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4 Giugno 2021
17:30

Perché quando siamo innamorati non abbiamo più fame?

Potrebbe essere capitato anche a te: conosci una persona che ti piace, iniziate a frequentarvi e improvvisamente ti sembra di non aver più bisogno di cibo per sentirti sazio. In effetti può capitare che le prime fasi dell'innamoramento tolgano l'appetito e il responsabile è proprio il cosiddetto "ormone dell'amore".

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Perché quando siamo innamorati non abbiamo più fame?
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Il periodo dell’innamoramento va dai sei mesi a un anno, dopodiché i sintomi diminuiscono e il gioco si fa molto più serio: è nato un amore oppure era solo una forte passione?

Nella prima fase, l’innamoramento crea una sorta di dipendenza dall’oggetto d’amore e la persona vive questo sentimento in maniera irrazionale, al punto da assumere comportamenti particolari e irrefrenabili che lo inducono a vivere situazioni intense con tantissime emozioni in gioco.

Modificare la condotta dell’innamorato, in questa circostanza, è quasi impossibile perché dipende in gran parte da risposte ormonali e chimiche dell’organismo, oltre che dall’attivazione di recettori emotivi significativi.

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La prova che tutto dipenda dal cervello è data anche dal fatto che quando la relazione termina in maniera inaspettata, la persona può provare crisi di astinenza. Se essere innamorati è la cosa più bella del mondo, infatti, la sofferenza d’amore assume i caratteri della patologia, è un’ossessione, un pensiero fisso da cui è difficile distaccarsi. Non si riesce più a controllare la mente, l’attenzione è monopolizzata dal partner e si perde la concentrazione.

Ma cosa succede al nostro corpo?

Cosa succede di preciso al nostro corpo quando Cupido scocca la freccia? Nel cervello si creano le giuste sinapsi che promuovono l’attivazione dei recettori dell’innamoramento. In particolare i nuclei ipotalamici, sopraottico e paraventricolare nonché la ghiandola pituitaria posteriore liberano un ormone chiamato ossitocina che innesca il meccanismo del piacere e, più in generale, riveste una funzione importante nelle interazioni sociali.

L’ormone, non solo ridurrebbe il desiderio di mangiare ingenti quantità di cibo, ma diminuirebbe anche il rischio delle abbuffate. Una recente svolta nel Regno Unito attesta che l’ossitocina, l’ormone attivato nel nostro corpo dai sentimenti d’amore, influenzerebbe la tendenza di ognuno di noi a consumare elevate quantità di alimenti. Questa stupenda notizia, però, vale solo per coloro che possiedono specifiche varianti genetiche. Non tutti sintetizzano l’ormone allo stesso modo, pertanto non sempre quando siamo innamorati, magicamente la fame diminuisce.

La ricerca sull’ormone dell’amore

La molecola definita “ormone dell’amore” è appunto l'ossitocina. Prodotta dall’organismo durante specifici momenti, come ad esempio l’allattamento o i rapporti sessuali, si formula nel momento dell’eccitazione, in cui il corpo rilascia l’ormone in elevate quantità. Le funzioni dell’ossitocina sono veramente molte, dall’aiutare durante le contrazioni nel parto, a rafforzare il legame mamma-bambino, all’attenuare lo stress, ad accresce la fiducia, l’empatia con il prossimo e nell’aiutare la socializzazione. Tra le altre sue virtù vi è un influenzamento sullo stato aggressivo, e sulla capacità di empatia. L’ossitocina comunque aumenta anche quando ci si scambiano effusioni, e non solo nelle fasi sessuali o di eccitazione.

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Lo hanno spiegato alcuni ricercatori dell’Università del Regno Unito, che hanno condotto una ricerca, durata circa 10 anni, interrogandosi su come l’ormone dell’amore agisse sul senso di fame del genere umano. Gli autori hanno scoperto che esistono delle varianti genetiche le quali influenzano l’azione dei recettori dell’ossitocina, ossia le molecole attraverso cui l’ormone esercita la sua attività. Pertanto, in base al momento e alla fase di innamoramento che una persona possa avere, a seconda del proprio patrimonio genetico, ci sarà un particolare funzionamento dell’ossitocina, che risulterà più o meno attiva, diminuendo o aumentando il rischio di mangiare troppo.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione alle dinamiche relazionali e al contesto socio-famigliare, esercitando la libera professione in Lombardia. É esperta in particolar modo nel trattamento di ansia, disturbi dell’umore, problematiche relazionali e sessuali e gestione del trauma attraverso la tecnica EMDR. Si è affacciata al mondo della psicodiagnostica frequentando un master in psicodiagnostica integrata presso l'istituto IRPSI (Milano). Inoltre, conseguendo un Master in psicologia Giuridica, ha affrontato tematiche quali: affido, separazione e maltrattamento e/o abuso ed ha maturare esperienza peritale come ausiliario di CTU.