Un lavoro precario porta con sé stress e angoscia: qualche consiglio per non rimanere schiacciato

Con il termine precariato si intende una situazione lavorativa caratterizzata da due fattori di insicurezza: mancanza di continuità del rapporto di lavoro e mancanza di un reddito adeguato su cui poter contare per pianificare la propria vita presente e futura. Ma la precarietà non porta necessariamente disturbi di ansia o depressione. Ci sono caratteristiche personali che giocano un ruolo fondamentale nel gestire l’impatto delle difficoltà sulla nostra vita.
Dott.ssa Samanta Travini Dottoressa in Psicologia Clinica
7 febbraio 2020 * ultima modifica il 07/02/2020

Con il termine precariato si intende una situazione lavorativa caratterizzata da due fattori di insicurezza: mancanza di continuità del rapporto di lavoro e mancanza di un reddito adeguato su cui poter contare per pianificare la propria vita presente e futura. Ciò comporta inoltre l’impossibilità di accumulare sufficienti risparmi per affrontare in sicurezza i periodi di disoccupazione e ricerca di nuovo lavoro successivi ad un mancato rinnovo del contratto, esponendo quindi il lavoratore al rischio di dover accettare lavori ancora più flessibili e meno remunerativi dei precedenti pur di avere un reddito con cui provvedere alla propria sussistenza. Si crea dunque quindi una forma di retroazione che accentua ulteriormente l’insicurezza e gli altri problemi derivanti dalla precarietà.

In una situazione di precariato lavorativo diventa difficile fare progetti, pensare a una famiglia, a una casa, a un futuro. Disagio, delusione, disorientamento, demotivazione procurati dalla perdita di lavoro – o dalla possibilità di perderlo – ci immobilizzano in una condizione di impotenza, inadeguatezza, paura. Vissuti che possono farci stare male anche fisicamente.

Diventa difficile fare progetti, pensare a una famiglia, a una casa, a un futuro

I sintomi si riconoscono in: stress, ansia, insoddisfazione, notti in bianco, attacchi di panico. Nei casi peggiori depressione e senso di fallimento.

Lavorare da precari significa vivere da precari. E questo porta a lungo andare a una grande fatica emotiva e relazionale. Significa rimanere bloccati nel presente in un continuo compromesso con le emergenze quotidiane. La sensazione pervasiva è quella di una costante preoccupazione che nel tempo si traduce in noia ed umore depresso. Cambiare spesso lavoro vuol dire cambiare luoghi e persone di riferimento, abituarsi a nuovi contesti e rivedere continuamente se stessi ed il proprio futuro. Questo ha una conseguenza sulle relazioni, sugli affetti e sui sentimenti che diventano precari: il rischio è quello della depressione, se non ci sono risorse emotive a sostenere chi si trova in difficoltà. È come se chi è precario da molto tempo rallenta il costituirsi di un’identità solida: non sa bene chi è e cosa farà. La precarietà lavorativa, quando non è frutto di una libera scelta, comporta un costo piuttosto alto da pagare sul piano personale: paura del futuro, angoscia, mancanza di autostima e  indebolimento del senso di auto efficacia.

Ecco alcun consigli per fronteggiare il lavoro precario.

Sii resiliente

Come la capacità di fronteggiare gli eventi difficili, di riorganizzare l'esistenza, di saper cogliere le opportunità. Sono questi gli aspetti psicologici sui quali puntare. Molte persone sono in grado di reagire all’incertezza cercando di gestire autonomamente la situazione di crisi, utilizzando al meglio le proprie competenze, conoscenze, abilità relazionali, cercando anche appoggio quando necessario.

La capacità di far fronte in maniera positiva alla precarietà, di riorganizzarsi quando ci si trova in difficoltà, riporta al concetto psicologico di resilienza. La resilienza è una risorsa che permette di reagire alle sfide esistenziali, anche mantenendo un'apertura nei confronti delle possibili opportunità che si incontrano, andando avanti nonostante le frustrazioni. È una risorsa che tutte le persone possono acquisire e incrementare, anche con interventi di sostegno psicologico mirati.

Il termine crisi porta in sé delle potenzialità, se si è in grado di coglierle e non si affoga nei pensieri distruttivi, nella frustrazione e nella disperazione. Queste sono reazioni che servono inizialmente per destrutturarci, demolire vecchi schemi mentali. Per poi arrivare però a modi altri di stare nelle cose, reagire e agire. Resettandoci. Dando un significato diverso ai vissuti di profonda incertezza della precarietà. Il modo migliore per contrastarla è muoversi, fare qualcosa, sperimentarsi. Riacquistare il senso di controllo e potere della propria vita.

Guarda questo momento come una rivoluzione

Aprendosi al cambiamento, a nuovi orizzonti mentali. Servono cambio di mentalità, apertura e flessibilità, abbandonando convinzioni e schemi di vita basati sul posto fisso e sulle sicurezze di sempre. L'unica sicurezza è la possibilità di reinventarsi, riorganizzarsi, di ripartire da qualcosa. Essere creativi.

Vivi con immediatezza

Essere troppo accorti e prudenti, pensando sempre a cosa potrà accadere (che, guarda caso, è sempre immaginato in negativo), alle volte non ci fa andare da nessuna parte. Sono importanti leggerezza e fiducia nelle proprie possibilità per osare e tentare.

Libera la mente da pensieri autolesionistici

Non fare la vittima, non fissarsi sugli aspetti drammatici della vita. Piangersi sempre addosso ci rende pericolosamente passivi. Messa a fuoco la nostra disgrazia, è il caso di impegnarsi. E non di autoescludersi: non fare in modo di boicottare ogni tentativo con il mantra negativo "tanto non serve a niente" per finire a fare nulla veramente.

Riletti: lavoratore precario non vuol dire perdente

Non è una incapacità personale, è una difficoltà sociale che riguarda tutti.

Autonomia e progettualità

Autonomia e progettualità devono essere reinventate, sono pilastri del nostro benessere e indispensabili alla nostra crescita.

Rivaluta le relazioni

Ritrovare l'autenticità dello stare insieme. La crisi è l'occasione per riscoprire risorse sociali preziosissime come collaborazione, condivisione, partecipazione in una società che invece ha prevalentemente puntato sulla competizione.

Gestisci la tua vita

Gestire la propria vita, così come il proprio percorso lavorativo, non aspettare di essere licenziato o che arrivi qualcosa da fuori. Meglio interessarsi, provarsi, sperimentarsi in percorsi alternativi che scegliamo. Stiamo attraversando una ridefinizione di quello che vuol dire lavorare, fare carriera, vivere una relazione di coppia.

Ridimensionati

Mettersi in discussione, assestarsi su diversi obiettivi di vita. Un'occasione positiva offerta dalla crisi è quella di confrontarsi con i propri limiti, infrangere certezze scontate, sicurezze e presunzione.

Smorza l'enfasi data al lavoro

Non solo la professione ci definisce, ci dice chi siamo, ci qualifica, ci offre un'identità. Non siamo solo il nostro lavoro, a differenza di quello che la società moderna a volte sembra trasmetterci.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, ha lavorato in contesti educativi, sociali e nei servizi psicologici di base, maturando altro…