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8 Marzo 2024
14:00

Come funziona il pensiero divergente e perché è importante allenarlo

Il pensiero divergente è alla base della creatività ed è definito come la capacità di immaginare soluzioni diverse, inusuali e originali. Si contrappone al pensiero convergente, più scientifico. Ciascuno di noi li possiede entrambi, ma non vengono allenati allo stesso modo.

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Come funziona il pensiero divergente e perché è importante allenarlo
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Il pensiero divergente (in inglese, divergent thinking – DT) è definito come la capacità di pensare molte e differenti possibili soluzioni, anche inusuali e originali, di fronte a una determinata domanda, questione, compito o problema (Runco, 1986).

Il pensiero divergente è alla base della creatività, ovvero la capacità di trovare soluzioni alternative a un problema.

Guilford nel 1967 fece una distinzione tra pensiero divergente e convergente. Secondo l’autore il pensiero divergente sarebbe espressione di un pensiero artistico e creativo, mentre il pensiero convergente sarebbe espressione delle materie scientifiche.

Il pensiero divergente e caratterizzato da alcuni elementi, in particolare:

  • La fluidità: ossia la quantità di idee prodotte, senza fare riferimento alla loro qualità
  • La flessibilità: ossia la capacità di passare senza “perdere il filo” da un’idea all’altra
  • L’originalità: ossia la capacità di trovare idee insolite
  • L’elaborazione: ossia la capacità di approfondire fino in fondo la propria idea
  • La valutazione: ossia la capacità di valutare quale sia l’idea più pertinente allo scopo designato, tra tutte quelle pensate.

Il pensiero divergente si basa sul presupposto di trovare prospettive diverse. Analizzare il problema sotto vari punti di vista dando così origine a nuove soluzioni e possibilità. È perciò stato definito pensiero produttivo, poiché introduce nuove idee per la soluzione del problema.

Il pensiero divergente non è migliore del pensiero convergente che può esserci maggiormente di aiuto in certe situazioni. Sarebbe quindi necessario utilizzare entrambe le forme di pensiero a seconda della situazione che ci capita.

Ad oggi il pensiero convergente sembra aver avuto la meglio, viene utilizzato maggiormente e stimolato anche a scuola, al contrario del pensiero divergente che viene poco valorizzato. Infatti tutti noi siamo dotati di pensiero divergente ma non siamo abituati ad utilizzarlo.

Il concetto alla base del pensiero divergente è uscire dagli schemi del ragionamento logico per sviluppare idee più ingegnose e originali.

Il pensiero divergente sembrerebbe legato al benessere. In situazioni di minore pressione, in cui siamo più riposati e meno stressati è più facile che nasca tale pensiero.

Inoltre un maggiore equilibrio tra pensiero divergente e convergente permetterebbe maggiore autoconsapevolezza, empatia, attività sociali e motivazione.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione alle dinamiche relazionali e al contesto socio-famigliare, esercitando la libera professione in Lombardia. É esperta in particolar modo nel trattamento di ansia, disturbi dell’umore, problematiche relazionali e sessuali e gestione del trauma attraverso la tecnica EMDR. Si è affacciata al mondo della psicodiagnostica frequentando un master in psicodiagnostica integrata presso l'istituto IRPSI (Milano). Inoltre, conseguendo un Master in psicologia Giuridica, ha affrontato tematiche quali: affido, separazione e maltrattamento e/o abuso ed ha maturare esperienza peritale come ausiliario di CTU.