Simboli contro la violenza sulle donne: non solo le scarpe, anche le panchine si tingono di rosso

Il rosso delle scarpe e delle panchine, come l’arancione delle sciarpe e dei foulard indossati in occasione del 25 novembre, la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Simboli e colori che hanno lo scopo di mantenere viva la memoria sulle troppe donne vittime, affinché possano diventare sempre meno.
Gaia Cortese 8 marzo 2020

Abbandonate su tante piazze del nostro Paese per sensibilizzare l'opinione pubblica, le scarpe rosse sono forse il simbolo più noto della lotta alla violenza sulle donne. E mentre l'attenzione su questa piaga della società è sempre maggiore, e c'è tutta l'intenzione di non rassegnarsi a vedere costantemente crescere il numero di vittime, sono sempre di più le manifestazioni, gli eventi culturali, i cortei e le installazioni per non dimenticare chi non c'è più.

Così, dove non viene organizzata la staffetta di un'anfora, testimone dei pensieri e delle parole delle donne, compaiono nei parchi e nelle piazze cittadine sempre più panchine dipinte di rosse. E se per sbaglio quest'ultime vengono rubate, in poche ore vengono restituite con le scuse, perché davanti alla violenza sulle donne si esige una sola cosa: il rispetto.

I simboli contro la violenza sulle donne

Le scarpe rosse

Nel 2009 l’artista messicana Elina Chauvet, ispirata dalla morte della sorella per mano del marito, decide di dare visibilità ai casi di femminicidio attraverso delle scarpe rosse. Perché proprio delle scarpe? Perché nella maggior parte dei casi è l’unica cosa che rimane della vittima. Il rosso invece richiama il colore del sangue versato, e simboleggia l’amore che si trasforma in odio e violenza.

Elina raccoglie così 33 paia di scarpe rosse e le espone in pubblico in fila, quasi a voler rappresentare una lunga marcia silenziosa di donne che non ci sono più. La sua iniziativa viene replicata presto in molti altri Paesi, tra cui l’Italia. Ogni anno, infatti, in diverse piazze italiane viene disposta un'intera distesa di scarpe rigorosamente rosse in rappresentanza del numero delle violenze, delle morti e dei maltrattamenti subiti dalle donne.

La panchina rossa

Quando rossa è anche una panchina, quella diventa simbolo del posto occupato da una donna che non c’è più, una donna portata via dall’odio e dalla violenza di un uomo. Sono sempre di più le città in cui si distinguono delle panchine pitturate di rosso. Poste in una piazza, in un giardino pubblico o lungo un viale, queste panchine hanno lo scopo di mantenere vivo nella memoria il ricordo di tante donne che non sono riuscite a sfuggire dai loro carnefici.

L’anfora

Pensata e realizzata dall’Unione Donne in Italia (UDI), l'anfora è simbolo della “Staffetta delle donne contro la violenza sulle donne”. La staffetta ha inizio da Niscemi, in provincia di Caltanisetta, dove il 25 novembre 2008 viene assassinata dal branco di compagni di scuola Lorena, a soli 14 anni, e si chiude un anno dopo a Brescia, il 25 novembre 2009, data in cui viene sgozzata dallo stesso padre Hiina, appena ventenne, perché si è fidanzata con un ragazzo italiano e vorrebbe vivere all'occidentale.

Una vera e propria staffetta, che ha visto passare di mano in mano lungo tutto lo stivale, un’anfora con due manici, così che la potessero portare due donne. Il gesto di "portare insieme" sottolinea l’importanza della solidarietà e della vicinanza di uomini e donne di fronte a temi così gravi. Ad ogni passaggio l'anfora è diventata  testimone viva contro il femminicidio, arricchita dei pensieri, delle parole e delle immagini che alcune donne hanno voluto lasciare al suo interno.

La giornata arancione

Il 25 di ogni mese è la Giornata arancione (Orange Day). Nell'ambito della campagna contro la violenza sulle donne, è stato il segretario generale dell’ONU a proclamare che il 25 di ogni mese fosse un “Orange Day”, per aumentare la consapevolezza sulla violenza verso donne, ragazze e bambine.

La data del 25 novembre è stata scelta in memoria dell'assassinio nel '60 delle tre sorelle Mirabal, considerate donne rivoluzionarie perché tentarono di contrastare il regime del dittatore Rafael Leónidas Trujillo che per oltre 30 anni sottomette la Repubblica Dominicana. Il 25 novembre 1960 le tre sorelle, mentre si recano in visita ai mariti in prigione, vengono bloccate sulla strada dagli agenti del Servizio di informazione militare. Portate poi in un luogo poco distante vengono stuprate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio a bordo della loro auto per simulare un incidente stradale.

Così il 25 di ogni mese siamo tutti invitati a indossare qualcosa di arancione: una sciarpa, un nastro o un foulard. Per non dimenticare.