Per il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si tratta “dell’accordo più importante in materia ambientale dopo quello di Parigi sui cambiamenti climatici”. Per i partecipanti all’Assemblea dell’Onu sull’Ambiente di Nairobi è “un giorno che entrerà nei libri di storia”. Stiamo parlando della decisione presa nella capitale del Kenya dai delegati di 175 paesi da tutto il mondo: entro il 2024 verrà siglato un trattato internazionale per contrastare l’inquinamento da plastica.
La prima cosa che devi sapere è che il trattato sarà legalmente vincolante: questo significa che ci saranno sanzioni per chi non ne rispetterà i termini. Si occuperà di tutto il ciclo della plastica: dalla produzione alla progettazione, dalla messa in commercio allo smaltimento. Obiettivo, ridurne drasticamente il consumo, soprattutto a livello di monouso, e riciclare il più possibile quella che dovremo necessariamente continuare a utilizzare. Serve accelerare: attualmente, delle 460 milioni di tonnellate di plastica prodotte ogni anno, meno del 10% viene riciclato.

Obiettivo 2024
Ma quale sarà la tabella di marcia per raggiungere questo importante risultato? Entro la fine del 2022 inizieranno i lavori di un Comitato Negoziale Intergovernativo, che entro il 2024 dovrebbe produrre una bozza di trattato. Questo, a sua volta verrà ratificato da una nuova sessione dell’Assemblea Onu per l’Ambiente. Nel frattempo, ogni ulteriore passo avanti a livello singolo non sarà ovviamente ostacolato: provvedimenti come la direttiva sulla Single Use Plastic dell'Unione Europea saranno anzi incentivati.
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"Sullo sfondo delle turbolenze geopolitiche, l'Assemblea delle Nazioni Unite per l'Ambiente mostra il meglio della cooperazione multilaterale", hanno affermato la presidentessa dell’Assemblea, Inger Pedersen e il ministro norvegese per il clima e l'ambiente, Espen Barth Eide. “L'inquinamento da plastica è diventato un'epidemia. Con la risoluzione di oggi siamo ufficialmente sulla buona strada per una cura”, hanno aggiunto i due.

La (grave) situazione attuale
Utile ripetere ancora una volta l’importanza di intervenire sul tema. L'estrazione di fonti fossili per la produzione di plastica ha impatto sui territori e sull'atmosfera. La plastica non riciclata, una volta bruciata in inceneritori o termovalorizzatori, contribuisce fortemente all’inquinamento atmosferico.
Inoltre, la sua diffusione nei mari ha raggiunto livelli di guardia, toccando gli 11 milioni di tonnellate all’anno. Mettendo così a rischio la sopravvivenza di più 800 specie marine, che la ingeriscono sotto forma di microparticelle. E secondo alcune previsioni, in mancanza di azioni concrete la quantità di plastica negli oceani nel 2050 sarà quattro volte superiore a quella attuale. Per questo la notizia di Nairobi è di quelle che fanno ben sperare: ora l'importante è che i lavori procedano senza esitazioni.