Cos’è e come si manifesta l’agorafobia, ovvero “la paura della piazza”

La paura di spazi aperti e troppo affollati, quel senso di panico che ti coglie mentre devi attendere in coda assieme ad altre persone. Probabilmente sono tutti segnali che soffri di agorafobia.
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Dott.ssa Samanta Travini Psicologa Psicoterapeuta
6 Marzo 2020 * ultima modifica il 06/03/2020

Prendere un mezzo pubblico, essere in coda assieme ad altre persone, uscire di casa da solo. Se queste situazioni ti provocano ansia al punto che fai di tutto per trovarti da un'altra parte, forse soffri di agorafobia. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Che cos'è

Etimologicamente, il termine agorafobia proviene dal greco “αγορά” (piazza) e “φοβία” (paura): “paura della piazza”, ovvero degli spazi aperti e/o affollati. Fu originariamente descritta da Westphal (1871) come – letteralmente paura delle piazze- e includeva la paura di lasciare la casa, di rimanere soli per la strada, in piazza oppure la paura di viaggiare in treno, auto o automobile.

I sintomi

All’interno del DSM 5 l’agorafobia viene classificata come un disturbo d’ansia a sé stante distinto dal disturbo da attacchi di panico.

Secondo il DSM 5 i criteri diagnostici per l’agorafobia includono una paura intensa o ansia di due o più delle seguenti situazioni:

  • Utilizzare mezzi pubblici, ad esempio treni, autobus o aerei;
  • Essere in uno spazio aperto e ampio, ad esempio un supermercato, un parcheggio o un ponte;
  • Essere in uno spazio chiuso di limitate dimensioni, ad esempio un teatro, un piccolo negozio;
  • Aspettare in coda oppure essere tra la folla;
  • Essere fuori casa da soli.

Le situazioni sopraelencate causano ansia poiché l’individuo teme che non sarà in grado di fuggire o di ricevere il necessario aiuto se si dovessero presentare sintomi di panico o altri malesseri psico-fisici.

Inoltre, i criteri diagnostici per l’agorafobia sono i seguenti:

  • Paura o ansia in relazione all’esposizione a una delle situazioni sopraelencate;
  • Evitamento delle situazioni temute, necessità di un accompagnatore per affrontare le situazioni temute oppure estrema difficoltà, distress e ansia nell’affrontare tali situazioni da soli;
  • Paura o ansia sproporzionate rispetto al reale pericolo insito nelle situazioni;
  • Compromissione del funzionamento socio-lavorativo della persona legato all’ansia e agli evitamenti sistematici;
  • Ansia ed evitamento persistenti, che durano per almeno sei mesi o più.

In aggiunta, è possibile che vi siano anche sintomi tipici dell’attacco di panico, come ad esempio aumento della frequenza cardiaca, eccessiva sudorazione, aumento della frequenza respiratoria, sensazione di vertigini, paura di perdere il controllo o di morire, e così via. È frequente la possibilità che si possa presentare un attacco di panico in aggiunta all’agorafobia.

I fattori di rischio

I principali fattori di rischio associati all'agorafobia sono diversi, i più importanti riguardano l’aver avuto una diagnosi di attacchi di panico, essere giovane età e donna.

Solitamente l’agorafobia viene diagnosticata intorno ai 20 anni e molto raramente dopo i 55 anni. L’insorgenza solitamente è connessa a un periodo stressante che favorisce l'arrivo di di un attacco. Successivamente, tramite un processo di condizionamento, la situazione in cui l’attacco si è venuto a creare diventa il fattore scatenante dell’attacco stesso.

La remissione spontanea di questo disturbo non è frequente, si raccomanda quindi a chi ne soffre di intraprendere un trattamento.

Come si supera

Il primo passo per andare oltre le proprie paure è quello di affrontarle: questo ci aiuta a capire che i nostri timori sono infondati e che saremo capaci di far fronte alle conseguenze. Alcune persone con agorafobia riescono ad affrontare la quotidianità e la routine giornaliera e familiare senza alcun problema.

Non sempre, però, è possibile fare questo passaggio da soli, a volte è necessario chiedere aiuto a uno specialista: lo psicoterapeuta può aiutarci in questo percorso. A prescindere dall’orientamento dello specialista a cui decidiamo di affidarci, l’obiettivo principale sarà quello di metterci davanti a quello che più temiamo in modo graduale e fornendoci i giusti mezzi.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione altro…