L’emofobia: quella paura che ti assale alla vista del sangue

L’emofobia è quella paura che ti fa provare nausea, tachicardia e senso di svenimento di fronte alla vista del sangue. Può accadere quando ti procuri un taglio accidentale, quando devi fare un prelievo o addirittura quando mostrano una scena violenta in tv. Ma quando si può parlare davvero di fobia?
Dott.ssa Samanta Travini Dottoressa in Psicologia Clinica
13 Novembre 2020 * ultima modifica il 24/11/2020

Alla vista del sangue ti senti male o ti viene la nausea? Ti giri dall’altra parte quando in tv ci sono scene con sangue? Al solo pensiero di fare un prelievo del sangue ti coglie il panico? In questi casi potresti forse soffrire di emofobia, paura trattata nel DSM-5 come una fobia specifica.

Cos'è

L’emofobia è la paura del sangue. La parola è di derivazione greca: aima=sangue, e phobos=paura. Può capitare a tutti di provare disagio alla vista del sangue, dipende sempre dalla situazione, ma per alcune persone questo disagio è una vera e propria paura che può creare problemi nella vita quotidiana, come quando ad esempio ci si deve recare a fare un analisi del sangue.

Alla vista di perdite ematiche provenienti dal proprio corpo o da quello altrui, i soggetti emofobici manifestano un alto grado di ansia, profonda repulsione e sintomi fisici.

L'emofobia può essere innescata anche dal solo pensiero di circostanze, immagini e scene cinematografiche in cui è presente il sangue. La vista di tale stimolo scatena pallore, nausea, mal di stomaco, sudorazione, capogiri, tremore e sensazione di astenia. A differenza di altre fobie, una grave crisi emofobica può portare allo svenimento, poiché un riflesso vasovagale eccessivo può produrre bradicardia ed abbassamento della pressione arteriosa.

L'emofobia può indurre le persone che ne soffrono ad evitare oggetti taglienti ed appuntiti (coltelli ed aghi) o le situazioni dove sanno di poter vedere il sangue; questo fenomeno è noto anche come ansia anticipatoria ed evitamento dello stimolo fobico. Nello specifico, si parla di “fobia del sangue, delle iniezioni e delle ferite” se la paura scatta quando ci si sottopone ad un prelievo, alla somministrazione di farmaci con siringhe oppure a visite mediche invasive.

L’emofobia compare in un età più avanzata, tra gli 8 ed i 15 anni, diciamo da ragazzini più che da bambini. Statisticamente l’età media di chi sviluppa l’emofobia da bambini è di 7/8 anni per le bambine e 9 anni per i maschietti, e nei bambini dove si presenta, le manifestazioni tipiche sono piagnistei, aggrapparsi al genitore, provare a nascondersi.

I sintomi

I sintomi fisici dell’emofobia sono in linea di massima i classici sintomi di altre fobie:

  • Sudorazione fredda
  • Tachicardia
  • Dolori al petto
  • Nausea e vertigini
  • Respirazione pesante

I sintomi di natura psicologica invece possono essere:

  • Sensazione di distacco, come nei casi di derealizzazione
  • Paura di morire
  • Panico e ansia
  • Voglia di fuggire
  • Svenimento

Le possibili cause

Le cause che scatenano la fobia del sangue sono sconosciute. In genere, questa reazione dipende da fattori psicologici e ne soffrono le persone che hanno tendenza a sviluppare facilmente una condizione di ansia.

Alcune ricerche mediche, sostengono che l'emofobia sia la conseguenza di uno spiacevole evento accaduto nel passato, come un trauma infantile, che ha fatto scattare nel paziente una vulnerabilità psichica.

Alcuni studiosi sostengono che tra i fattori di rischio dell’emofobia possiamo trovare tre categorie in cui identificare possibili persone a rischio di paura del sangue:

  1. Conseguenza di traumi. Un grave incidente personale o di amici/parenti dove si è perso molto sangue con un’emorragia intensa.
  2. Genitori troppo ansiosi e protettivi. Una paura può anche essere trasmessa tramite i comportamenti da un genitore ad un figlio.
  3. Fattori caratteriali. Una persona emotiva potrebbe sviluppare una fobia del sangue.

Come superare la paura del sangue

Tenendo conto che molto spesso l’emofobia è presente in forme lievi, nella maggioranza dei casi ci si può convivere senza grossi problemi, mentre nel caso di fobie più gravi e patologiche è consigliabile rivolgersi a un professionista. Nell’arco della terapia verranno affrontate le paure, verranno capiti i pensieri negativi che vanno a formare questa paura del sangue per poi andare a modificare questi schemi di pensiero.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, ha lavorato in contesti educativi, sociali e nei servizi psicologici di base, maturando altro…