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27 Luglio 2020
17:00

Un contenitore solo per guanti e mascherine per avviarli poi a riciclo? L’esperimento a Vercelli

Lo scorso 24 luglio i dipendenti del centro di distribuzione Amazon della città piemontese hanno buttato i loro dispositivi di protezione individuale usati in bidoni appositi. I rifiuti, dopo essere stati sanificati, vengono portati in un'azienda specializzata che provvede al recupero di materia prima seconda per nuovi prodotti.

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Un contenitore solo per guanti e mascherine per avviarli poi a riciclo? L’esperimento a Vercelli
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L'attuale emergenza sanitaria si è tradotta in un notevole incremento di rifiuti indifferenziati: in gran parte sono guanti e mascherine che vengono poi destinati al termovalorizzatore (quando va bene e non te li ritrovi abbandonati per terra o in riva al mare). E se invece di buttarli in maniera indifferenziata, mettessimo contenitori ad hoc, dedicati solo ai dispositivi di protezione individuale, così da poter garantire loro una seconda vita attraverso il riciclo?

E così lo scorso 24 luglio, nel centro di distribuzione Amazon di Vercelli, in occasione del primo Sustainability Day interno all'azienda (che vuole far diventare mensile questo appuntamento), i dipendenti hanno trovato una raccolta differenziata molto particolare, con contenitori per ciascuna categoria di Dpi usati e, ovviamente, non più utilizzabili. Non stiamo parlando solo di mascherine, ma anche di guanti, tute, caschi imbracature eccetera. Anziché essere spediti al termovalorizzatore, i Dpi dismessi vengono inviati a un’azienda specializzata nella gestione dei rifiuti, la ESO – Ecological Services Outsourcing di Opera (in provincia di Milano), che ne recupererà i componenti per produrre nuova materia prima. In un'ottica di economia circolare, i materiali ricavati potranno essere impiegati per realizzare fondi di piste da corsa o pavimenti dei parchi giochi, per esempio. Un modo innovativo per ridare valore a oggetti considerati solo degli scarti.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.