Una giornata contro la violenza sulle donne: nel 2019 sono ancora troppe le vittime

Oggi è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Violenza che non è da considerarsi solo fisica, ma che si manifesta in tante forme: dallo stalking alla violenza psicologica, dagli abusi sessuali agli insulti e le minacce. Questa giornata ha lo scopo di sensibilizzare donne e uomini sul problema, perché informare è il primo passo per combattere ogni tipo di violenza.
Gaia Cortese 25 novembre 2019

Patria, Minerva e Maria Teresa. Le tre sorelle Mirabal. Tre donne che il 25 novembre 1960 vengono assassinate per ordine del sovrano Rafael Trujillo, perché attiviste politiche nella Repubblica Dominicana. Delle tre sorelle, Minerva è stata l’anima del "Movimento", un’organizzazione clandestina rivoluzionaria contro il regime dittatoriale dell’epoca.

Come scriveva l’unica altra sorella sopravvissuta, Dedè Mirabal, era “un’epoca di predominio dei valori tradizionalmente maschili di violenza, repressione e forza bruta, dove la dittatura non era altro se non l’iperbole del maschilismo; in questo mondo maschilista si erse Minerva per dimostrare fino a che punto ed in quale misura il femminile è una forma di dissidenza”.

Trent’anni della dittatura di Trujillo e l’assassinio delle sorelle Mirabal sembra risvegliare il Paese da un lungo letargo. A partire dal 1981 gli attivisti dei diritti delle donne hanno segnato il 25 novembre come un giorno contro la violenza e nel 1999 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato questa data come la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, oltre a invitare governi, organizzazioni internazionali e ONG a realizzare in quel giorno attività per sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle più gravi violazioni dei diritti umani, ancora oggi, troppo diffusa.

Ancora troppi casi violenti

Secondo gli ultimi dati ISTAT quasi 7 milioni di donne italiane dai 16 ai 70 anni hanno subito almeno una volta nella vita una forma di violenza: nel 20,2% dei casi si trattava di violenza fisica e nel 21% dei casi di violenza sessuale. Non confortano neppure i dati resi pubblici dalla Polizia di Stato nell’edizione 2019 del progetto “…Questo non è amore”. In Italia ogni giorno 88 donne sono vittime di atti di violenza, vale a dire una ogni 15 minuti.

In Italia ogni 15 minuti una donna è vittima di violenza.

Nell’80,2% dei casi le vittime sono donne italiane, così come nel 74% dei casi anche i carnefici sono di nazionalità italiana. L’unico dato confortante è che oggi c’è una maggiore coscienza dei delitti subiti e una rinnovata propensione a denunciare quanto accade: gli atti violenti vengono finalmente considerati un reato. E le vittime denunciano.

Quanti tipi di violenza?

"Non sempre la violenza è espressa, fisica, evidente. Mentre si parla sovente di violenza domestica e di violenza fisica, spesso non viene spiegato in quali forme si possa presentare o a quali segnali prestare attenzione prima che sia troppo tardi – spiega Margherita Fioruzzi, Presidente e Co-Fondatrice di Mama Chat, il primo sportello di aiuto online per le donne -. Tra le varie forme di violenze che vengono esercitate su una figura più debole (tipicamente donne, bambini e anziani) vi è la violenza psicologica: quando una persona esercita su di un'altra un continuo svilimento, una manipolazione perenne che porta la vittima a sentirsi inferiore e dipendente dal giudizio del maltrattante.

Questo tipo di violenza è sempre presente nei casi di violenza domestica, dove spesso il maltrattante riduce la vittima a uno sfinimento psicologico quotidiano fatto di insulti, minacce, vessazioni, manipolazioni, le quali hanno tutte l'obiettivo di annullare l'identità dell'altro e fargli credere addirittura di meritarsi tali punizioni e maltrattamenti.

Un esempio: "Solo io ti voglio bene, tu senza di me non vali nulla, la tua famiglia ti ha abbandonata, sei grassa/brutta/vecchia nessuno ti vuole, sei stupida, i tuoi figli ti odiano, non hai amici". Spesso questi tipi di violenze sono presenti anche in rapporti tra genitori e figli, bisogna infatti considerare che nelle famiglie in cui è presente un uomo maltrattante è molto probabile che lo stesso non si limiti ad esercitare il suo dominio sulla moglie, ma lo estenda anche ai figli.

Al tempo stesso la violenza psicologica può essere presente anche tra fidanzati, in contesti lavorativi, nelle sette e cosi via.  Nelle sue forme più gravi, la violenza psicologica può diventare gaslighting ovvero l'esercizio di una manipolazione mentale che mina alle basi dell'autostima dell'altro tanto da modificarne la percezione della realtà.

Un altro tipo di violenza, anche questa presente nei maltrattamenti domestici e presente tipicamente in famiglia è la violenza economica, ovvero il controllo ossessivo dei soldi della vittima. La vittima in questi casi spesso non ha il permesso di avere un suo conto in banca (succede anche tra donne professioniste) si ritrovano a dover versare i propri guadagni sul conto del marito. A queste donne vengono dati pochi euro al giorno per la spesa o per il biglietto del tram, non hanno nessuna indipendenza economica e devono sempre motivare il bisogno di soldi anche per la famiglia con scontrini e giustificazioni.

Tutte queste forme di violenze hanno un denominatore comune, ovvero il dominio: mentale oppure fisico, quotidiano, di una persona sull'altra. Il potere esercitato è tanto da rendere la vittima invisibile, senza mezzi per condurre una vita propria (o ribellarsi), spesso si tratta di veri e propri lavaggi del cervello che durano anche anni, per questo è molto difficile per le vittime trovare la forza di scappare e chiedere aiuto. La consapevolezza di ritrovarsi in un rapporto malato avviene (quando avviene) in maniera molto graduale e anche in quei casi la vittima è reduce da anni di insicurezze e vessazioni, rendendo quasi impossibile ritrovare la forza necessaria per uscirne. Mentre violenze più comuni in rapporti che non necessariamente sono di matrimonio o convivenze, ma diffusi anche tra i giovanissimi sono lo stalking ovvero quell' insieme di comportamenti persecutori ripetuti e intrusivi, come minacce, pedinamenti, molestie, telefonate o attenzioni indesiderate, tenuti da una persona nei confronti della propria vittima e il bullismo anche tra i giovanissimi".

Le iniziative del 25 novembre

Lunedì 25 novembre saranno tante le piazze e i monumenti che si tingeranno di arancione, il colore scelto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per la campagna "Orange the world" contro ogni tipo di violenza. La Regione Lombardia aderirà alla campagna e il 39° piano di Palazzo Lombardia sarà illuminato di arancione, così come Palazzo Pirelli illuminerà la scritta #nonseidasola.

Torino si unirà alle Associazioni del Coordinamento Contro la Violenza sulle Donne (CCVD) nel promuove la campagna di comunicazione “È tutta un’altra storia” che opunta il dito contro le scuse addotte da chi esercita una violenza ingiustificata e ancora troppo spesso accettata. La risposta del manifesto, infatti, è univoca: “No! Si chiama violenza”.

Sempre a Torino è prevista anche la campagna "Posto Occupato" che prevede di riservare una sedia vuota, fra le altre, in cui viene apposto un manifesto “Posto Occupato” a ricordare l’assenza di una donna vittima di femminicidio.

Fonte | Adnkronos, Polizia di Stato