Anche tu non sopporti il contatto fisico? Ti sei mai chiesto come mai?

Il contatto fisico tra due persone può assumere significati molto diversi in base alla situazione. In alcuni casi è un momento di intimità, in altri può essere avvertito come un fastidio se non addirittura un’invasione della propria privacy. Ma come mai abbiamo questa sensazione?
Dott.ssa Samanta Travini Psicologa Psicoterapeuta
19 Marzo 2021 * ultima modifica il 19/03/2021

Il contatto fisico tra due persone può assumere significati diversi, a seconda del soggetto che ne è coinvolto. Una carezza, una mano sulla spalla o anche il semplice sfiorarsi assumono un’accezione molto intima e profonda per alcuni, fino quasi a spaventare,  mentre per altri non hanno la stessa risonanza.

Tra i cinque sensi, il tatto è certamente il più sensuale. Non è un caso infatti che i seduttori, per esempio, cercano, nel contatto fisico, conferma della loro avvenuta conquista.

Nervosismo, angoscia, senso di soffocamento sono le sensazioni che solitamente assalgono chi rifugge il contatto fisico. Sentire che l’altro ha superato la distanza di sicurezza e magari ci sta abbracciando spontaneamente anche solo per dimostrare riconoscenza, ci  crea  disagio, imbarazzo, fastidio, malessere: è come sentirsi nudi, senza protezione.

Perché non sopporto il contatto fisico

Perché non sopporto il contatto fisico

Ci sono molte chiavi di lettura e altrettante teorie. Alle origini della sensazione di fastidio legata al contatto fisico, può esserci un trauma oppure, più di frequente, una deprivazione affettiva da parte dei genitori (anche involontaria) durante l’infanzia.

A questo punto, per te che non sopporti il contatto fisico, sarebbe opportuno porti qualche domanda: che tipo di rapporto hai avuto con il contatto fisico quando eri bambino?

Nei primi mesi di vita, i pediatri consigliano ai genitori di far sentire al figlio la propria presenza fisica attraverso il contatto: abbracci, carezze. Questo fa si che da adulto, quel bambino possa vivere in modo positivo il proprio corpo, che possa crescere sentendosi amato e protetto, sviluppando così fiducia negli altri e in se stesso.

Alla luce di ciò, un altro interrogativo che dovresti porti è: che tipo di rapporto hai con il tuo corpo?

Così come la deprivazione affettiva, anche un eccesso di amore e contatto fisico, prolungato nel tempo, possono avere la medesima conseguenza. Per esempio, se durante l’infanzia e la crescita, hai percepito una figura di riferimento come eccessivamente invadente e in famiglia hai sempre dovuto faticare per riuscire a costruirti un tuo spazio ben definito, da adulto la fuga del contatto fisico e dalle relazioni umane potrebbe essere una “lecita” conseguenza.

La paura di essere privati della propria intimità potrebbe riflette un’incapacità nel gestire i confini interpersonali tra te e il prossimo. Questa paura si può manifestare anche in modo ossessivo sotto altri aspetti, per esempio: non vuoi che gli altri ti tocchino per “paura di essere contaminato”.

Il focus sembrano essere germi, batteri, parassiti ma in realtà anche qui è il contatto fisico e la difficoltà di definire confini interpersonali sempre legata alla presenza di una figura di riferimento eccessivamente amorevole, ingombrante e invadente.

Infine, un’altra ipotesi, legata al trauma: come potresti vivere la sensazione dell’abbraccio se i tuoi ricordi sono legati a una violenza o a un tradimento da parte di una persona amata che, invece di proteggerti, in qualche modo ti ha fatto del male?

Ovviamente, anche in questo caso, da adulto avrai difficoltà a lasciarti andare nel contatto fisico per evitare di riaprire quella ferita che in realtà non sei mai riuscito a chiudere.

Il rifiuto del contatto fisico può essere il frutto della volontà di non svelarsi al prossimo, non farsi conoscere, per timore o per vergogna di sé. Rifiutare di essere toccati significa anche rifiutare di entrare davvero in contatto con il prossimo e con se stessi, con gli episodi del passato e con ciò che il corpo potrebbe svelare. In questo contesto potrebbero rientrare tutte le persone che tendono a somatizzare con malattie della pelle (dermatite atopica, orticaria, pruriti, eruzioni cutanee…).

In tutti i casi descritti, si tratta di una sorto di meccanismo di difesa messo in atto dalla parte più ancestrale di te. Inconscio e subconscio hanno un’intelligenza emotiva propria che non ha nulla a che fare con la logica e la razionalità. Queste parti “più sepolte” di noi ci portano a creare evitamenti e mettere in atto meccanismi quasi sempre disfunzionali.

In certi casi il disagio per il contatto fisico può diventare una vera e propria fobia.

L’afeofbia

L’afefobia è una fobia che comporta un grande disagio o repulsione nel contatto fisico con altre persone, nel momento in cui si da o si riceve. È un’ipersensibilitа al contatto diretto e alla vicinanza di un corpo al proprio.

Stare accanto a qualcuno nel treno o nell’ascensore, abbracciare o toccare la mano di altri può destabilizzare la persona, arrecando una sensazione di rifiuto incontrollato.

Sintomi e conseguenze

I sintomi possono essere correlati all’ansia o allo stress:

  • Tachicardia
  • Sudorazione
  • Dolore al petto
  • Soffocamento
  • Nausea
  • Vertigini
  • Tremore
  • Iper-ventilazione
  • Formicolio
  • Sensazione di svenire o impazzire
  • Perdere il controllo
  • Allerta costante
  • Paura di morire

La persona avverte il tocco come eccessivo o, addirittura, doloroso nei confronti di qualcuno del sesso opposto o, in modo generalizzato, verso tutti. La persona è indotta a credere che l’altro voglia costantemente toccarlo o violentarlo, per questo motivo non è molto incline ai rapporti inter-personali, arrivando ad evitare gli incontri e quindi il contatto fisico in generale.

L’afefobia, non di rado, può sfociare nell’agorafobia, ovvero l’evitamento di situazioni o luoghi in cui si può essere toccati.

"Non sopporto chiunque mi tocchi… mi viene voglia di urlare, di bestemmiare… mi si stringe lo stomaco e ho un nodo alla gola… provo un reale dolore fisico… che spesso mi porto dietro nei giorni. A volte me la prendo con me stessa dandomi un pugno…. se solo potessi prendermela con gli altri!"

Può capitare anche che la persona abbia timore di poter essere contaminata dagli altri, fino a praticare, generalmente con le mani, continui rituali compulsivi di purificazione legati alla pulizia.

Come superarlo

La difficoltà di essere toccati è una paura legata alla fiducia; la psicoterapia permette di individuare ed elaborare situazioni traumatiche o di trascuratezza emotiva in grado di aver destabilizzato la fiducia verso il prossimo, un acerrimo nemico da tenere lontano, perché è dannoso per la propria sopravvivenza.

La psicoterapia ricuce, affrontando il trauma, le ferite passate e ristabilisce una nuova prospettiva degli eventi e il grado di fiducia e sicurezza personale perduto. Evitare il contatto fisico non permette di proteggersi, ma di creare ulteriori distanze, compromettendo le relazioni interpersonali; non siamo isole destinate a vivere in solitudine, ma un arcipelago fatto di inter-relazioni.

È inutile tentare disperatamente di sfuggire a una carezza o a qualsiasi altro approccio fisico: la cosa migliore è quella di riconoscere l’origine del disagio che ormai è stato “fissato” nella tua menta. Puoi risalire al momento esatto in cui “il contatto fisico è divenuto emblematico” così da elaborare tutto ciò che c’è a monte.

Da cosa ti vuoi proteggere rifiutando il contatto fisico?

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione altro…