Terapia EMDR, come risolvere i traumi attraverso il movimento degli occhi

Sempre più utilizzata nella terapia dei disturbi di origine traumatica, l’EMDR è una tecnica complessa, che può essere applicata nell’ambito di un percorso terapeutico solo da professionisti esperti. Abbiamo intervistato la Dottoressa Silvia Pollastri, psicologa e psicoterapeuta, specializzata in questo tipo di terapia.
Gaia Cortese 9 settembre 2020
Intervista a Dott.ssa Silvia Pollastri Psicologa e psicoterapeuta

È possibile curare un disturbo di origine traumatica attraverso il movimento oculare? Se ci si affida alla tecnica EMDR, sembrerebbe di sì. L’acronimo EMDR sta per “eye movement desensi tization and reprocessing” che tradotto significa "desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari”, una tecnica, apparentemente semplice (ma non lo è) che incuriosisce, ma che potrebbe creare anche diffidenza. Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Silvia Pollastri, psicologa e psicoterapeuta, presso lo studio di psicologia TRAME di Monza e del Centro PerLa Donna di Brugherio.

In cosa consiste la terapia EMDR?

La terapia EMDR è un approccio terapeutico che si svolge all’interno di un percorso di psicoterapia. L'EMDR, focalizzandosi sulla rievocazione dell’evento traumatico, si pone l’obiettivo di far elaborare tale ricordo in maniera adeguata con una conseguente riduzione della sintomatologia. Il primo step è conoscere il paziente, creare un'alleanza terapeutica e fare una raccolta dati; il secondo step consiste nel creare un piano di lavoro terapeutico basato sulla terapia EMDR. Si individuano i target su cui bisogna lavorare, concordando con il paziente gli obiettivi da raggiungere. Se un paziente arriva con un elevato disturbo perché ha avuto un incidente o ha vissuto un’esperienza drammatica come la morte di una persona cara, è possibile che presenti una sintomatologia post traumatica da stress che può essere trattata efficacemente con la terapia EMDR.

Per quali disturbi di natura psicologica questo tipo di percorso è più appropriato?

In generale la terapia EMDR è appropriata nella maggior parte delle situazioni perché bisogna considerare che i sintomi di oggi possono essere ancorati anche ad eventi  passati, oppure essere legati a situazioni accadute nel presente. La terapia EMDR nasce per rielaborare eventi traumatici, che a loro volta possono essere suddivisi in traumi con la T maiuscola, ossia traumi che mettono a rischio l’integrità fisica, come incidenti, morti, catastrofi improvvise o abusi sessuali, e traumi con la T minuscola, ossia traumi che si ripetono più volte nella vita, di origine relazionale, esperienze legate all’attaccamento con le figure di riferimento o con i pari, come nei casi di bullismo.

Non è da credere che i traumi con la T minuscola siano meno importanti di quelli con la T maiuscola, perché possono essere più ripetuti nel tempo e possono lasciare segni evidenti sulla percezione di sé e degli altri. In entrambi i casi la terapia EMDR parte dal target, ossia dall’immagine del ricordo, e si focalizza su quest’ultimo. Da questa immagine, si segue uno specifico protocollo. Di norma i protocolli da seguire sono due: quello relativo agli eventi più recenti, avvenuti almeno nei tre mesi precedenti, e quello standard.

Quante sedute occorrono per avere i benefici?

All’interno del percorso terapeutico è necessario capire quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Un paziente che presenta una sintomatologia post traumatica da stress, conseguente a un evento traumatico, viene aiutato da subito a ripristinare le risorse e ad abbassare il livello di adrenalina e cortisolo che si attivano normalmente e fisiologicamente quando siamo esposti ad un evento traumatico.

Il paziente viene quindi "stabilizzato" e riportato a percepire nuovamente una dimensione di sicurezza. Successivamente viene utilizzato il protocollo dell’EMDR. Quella che inizialmente è un’immagine molto disturbante dell'evento, potrebbe risultare meno disturbante all'interno della stessa seduta. In alcuni casi bastano un paio di sedute per arrivare ad abbassare il disturbo o ridurre la sintomatologia post traumatica da stress.

Anche il paziente che non ha subito un trauma recente può essere aiutato, all'interno di un piano terapeutico, ad elaborare delle esperienze legate al passato che hanno condizionato la propria vita o che si presentano attraverso dei sintomi. La durata del percorso terapeutico è variabile in base alla storia del paziente e al tipo di trauma riportato.

Come si svolge una seduta? E quanto dura?

Una volta che viene fatta la conoscenza del paziente, si stabilisce un piano di lavoro. Dopo che il paziente viene “stabilizzato”, si usa il protocollo nel quale il paziente viene invitato a descrivere l’immagine disturbante focalizzandosi sui particolari che disturbano di più. Il paziente viene aiutato a capire che cosa causa il disturbo maggiore,  la componente cognitiva negativa di se stesso legato all'evento ("sono debole", "sono impotente", etc.), il livello di disturbo all'interno di una scala del disturbo che va da 0 a 10 e la localizzazione corporea collegata a delle emozioni disturbanti.

A questo punto si passa alla fase della rielaborazione. La stimolazione bilaterale permette di desensibilizzare il ricordo e di modificare le convinzioni che il paziente ha sull’evento.

L'EMDR permette una connessione tra le reti mnestiche portando a una rielaborazione più adattiva dell'informazione, ed è uno stimolo affinché la mente svolga il suo naturale processo di elaborazione, qualora venga bloccata. Questo avviene proprio attraverso la stimolazione bilaterale, usando il movimento oculare: il terapeuta muove le dita da sinistra a destra per dei set di durata variabile, e il paziente deve seguire con gli occhi il movimento delle dita.

Tra un set e l’altro il terapeuta si ferma e chiede al paziente cosa sente, quali sensazioni avverte, e si continua così fino a quando il disturbo diminuisce. Il disturbo, infatti, tenderà a diminuire e il paziente avrà la percezione di vedere quella immagine “sempre più lontana”. Si procede così fino a quando la percezione del disturbo arriva a zero: il paziente riesce a dare un significato più adattivo e integrato all’immagine e arriva a percepire il ricordo con più distacco, a sentire le emozioni meno intensamente, ad avere sensazioni fisiche meno disturbanti e a modificare le convinzioni negative su di sé. Un altro modo per applicare la tecnica è quella del tapping: in questo caso non si usano gli occhi, ma il terapeuta usa le mani, tamburellando due parti bilaterali del corpo del paziente, che di norma sono le ginocchia.

È una terapia adottata anche nei bambini?

Sì, assolutamente. I bambini sono anche molto capaci di gestire la tecnica, essendo legata a delle immagini. Si parte dal disegno o dal racconto dell'evento e si adatta il protocollo a seconda dell'età.

Esistono controindicazioni?

La terapia EMDR deve essere applicata nell'ambito di un percorso terapeutico. Non ci sono controindicazioni, ma il modo e i tempi in cui lo si applica deve essere adattato al paziente e al suo funzionamento.