
Ognuno di noi ha un lato oscuro nascosto, un'ombra. É tutto ciò di cui ti vergogni perché fa parte del tuo istinto come sensi di colpa, paure, rabbia repressa, desideri nascosti o perversioni. Tutti questi pensieri possono essere più o meno consci e più lo sono più tendiamo a rinnegarli. Ma se ti dicessi che per stare bene con te stesso dovresti non solo accettare ma anche lavorare su questa tua parte? É da questa convinzione che è nato lo shadow work, letteralmente, il lavoro ombra, il lavoro sulle ombre. Ora con life coach e guru più o meno improvvisati è diventato un trend TikTok ma l'idea originaria la dobbiamo allo psichiatra Carl Gustav Jung per il quale il 90% delle nostre ombre sono "oro puro". Insomma, la nostra ricchezza si trova negli angoli più bui della nostra mente.
Scomodando di nuovo Jung, l'ombra dell'essere umano è un sé fatto di emozioni e impulsi primitivi e, per questo giudicati da noi negativi. Ci troviamo rabbia, egoismo, gelosia, vergogna, odio, avidità e tutte quelle qualità che riteniamo peccaminose. Ma, sempre secondo Jung, "ognuno di noi è seguito da un’ombra, e meno questa è incorporata nella vita conscia dell’individuo, tanto più è nera e densa". Per parafrasare le parole dello psichiatra, più evitiamo o rifiutiamo quest'ombra più essa minerà la nostra vita e riemergerà in modi più forti e pericolosi. Dipendenze, fobie, malattie mentali o nevrosi possono essere le conseguenze più drammatiche e visibili.
Non accorgerci della nostra ombra o negarne l'esistenza è una soluzione solo parziale. Tutto ciò che consideriamo buono e degno come i valori e i precetti con i quali siamo cresciuti compone solo una parte di noi, la nostra "luce", ma concentrarci solo di essa non ci aiuterà a conoscere in profondità il nostro sé fatto di yin e yang. Non ci resta, quindi, che esplorare questo lato oscuro represso e in questa direzione va lo shadow work. Ma come si fa? Beh, potresti iniziare una pratica di consapevolezza come la mindfulness o la meditazione, oppure seguire un percorso più strutturato da uno psicologo che ti guidi attraverso i sentieri della tua mente.
Per indagare sulle proprie ombre ci sono molti approcci terapeutici che attingono dalla terapia cognitivo-comportamentale, ad esempio, puoi immaginare, sotto la guida di un esperto, la situazione peggiore che ti potrebbe capitare e da lì analizzare ogni emozione provata e ogni comportamento che metteresti in atto. Un'altra pratica molto usata e il journaling, l'annotare su un diario tutte le tue osservazioni e i pensieri che ti accompagnano durante la giornata e, mentre fai ciò, presta attenzione agli eventi che ti turbano, che ti condizionano in positivo, ma soprattutto, in negativo.
Mentre ti rendi conto di ciò che provi o hai provato, non giudicarti, limitati a scrivere la sensazione e, se la vuoi liberare, puoi esprimerla artisticamente. L'arte è una forma di comunicazione da sempre utilizzata per imprimere, ricordare e trasferire all'esterno tutto ciò che girovaga nella nostra testa e, per sfruttarla, puoi disegnare in modo del tutto spontaneo e libero quello che le tue ombre suggeriscono. Un problema può sorgere nel momento in cui ci imbattiamo in sentimenti troppo importanti da gestire in autonomia come quelli risalenti a traumi passati e che non vorremmo più ricordare. In questi momenti abbiamo bisogno di un esperto che ci possa accompagnare nella pratica.
Se inizi a praticare lo shadow work ti accorgerai di quanto sfaccettata è la tua personalità e di quanta saggezza potresti nascondere. Affrontare le tue ombre significa riscoprirsi ed è ciò che ci vuole trasmettere Jung. Tra i benefici che potrai sperimentare ci sono:
Il “dialogo interiore” o, come lo ha definito Carl Jung, “immaginazione attiva”, è una conversazione con te stesso e con la tua ombra che ti consentirà di capire molto sulla natura umana. Imparerai che tu non sei i tuoi pensieri e che ciò che ti passa per la testa non ti definisce interamente. Ognuno di noi possiede diversi volti e solo ciò che mostriamo è chi scegliamo di essere.