazione. Vediamo quali sono:

1. “È normale“: La violenza emotiva è molto comune. Ciò non significa che sia normale. Una relazione sana non deve comportare l’essere sminuiti, manipolati o controllati.

2. “È colpa mia, lo faccio impazzire“: Queste situazioni sono caratterizzate dalla manipolazione psicologica: la vittima si sente costantemente in colpa. In una relazione sana entrambi i membri della coppia si prendono la responsabilità di cosa non funziona.

3. “Sta solo scherzando“: Se sei costantemente soggetto a scherzi o a prese in giro che non tengono conto del tuo stato emotivo, si tratta di violenza non di gioco.

4. “È solo il suo modo di mostrare amore, so che in fondo mi ama": Se una persona fa cose carine e dolci un paio di volte al mese, ma ti critica o ti sminuisce ogni giorno, come può definirsi tutto ciò amore?

5. “Mi piace essere trattato/a in questo modo, se sono onesto/a": Alcune vittime di violenza psicologica raggiungono un punto nel quale convincono loro stesse che sono felici della situazione. Questa frase deriva da un meccanismo di sopravvivenza ed è spesso il risultato di continue manipolazioni.

La vittima tende spesso a minimizzare queste azioni: ma questo è un modo di affrontare la realtà di una situazione difficile che spesso porta a relazioni di abuso emotivo e psicologico di lunga durata.

Molte vittime hanno paura di come il loro carnefice reagirà se solo provano a cambiare la situazione (spesso la minaccia di essere lasciati porta questi individui a reagire con maggiore violenza). Altre stanno in relazioni di abuso psicologico nella speranza che il partner possa cambiare. Ciò avviene spesso nei casi di dipendenza affettiva.

Come reagire

Perché lasciare che gli effetti di attacchi simili facciano parte della propria vita? Quanto tempo continuare a sopportare? Per quanto tempo continuare a permettere di riempire la propria autostima di offese, critiche, umiliazioni?

Queste sono alcune delle domande che siamo soliti porci quando abbiamo a che fare con persone vittime di violenza psicologica. Le persone attorno a loro tendono invano ad ammonirle finendo anche loro per farle sentire sbagliate nel non riuscire a prendere le distanze da queste persone. Come se le vittime scegliessero intenzionalmente di legarsi a persone che vogliono distruggerle!

L’abuso emotivo, come qualsiasi altra forma di violenza, prospera nell’oscurità quando nessuno lo capisce, ne parla o lo riconosce.

Per uscire da queste difficili situazioni relazionali la parte più complicata è riconoscere che ciò che si sta vivendo è qualcosa di tossico per liberarsi dal quale è necessario chiedere aiuto.

Reagire alla violenza psicologica non è facile, soprattutto quando sono coinvolte tante emozioni profonde. Ma è un passo necessario per ritrovare la serenità e la felicità e uscire da una trappola psicologica travestita da amore.

Sette passi per affrontare le violenze verbali, psicologiche ed emotive

L’elemento principale da ricordare se vuoi affrontare una relazione violenta a livello psicologico è ammettere di averla. Se sei onesta rispetto a ciò che provi e che stai vivendo, puoi cominciare a riprendere il controllo della tua vita.

Vediamo sette strategie che puoi mettere in pratica già da oggi.

Mi rivolgerò al femminile ma ovviamente ciò che segue varrà anche per i lettori maschi.

  1.  Rendi la tua salute mentale ed emotiva una priorità. Prova a metterti di fronte allo specchio e a ripeterti questa frase: "Non mi merito questa violenza, nessuno la merita!". Devi assolutamente smetterla di preoccuparti di compiacere la persona che ti fa violenza. I tuoi bisogni emotivi sono la cosa più importante per te. Decidi di non rispondere alle violenze o di non entrare in discussioni inutili. Per riprendere in mano la tua vita, il primo e fondamentale step è quello di riconoscere ciò di cui hai bisogno e quanto vali. Stai lontana da chi ti fa del male. Non dimenticarlo.
  2. Stabilisci dei confini chiari: per uscire da questa situazione devi cominciare ad esigere rispetto. E avere il coraggio di dire frasi quali “Non puoi urlarmi più! Non devi insultarmi! Non è colpa mia! Prenditi le tue responsabilità!“. Non si tratta solo di dire queste cose, ma anche di farle rispettare. Devi stabilire dei confini definiti e mantenerli saldi soprattutto per te stessa.
  3. Smettila di incolparti. Accetta che la violenza non è colpa tua. Se ti ritrovi a vivere una relazione di questo tipo potresti pensare che c’è qualcosa di sbagliato in te. Potresti pensare che il problema vero sei tu. Non è così. La tua unica responsabilità è quella di vedere chiaramente la situazione e decidere cosa fare per ritrovare il tuo benessere.
  4. Ricordati che non puoi “sistemare” l’altro. Nonostante i tuoi sforzi, non riuscirai mai a cambiare il tuo aggressore essendo diversa o facendo qualcosa di diverso. Ricorda che non puoi controllare le sue azioni e non puoi essere incolpata per le sue scelte. Spesso chi fa violenza, infatti, è insicuro, ansioso o ha vari problemi di rabbia e incapacità di gestire le emozioni.Devi ricordarti che ciò ha a che fare con lui, non con te. L’unica cosa che puoi cambiare o controllare è la tua risposta.
  5. Evita di scusarti con il tuo aggressore. In altre parole, se il tuo aggressore comincia a minacciarti, insultarti o mostra comportamenti violenti non dovresti cercare di dargli spiegazioni, comprenderlo o scusarti per cose che non hai fatto. La cosa migliore è semplicemente allontanarti. Continuare a giustificarlo lo porta solamente ad agire maggiore violenza anche in futuro.
  6. Costruisci una rete di supporto. Parlare con un amico fidato, membro della famiglia o anche un terapeuta può aiutarti a vedere la situazione da un’altra prospettiva. Passare del tempo con persone che ti vogliono bene e che ti supportano è fondamentale per sentirti meno sola e isolata.
  7. Pensa a un piano di uscita. Se il tuo aggressore non ha intenzione di cambiare o lavorare sui suoi problemi, la miglior scelta che puoi fare è quella di pensare ad un modo di allontanarti. Se è possibile, taglia tutti i ponti. Rendi chiaro che è finita e non guardarti indietro.

A seconda della situazione, però, ci sarà bisogno di fare dei passi per arrivare alla chiusura: prima di fare questa scelta è meglio discuterne con un amico fidato, un familiare o qualcuno a te vicino. Potresti anche voler trovare un terapeuta in grado di mostrarti un modo sano per concludere definitivamente questa brutta esperienza.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione altro…