Lavori socialmente utili per la comunità: è questa la strada per rieducare i bulli?

L’iniziativa di rieducare i bulli con i lavori socialmente utili in una scuola di Susa, in provincia di Torino, fa riflettere su quale possa essere la via migliore per contrastare il fenomeno del bullismo. CIò che è più importante è che il bullo prenda coscienza di quello che ha fatto e comprenda quanto sia sbagliato il proprio atteggiamento.
Gaia Cortese 27 luglio 2020
In collaborazione con Dott.ssa Samanta Travini Specialista in Psicologia

Prima c’erano note sul registro di classe e le sospensioni. Poi è stato il tempo delle sospensioni con obbligo di frequenza. Oggi ci sono i lavori socialmente utili per la città.

È stata la svolta, ci si augura "rivoluzionaria", di una scuola in provincia di Torino, l’Istituto Enzo Ferrari di Susa, che in collaborazione con il Comune, ha deciso di mettere in pratica una soluzione alternativa alle precedenti norme disciplinari, probabilmente constatandone l’inefficacia.

“I ragazzi non traggono alcun insegnamento dalla sospensione, che spesso si rivela anzi controproducente, poiché fa loro saltare le lezioni e gli consente di comodamente a casa – ha spiegato Giorgio Montabone, vicesindaco di Susa -. Grazie a questa nuova iniziativa gli studenti indisciplinati potranno invece essere impiegati all’interno degli uffici comunali e svolgere mansioni che varieranno a seconda del loro indirizzo di studio”.

I bulli dovranno così dedicarsi a lavori socialmente utili, dalle più semplici mansioni in ufficio alla riqualificazione del territorio, fino ad attività dedicate all'assistenza della collettività. Un modo per sensibilizzare questi ragazzi al principio del rispetto delle cose e soprattutto delle persone.

"Il nostro obiettivo è sensibilizzare ed educare i ragazzi al rispetto delle persone e dei beni pubblici – ha sottolineato Anna Giaccone, dirigente scolastico dell’Istituto -. Ci auguriamo che partecipando attivamente a lavoretti di riqualificazione della città possano acquisire la consapevolezza che i beni comunali appartengono anche a loro. A questa prima fase, riservata ai ragazzi sospesi, seguirà un progetto più ampio, che intendiamo estendere alla scuola intera, in modo che tutti i nostri allievi possano approfondire l’idea del rispetto della cosa pubblica”.

Il parere dell'esperto

Abbiamo sentito su questo argomento il parere della Dottoressa Samanta Travini, specialista in Psicologia: "L’impegno del Ministero della Pubblica Istruzione per combattere il bullismo si è orientato ad un aiuto e ad un sostegno non solo alle famiglie, ma anche agli insegnanti, in quanto famiglia e scuola devono coadiuvarsi, non solo nello sviluppo e nella formazione dei ragazzi, ma anche nella garanzia di protezione contro atti offensivi.

Oltre alla Legge, anche numerosi siti di psicologia e istituti no-profit si sono impegnati a combattere il bullismo e per fornire aiuto, ascolto, supporto ai bambini, ai ragazzi, alle famiglie e agli insegnanti che si trovano ad avere a che fare con vittime e anche con bulli.

Nell’opera di sostegno e aiuto per combattere il bullismo, è indispensabile non concentrarsi solo sui soggetti che patiscono le ingiustizie, ma anche su coloro che le commettono, in quanto i prevaricatori non percepiscono il loro comportamento come un problema, anzi, lo definiscono “un semplice scherzo”.

La proposta di aiutare i ragazzi che commettono atti di bullismo sottoponendoli ai lavori socialmente utili ha lo scopo di evitare lo stigma e dare origine a una giustizia riparativa. A tal fine i lavori socialmente utili possono essere utili per ricostruire un'identità e dare al “bullo” un ruolo nuovo. Servono, infatti politiche volte all’inclusione più che alla punizione: sospendere un alunno che compie atti di bullismo non è la soluzione; è meglio includerlo, reintegrarlo, farlo sentire parte di un gruppo.

Perché questo possa avere gli esiti sperati è importante svolgere una valutazione della personalità dei soggetti, comprendere il loro modo di funzionare, di pensare, di comportarsi, dell’ambiente in cui vivono, del loro rapporto con la scuola e la famiglia.

Inoltre i lavori socialmente utili possono essere d’aiuto solo se permettono ai ragazzi di prendere coscienza di quello che hanno fatto e riconoscere il proprio ruolo in quello che hanno commesso, rendendoli empatici ed emotivamente connessi. Devono quindi essere fatte valutazioni ad hoc e costanti durante lo svolgimento di tali attività".