Pericolo youthwashing, se la politica finge di ascoltare i giovani per pulirsi la coscienza

Sul modello della parola “greenwashing”, Greta Thunberg e gli altri attivisti di Fridays for Future hanno cominciato a utilizzare il termine “youthwashing” per identificare la presunta tendenza dei governanti a interessarsi alle proposte avanzate dai giovani all’apparenza, per poi non curarsene affatto nella sostanza.
Federico Turrisi 5 Ottobre 2021

In occasione della Youth4Climate e della Pre-Cop26, che si sono svolte nei giorni scorsi a Milano, potresti aver sentito più volte pronunciare da alcuni esponenti del movimento Fridays for Future, tra cui Greta Thunberg, la parola "youthwashing". Per spiegarti brevemente che cosa significa, dobbiamo prendere in considerazione un altro termine: greenwashing. Tradotto letteralmente, "pulirsi (la coscienza) con il verde (cioè l'attenzione per l'ambiente e la sostenibilità)". Sai che cosa vuol dire?

Per greenwashing si fa riferimento a un particolare comportamento tenuto da un'istituzione o da un'azienda che consiste nel mostrare di avere a cuore le tematiche ambientali a livello comunicativo. Solo che nella pratica queste stesse tematiche ambientali vengono ignorate. Una compagnia petrolifera, per esempio, può dire di essere impegnata nella riduzione delle emissioni di carbonio e nella lotta contro i cambiamenti climatici con progetti sulle energie rinnovabili, ma intanto continua a investire in piattaforme off-shore e oleodotti, a condurre esplorazioni per la ricerca di petrolio e gas eccetera. Predicare bene e razzolare male, insomma. Tingere la facciata di verde per nascondere il nero. Se vogliamo, ingannare l'opinione pubblica e distogliere la sua attenzione dai danni ambientali riconducibili alle proprie attività.

Ora trasponi questo tipo di approccio dall'ambiente ai giovani, ed ecco a te spiegato il significato di youthwashing: interessarsi ai loro discorsi e alle loro idee, ma di fatto agire senza tenerne conto, e anzi perfino a loro svantaggio. Al termine della Youth4Climate lo scorso 28 settembre, i giovani delegati provenienti da quasi 200 Paesi del mondo hanno sottoposto ai politici un documento contenente le loro proposte per affrontare in maniera efficace l'emergenza climatica.

La domanda che ci dobbiamo fare è: quanto peso avranno le proposte dei giovani e le rivendicazioni di Fridays for Future sui decisori politici che si riuniranno a Glasgow il prossimo novembre per la Cop26? Il timore, più che fondato, è che purtroppo sarà minimo, se non praticamente nullo. Per questo è difficile dare torto ai giovani attivisti per il clima quando dicono che sono le " vecchie" elité (che, tra l'altro, sono le principali responsabili della crisi climatica) a decidere sulle sorti di un futuro che non vivranno nemmeno. Giustizia climatica significa invece prima di tutto giustizia intergenerazionale.