Rinnovabili, efficienza, comunità energetiche: ecco come possiamo superare a dipendenza da da fonti fossili secondo Legambiente

L’invasione dell’Ucraina da parte dalla Russia dà un motivo in più per accelerare sulla transizione energetica. Le possibilità ci sono, come ha scritto la nota associazione ambientalista, rivolgendosi al governo.
Gianluca Cedolin 16 Marzo 2022

La guerra iniziata dalla Russia in Ucraina sta avendo effetti drammatici a livello umanitario prima di tutto, ma anche sociale, economico e ambientale.

Oltre ai danni in loco, dalle miniere abbandonante nel Donbass al pericolo di incidenti nucleari, l'attuale situazione geopolitica sta complicando la vita dei paesi occidentali, dipendenti in parte dalle fonti energetiche (fossili) della Russia.

Per questo motivo Legambiente ha lanciato nei giorni scorsi un messaggio chiaro al governo italiano e all'Europa, per chiedere passi decisi e inequivocabili verso la transizione ecologica: la guerra in Ucraina è solo un altro dei motivi per cambiare subito modello di produzione energetica.

«È evidente che questo conflitto Russia-Ucraina sia legato alla dipendenza dalle fonti fossili – ha detto Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -. Di fronte a quanto sta accadendo, torniamo a ribadire che è ora di dire basta a questa insensata e inutile corsa al gas. Il governo abbia il coraggio di prendere la decisione giusta che serve al paese, ossia quella di puntare davvero su rinnovabili, efficienza e autoproduzione, varando le necessarie semplificazioni e definendo una strategia energetica».

I pilastri del pacchetto energetico proposto da Legambiente sono i soliti della transizione energetica, tra cui spiccano chiaramente le energie rinnovabili, e poi a ruota il biometano, l'efficienza edilizia, il potenziamento dei sistemi di accumulo e le agevolazioni alla creazione di comunità energetiche.

Già oggi, gli oltre 1,1 milioni di impianti italiani da fonti rinnovabili soddisfano il 37,6% dei consumi elettrici totali del paese e il 19% dei consumi energetici complessivi. Ora serve accelerare, che significa in primo luogo snellire la burocrazia e le resistenze all'eolico (a terra e offshore) e al fotovoltaico. Secondo Legambiente, se anche solo il 50% delle rinnovabili oggi sulla carta venisse realizzato, l'Italia avrebbe già raggiunto gli obiettivi climatici europei, con tutti i vantaggi ambientali, economici e geopolitici che ne deriverebbero.

L'associazione ha citato le potenzialità e le opportunità del biometano come strumento di economia circolare e di lotta alla crisi climatica, in un paese che è già il secondo produttore di biogas in Europa.

Sul capitolo efficienza energetica, invece, il discorso è chiaro: «Il modo più semplice per tagliare le importazioni di gas sta nel ridurre i consumi a partire dai due principali settori di consumo: le imprese e il riscaldamento degli edifici. Il problema è che le politiche in vigore sono del tutto inefficaci, troppo complicate e slegate da qualsiasi obiettivo di riduzione dei consumi di gas».

Le comunità energetiche anche possono dare un contributo importante per gli obiettivi di decarbonizzazione. Insomma, gli strumenti per smettere di dipendere dal gas russo (l'Europa ha già messo in atto un piano per rompere la dipendenza dal gas russo) e in generale dalle fonti rinnovabili, una cosa non solo auspicabile, ma necessaria, ci sono: sapremo usarli al meglio e in fretta?