Una proteina prodotta durante l’attività fisica mantiene giovane il cervello

Uno studio americano ha evidenziato come durante l’esercizio fisico il fegato produca una proteina in grado di portare benefici alle funzioni del cervello e di prevenire alcune malattie neurodegenerative tipiche dell’età avanzata. In cerca dell'”Effetto Cocoon”? Basta fare attività fisica.
Gaia Cortese 30 Agosto 2020

“Stay active, age gracefully” dicono gli anglossassoni, e non hanno torto. Sappiamo da tempo che le persone che hanno uno stile di vita attivo e che praticano esercizio fisico regolarmente hanno meno problemi di memoria e un rischio minore di ammalarsi di demenza, Alzheimer o altre patologie neurodegenerative legate all'avanzare dell'età. Non è una novità: fare sport fa bene a livello fisico e mentale, e sembra che in qualche modo c’entri anche una proteina prodotta dal fegato.

La scoperta

È recente la scoperta di un gruppo di scienziati dell’Università di San Francisco in California, pubblicata su Science, di una proteina del fegato che aumenta nel sangue subito dopo l’esercizio fisico, e da cui dipenderebbero parte dei benefici sulle funzioni del cervello umano.

L'idea degli scienziati era quella di provare a individuare gli elementi che possano rallentare l'invecchiamento cerebrale svolgendo in qualche modo una funzione simile a quella dell'esercizio fisico. Lo studio è stato quindi effettuato su alcuni topi di laboratorio e ha evidenziato come i benefici dell’attività fisica sul cervello in parte dipendano proprio da questa proteina, in siglia Gpld1, al punto che una trasfusione di plasma prelevato da topi attivi è in grado di ringiovanire il cervello di topi anziani e sedentari anche in assenza di movimento.

La proteina Gpld1 che è indotta dall'esercizio fisico viene quindi  prodotta nel fegato ed è in grado di raggiungere il cervello attraverso il sangue. Gli scienziati sono quindi riusciti a identificare un asse fegato-cervello, che rappresenta un anello di collegamento fra esercizio fisico e benessere cognitivo.

Nuove prospettive

La scoperta potrebbe aprire le porte a una sorta di “pillola della giovinezza” destinata alle persone che non possono praticare attività sportiva, come la maggior parte degli anziani o chi è portatore di disabilità e di altre limitazioni, anche se chiaramente, mantenersi attivi con l'esercizio fisico rimane sempre la prima possibilità da considerare.

La scoperta è comunque notevole perché è la prima volta che la proteina Gpld1 viene associata alla neurorigenerazione e a un miglioramento delle funzioni cognitive dell'ippocampo, una regione cerebrale coinvolta nella memoria, nell'apprendimento, nell'attenzione e in altri processi cognitivi.

Finora si conoscevano solo molecole prodotte durante l'esercizio fisico con effetti positivi sulla funzione muscolare, ma questo non aveva nulla a che vedere con l'invecchiamento cerebrale. Il processo tuttavia è del tutto similare: la prospettiva è quella di trovare e identificare sostanze generate durante l'esercizio fisico, che possano portare vantaggi anche al cervello.

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