Centrali al Torio: una possibile nuova frontiera più economica e green per il nucleare?

Da anni si ragiona sulla possibilità di sostituire il combustibile che alimenta le centrali nucleari: anziché l’Uranio, utilizzare un altro elemento, il Torio. Secondo gli esperti si tratta di un materiale molto più abbondante sulla Terra e di più facile estrazione e gestione. Inoltre, potrebbe garantire una produzione di energia più pulita con rifiuti radioattivi con un tempo di decadimento decisamente inferiore.

Torio, chi è costui?”. Probabilmente te lo sei domandato se hai letto le parole del professor Marco Enrico Ricotti oppure ne avrai sentito parlare come una forma di nucleare più pulito. Se invece non l’hai mai sentito nominare ti posso dire che sì, il torio rappresenta una delle possibili nuove frontiere dell’energia nucleare. Da diversi anni si parla di un nuovo tipo di combustibile per gli impianti atomici, il torio appunto, che per alcuni è la chiave per una forma energia nucleare più pulita e sicura. Come sempre quando si parla di nucleare, anche su questo tema il dibattito e grande e i dualismi non mancano. Luci e ombre si diceva, giusto? Ecco, lo stesso vale per questa prospettiva. Nelle prossime righe prova a riassumerti lo scenario.

Cos’è

Il torio è è un metallo naturale, caratterizzata da una bassa radioattività. Come avrai capito, prende il suo nome dal dio Thor: la scelta, un po’ sopra le righe, risale al 1828 ed è figlia del suo scopritore, il chimico svedese Jons Jakob Berzelius. Il torio è considerata la fonte di energia più abbondante e più facilmente disponibile sul nostro Pianeta. Si trova in piccole quantità nella maggior parte delle rocce e dei suoli, dove la sua concentrazione è circa tre volte superiore a quella dell’uranio: la fonte più abbondante di torio è la monazite, un minerale fosfato ricco di elementi delle "terre rare", ovvero minerali non comuni. Secondo la World Nuclear Association, che a sua volta cita un documento della Iaea del 2014, sulla Terra le scorte di Torio si aggiravano all’epoca intorno ai 6 milioni di tonnellate totali.

Nuovo combustibile?

Il Torio occupa uno spazio nelle menti di ingegneri e policy makers in fatto di energia e nucleare perché può rappresentare un nuovo tipo di combustibile, più sicuro e pulito. Ad oggi, te l’ho raccontato, nei reattori nucleari il combustibili è l’uranio 235, che è un materiale fissile. Significa che quando viene bombardato dai neutroni innesca la famosa reazione di fissione: gli atomi di uranio dunque si spaccano e liberano energia e altri neutroni che, a loro volta, creano reazioni di fissione a catena. Il torio si comporta invece in modo diverso perché non è un materiale fissile ma fertile e perciò di per sé non è in grado di innescare la fissione. Solo quando viene colpito da un neutrone, lo assorbe trasformandosi in un elemento questa volta fissile, cioè l’Uranio 233, che invece è un ottimo materiale fissile.  Questo significa che il torio, per funzionare come combustibile nucleare, ha bisogno di essere “unito” a una minima quantità di materiale che funzioni da "driver", come l’uranio 235, dalla cui fissione iniziale derivano i neutroni che innescano tutto il processo che ti ho appena descritto.

Vantaggi e svantaggi

Ipotizzare centrali nucleari al torio significa mettere sul piatto pro e contro. Tra i vantaggi, come ti ho detto all’inizio, c’è sicuramente un aspetto pratico: rispetto all'uranio, questo materiale è molto più abbondante sulla Terra e la sua estrazione sarebbe più sicura ed efficiente. Inoltre, il torio potrebbe in parte sciogliere quel legame tra l’energia nucleare e la proliferazione di armi di distruzione di massa dal momento che non può esistere un ordigno che tragga la sua energia dal torio. In un incontro pubblico, il fisico premio Nobel Carlo Rubbia aveva messo in piedi un confronto tra carbone, uranio e torio in termini di produzione energetica. E sosteneva che per produrre 1000 Megawatt all’anno di elettricità servirebbero 3,5 milioni di tonnellate di carbone, 200 tonnellate di uranio che alimenterebbero una centrale e invece solo una tonnellata di torio. Ma l’aspetto più interessante che rende il torio un serio candidato-combustibile per il nucleare di un domani è legato alla produzione di rifiuti e scarti radioattivi.

Ce lo aveva spiegato il professor Ricotti: a differenza dell’utilizzo dell’Uranio, che comporta la produzione anche di elementi altamente radioattivi che hanno tempi di decadimento di migliaia di anni, con il Torio non verrebbero originati questi elementi, detti "transuranici" e i suoi rifiuti avrebbero così una vita decisamente più breve, quantificabile in poche centinaia di anni. E gli svantaggi? Le centrali al Torio rappresentano al momento un’idea. Nel senso che nonostante progetti e sperimentazioni, non ci sono impianti attivi e funzionanti e perciò tutti i lavori di test, analisi, verifiche e permessi non sarebbero solo lunghissimi ma soprattutto costosi. E di riflesso, bisogna rendersi conto che senza prove, non vi sono conferme sugli effettivi guadagni, sia in termini produttivi che di gestione e mantenimento to che, soprattutto, di impatto ambientale. e però un’idea che è bene tenere in mente, non credi?

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Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal altro…