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Perché Putin ha chiesto di pagare il gas in rubli? I motivi della decisione e cosa ci insegna sulla dipendenza energetica

Il presidente russo ha risposto alle sanzioni imposte da UE e Stati Uniti verso Mosca decidendo di rifiutare le transazioni in euro e dollari per le forniture di gas, che i Paesi importatori dovranno pagare esclusivamente in rubli, la moneta nazionale che in questo modo potrà riacquistare valore. Ma le conseguenze di questa mossa, al di là di un aumento dei prezzi, spiegano di nuovo perché l’Italia deve sbrigarsi a diventare indipendente sul piano energetico.
Alessandro Bai 24 Marzo 2022

In risposta alle sanzioni emesse da Unione Europea e Stati Uniti nei confronti della Russia in seguito all'invasione dell'Ucraina, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che il Paese accetterà solo i rubli, ovvero la valuta nazionale, per il pagamento del gas naturale da cui dipendono in larga parte sia l'Italia che un'ampia fetta del resto d'Europa. In altre parole, chi vuole continuare ad acquistare il gas dalla Russia non potrà farlo pagando le forniture in euro o dollari, che invece dovranno essere convertiti in rubli.

La decisione di Putin ha come primo obiettivo quello di ridare forza alla moneta russa, il cui valore era crollato dopo lo scoppio della guerra proprio a causa delle sanzioni imposte, che includono l'esclusione di alcune banche dal sistema Swift e il congelamento delle riserve della banca centrale russa in valuta estera. Tuttavia, questa mossa del Cremlino è strettamente legata anche alla questione energetica, dato che colpisce quei Paesi come l'Italia che, non essendo indipendenti, si trovano ora in una posizione scomoda: trovare rapidamente delle alternative per sostenere il fabbisogno energetico nazionale, tra cui le fonti rinnovabili, oppure continuare a importare gas naturale dalla Russia, aiutando di fatto Mosca ad aggirare le sanzioni.

Le conseguenze di questo scenario, che ti elencherò a breve, ci fanno capire ancora una volta perché è importante battere con convinzione la strada degli investimenti sulle fonti rinnovabili, per rendere l'Italia pulita sul piano energetico e indipendente da situazioni più complesse che possono presentarsi a livello internazionale.

Perché pagare il gas in rubli

Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato l'intenzione di Mosca di farsi pagare il gas russo solamente in rubli, rifiutando invece i pagamenti in euro o in dollari dai cosiddetti "Paesi ostili", ovvero quelli che, come l'Italia, hanno imposto delle sanzioni verso la Russia dopo la dichiarazione di guerra all'Ucraina. Ma perché il Cremlino è arrivato a questa decisione e cosa comporta?

Come ti anticipavo, le misure punitive pensate dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti, in particolare l'esclusione di alcune banche russe dal sistema Swift, che è determinante per consentire i pagamenti internazionali, e il congelamento delle riserve in valuta estera possedute dalla banca centrale russa hanno messo in ginocchio l'economia di Mosca, provocando una forte svalutazione del rublo, il cui valore rispetto all'euro si era dimezzato nelle scorse settimane.

Nel concreto, farsi pagare il gas in rubli, come dichiarato da Putin, significa che il governo russo è pronto a emanare una direttiva che obbligherà Gazprom, colosso nazionale del settore energetico, a modificare i contratti di fornitura con i Paesi che hanno sanzionato la Russia, Italia compresa, costringendoli appunto a pagare in rubli per continuare a ricevere il gas che importano regolarmente da Mosca. Questa mossa strategica è mirata a sfruttare la posizione di debolezza delle nazioni importatrici, che devono tagliare l'approvvigionamento di gas naturale oppure pagarlo alle condizioni della Russia, ma ha anche un effetto economico immediato: i Paesi europei che vogliono acquistare il gas, saranno costretti a convertire gli euro in rubli per poi effettuare il pagamento, un meccanismo che aiuta a rafforzare la moneta russa, che infatti ha cominciato a riguadagnare valore subito dopo l'annuncio di Putin. Il cambio tra euro e rublo, ad esempio, è passato da 112 a 107.

Conseguenze

Naturalmente, la decisione della Russia di obbligare i Paesi ostili a pagare in rubli il gas acquistato ha anche conseguenze più ampie, alcune delle quali riguardano anche te direttamente. Per esempio, in seguito all'annuncio di Putin c'è stato un aumento del prezzo del gas in Europa, salito di più del 20%, intorno ai 120 euro per megawattora (Mwh). Si tratta di un rincaro che, se sarà confermato, peserà ovviamente sulle tasche dei cittadini attraverso bollette più care, ma non è l'unica ripercussione.

Come spiegato a Bloomberg da Francesco Giavazzi, consigliere economico di Mario Draghi, "farsi pagare in rubli sarebbe un modo per aggirare le sanzioni, quindi penso che continueremo a pagare in euro". Una reazione che spiega la strategia della Russia e che si somma a quella arrivata dalla Germania, secondo cui la decisione russa rappresenta una violazione dei contratti, dato che la valuta di pagamento è stabilita prima di stipulare gli accordi e non può essere modificata.

In ogni caso, ti sarà facile capire perché tutti questi problemi sono connessi alla crisi energetica: il fatto che l'Italia dipenda dalla Russia per le importazioni di gas, così come per il petrolio anche se in minor parte, è dovuto ai mancati investimenti sulle fonti rinnovabili e rende il Paese schiavo di una situazione estremamente complicata da gestire sul piano geopolitico. La dipendenza dalle fonti fossili, oltre a infliggere continui danni all'ambiente, obbliga l'Italia a trovare in tempi brevi un'alternativa alle fonti energetiche attuali, così da rinunciare al gas russo, oppure continuare a garantire introiti a Mosca, finanziando però di fatto il Paese che ha dichiarato guerra all'Ucraina e che conta anche sulle risorse economiche provenienti dall'estero per portare avanti la sua offensiva.

Per questo appaiono ora più importanti che mai le parole del Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, che ha stimato un periodo di circa tre anni per abbandonare il gas russo: è cruciale però che questo percorso non porti l'Italia a dipendere da altri Paesi, bensì a diventare autosufficiente grazie alle fonti rinnovabili. È l'unico modo per dimostrare di avere imparato la lezione.