L’acrofobia, quando la paura dell’altezza diventa qualcosa in più rispetto alle vertigini

L’acrofobia è la paura delle altezze e dei luoghi elevati, ma nella maggior parte dei casi viene confusa con le vertigini. Quando allora puoi dire di soffrire di una vera e propria fobia? Proviamo a capirlo insieme.
Dott.ssa Samanta Travini Dottoressa in Psicologia Clinica
20 Novembre 2020 * ultima modifica il 20/11/2020

Hai paura delle altezze? Chiudi gli occhi o ti senti a disagio quando in auto percorri un ponte elevato? Provi una sensazione di stordimento o nervosismo mentre guardi giù dall’ultimo piano di un edificio? In tali circostanze, quando l’angoscia esperita è abbastanza forte da influire negativamente sulla tua vita, allora potremmo trovarci dinanzi ad una acrofobia.

Cos'è

L'acrofobia è la paura delle altezze e dei luoghi elevati, come piani alti di edifici, cime di montagne e balconi. A differenza delle vertigini, chi ne soffre manifesta una crisi d'ansia tipica: il soggetto viene assalito da angoscia, disagio o forte paura che rende intollerabile o impossibile l'accesso a tali luoghi. I sintomi fisici più frequentemente associati all'acrofobia sono: tachicardia, difficoltà respiratoria, sudori freddi e tremori.

L'acrofobia si presenta anche nel momento in cui si usano mezzi diretti rapidamente verso l'alto (ascensori o montagne russe) e quando si è completamente circondati da misure di sicurezza o qualche protezione (come balaustre, ringhiere o vetri di finestre). L'acrofobia può manifestarsi in forma isolata o essere ricollegabile a diversi quadri psicopatologici, tra cui nevrosi fobica e disturbo fobico-ossessivo. Spesso, l'acrofobia rappresenta un fenomeno passeggero, destinato a scomparire spontaneamente. In alcuni casi, però, questa fobia richiede il ricorso alla psicoterapia.

Acrofobia vs. vertigini

Acrofobia è un termine relativamente poco conosciuto anche se è associato ad una fobia piuttosto diffusa. Spesso, però, viene confusa o associate ad altre condizioni. Proviamo a passarle in rassegna.

L’acrofobia può essere confusa con le vertigini. Tendenzialmente siamo portati a credere che se una persona soffre di vertigini ha paura dell’altezza. In verità questa visione è estremamente parziale: benché sia palese l’associazione frequente tra acrofobia e vertigini, si può dire che la prima sia la conseguenza delle seconde. Col termine vertigini si intende, infatti, una condizione medica che provoca una sensazione di rotazione e disorientamento. Esiste addirittura una fobia specifica: l’illirofobia che è una fobia in cui la paura di sviluppare vertigini può effettivamente portare ai sintomi tipici della condizione medica in questione.

L’ acrofobia può indurre sensazioni simili, ma le tre condizioni sono diverse e non necessariamente sovrapponibili. È importante precisare che la fobia può manifestarsi in forma isolata o essere ricollegabile a diversi quadri psicopatologici. Altre manifestazioni apparentemente simili, ma profondamente diverse dall’acrofobia, sono:

  • Batmofobia: la paura di pendii e scale, chiamata batmofobia, a volte è legata all’acrofobia. Nella bathmofobia , si può essere presi da attacchi di panico semplicemente osservando una scala ripida. Sebbene molte persone con la batmofobia soffrano di acrofobia, la maggior parte dei malati di acrofobia non sperimentano anche la batmofobia.
  • Climacofobia: questa paura è simile alla batmofobia, tranne che per il fatto che generalmente si verifica solo quando la persona pensa di fare una scalata. Chi soffre di climacofobia, probabilmente non ha paura di vedere una ripida rampa di scale, finché non gli viene chiesto di salirla. Tuttavia, la climacofobia può verificarsi in tandem con l’acrofobia.
  • Aerofobia: questa è la paura specifica di volare.

I sintomi

Il sintomo principale, come già sottolineato in precedenza, riguarda un’intensa paura dei posti elevati a cui si associano risposte di ansia o panico. Per alcune persone, il fattore scatenante sembra essere rappresentato da altezze estreme, altri invece temono qualsiasi tipo di altezza. L’esposizione alla situazione temuta scatena, solitamente, diversi sintomi emotivi, fisiologici, comportamentali e psicologici.

I sintomi emotivi e fisiologici includono:

  • sentire un senso di panico, terrore, angoscia, paura, frustrazione quando si è esposti alla situazione temuta;
  • aumento della sudorazione, dolore al torace (senso di oppressione) e aumento del battito cardiaco alla vista o al pensiero di luoghi alti;
  • sensazione di malessere, stordimento, tremore, mal di testa, di fronte alle altezze;
  • sensazione di vertigine, di cadere o perdere l’equilibrio quando si guarda da un luogo alto.

I sintomi psicologici e comportamentali includono:

  • paura di perdere il controllo o di andare incontro a un attacco di panico nella situazione temuta o al pensiero di dover salire in un luogo alto;
  • terrore di rimanere intrappolato in un posto elevato;
  • provare estrema ansia e paura nel salire le scale, guardare fuori da una finestra, attraversare un ponte, ecc., associata ad una preoccupazione eccessiva di incontrare altezze in futuro;
  • risposte comportamentali come aggrapparsi a qualsiasi oggetto pur di sorreggersi, gattonare, inginocchiarsi o stendersi a terra, piangere, urlare;
  • mettere in atto qualsiasi azione pur di evitare le altezze.

Le cause

Esistono situazioni pericolose oggettivamente: camminare su un passaggio stretto sull’orlo di un precipizio sicuramente lo è. Esistono però anche situazioni in cui ci si trova a una certa altezza da terra ma in condizioni protette. Eppure il timore più grande di chi soffre di acrofobia è proprio quello di scivolare giù o addirittura di avere l’impulso di buttarsi.

Questa paura inconscia di morire a causa di un salto dall’alto può nascere da un’esperienza traumatica, come un incidente o una caduta, non necessariamente rovinosi né direttamente accaduti alla persona interessata, ma è legata anche a un fattore evolutivo. La paura dell’altezza è normale nell’essere umano: è un meccanismo di difesa dell’organismo di fronte a situazioni pericolose. Nelle persone che soffrono di acrofobia questo meccanismo è amplificato.

La diagnosi

La diagnosi di acrofobia è importante per determinare se la malattia interferisce con le normali attività quotidiane del paziente, impedendogli di condurre una vita normale.

La patologia viene generalmente diagnosticata da uno psicologo o psichiatra, i quali dovrebbe essere in grado di identificare gli episodi di fobia in modo da iniziare il trattamento. Diagnosticare una fobia non è facile, soprattutto perché i pazienti possono provare vergogna nell'ammettere la loro malattia, perciò è fondamentale eseguire una dettagliata anamnesi psicopatologica al fine di conoscere e valutare tutti i sintomi provati dal paziente.

Le informazioni che generalmente vengono indagate sono le seguenti:

  1. la reazione dei pazienti quando sono in un luogo elevato;
  2. la durata della paura irrazionale;
  3. il grado di gravità dei sintomi;

L'acrofobia viene generalmente confermata sulla base delle risposte fornite dal paziente e la diagnosi di malattia viene posta solo quando la paura interferisce notevolmente con il funzionamento dei pazienti e dà luogo a grave disagio.

Come superarla

Per  tentare di gestire al meglio la paura dell’altezza è consigliabile, innanzitutto, cercare di entrare in un’ottica mentale ben precisa, vale a dire: “solo se affronto in prima persona le mie paure,  queste si ridimensionano”.  Se evitare, per esempio, sembra la soluzione giusta perché fa sentire “protetti” in realtà, è proprio questa soluzione che contribuisce ad ingigantire la fobia.

A partire da questa premessa, potrebbe essere utile, procedere per micro-obiettivi. La persona, dunque, potrebbe avvicinarsi gradualmente alla propria paura, ”misurando”, di volta in volta, il suo limite di “sopportazione”; per esempio, potrebbe decidere di salire al primo piano di un palazzo, attendere un pò, soffermarsi su tutto ciò che le sta intorno, per poi tornare indietro. In seguito, la persona potrebbe decidere di compiere un ulteriore step, per cui la volta successiva, scegliere di salire al secondo piano, ecc…

È importante precisare che, nel momento in cui la fobia diventa eccessivamente invalidante, al punto tale da compromettere la vita quotidiana della persona, è consigliabile rivolgersi ad uno psicologo, col quale intraprendere un percorso orientato al superamento della fobia stessa. Lo scopo della terapia è quello di eliminare i sintomi della malattia, modificando il pensiero distorto, le emozioni disfunzionali e i comportamenti disadattivi in modo da facilitare la riduzione e l'eliminazione del disturbo psicologico.

I pazienti che soffrono di acrofobia presentano un'interpretazione patologica delle situazioni che coinvolgono le altezze e la finalità della terapia è di far apprendere ai pazienti alcune specifiche abilità in modo da modificare le convinzioni irrazionali ed eliminare i comportamenti disadattivi.

Il terapeuta può inoltre esporre i pazienti di fronte alla loro paura in modo graduale, al fine di sradicare progressivamente la fobia. Per aiutare i malati ad affrontare la situazione vengono eseguiti una serie di esercizi mirati e questa particolare tecnica viene chiamata desensibilizzazione sistematica. In altri casi è possibile utilizzare una tecnica differente in cui si sottopone il paziente a un'esposizione prolungata alla situazione temuta in modo da osservare le sue reazioni.

Un'altra delle tecniche efficaci è il metodo di rilassamento. Il terapeuta insegnerà al proprio paziente dei metodi di controllo della respirazione, di rilassamento muscolare e di visualizzazione mentale, che lo aiuteranno a raggiungere uno stato di completo relax. L'obiettivo principale è quello di prevenire o insegnare a controllare stato d'ansia, come attacchi di paura e di panico.

I farmaci oggi disponibili non sono in grado di trattare la patologia, ma sono indicati come terapia sintomatica, per migliorare i sintomi ansiogeni. Vengono perciò utilizzati farmaci ansiolitici, in particolar modo le benzodiazepine.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, ha lavorato in contesti educativi, sociali e nei servizi psicologici di base, maturando altro…