Nucleare in Italia: dove si trovano le nostre centrali e come funziona un reattore

Anche nel nostro Paese abbiamo visto sorgere impianti e laboratori nucleari per la produzione di energia elettrica dalla fissione. Erano quattro le centrali attive in Italia poi, con il referendum post Chernobyl, si è deciso per un politica energetica senza la fisica dell’atomo. Dal 1987 è stata dunque staccata la spina al nucleare italiano e le strutture sono state sottoposte al decommissioning.

In Italia il nucleare esiste. Anche noi abbiamo centrali che sfruttano l’energia dell’atomo, impianti che lavorano alla creazione di combustibile e dove sono detenuti rifiuti radioattivi o laboratori che continuano la ricerca con i radioisotopi. Prima di proseguire devo però dirti che il tempo verbale da utilizzare è il passato. Perché il nucleare in Italia oggi non c’è più: nel senso che dalla fine degli anni ’80 il nostro Governo ha scelto, di fatto, di non proseguire nella politica energetica basata sugli impianti nucleari e da allora le quattro centrali – Latina, Trino, Caorso e Garigliano – sono in fase di decommissioning così come molti altri impianti.

I referendum

La scelta di fermare l’avanzata del nucleare in Italia risale al 1987. Sebbene possa sembrarti un controsenso, visto il sostanziale contributo dato dal nostro Paese alla fisica dell’atomo – i neutroni lenti e la fissione sono figli di Enrico Fermi e dei Ragazzi di via Panisperna -, il disastro di Chernobyl di un anno prima aveva soffiato sul fuoco della paura degli italiani. In più, il nemico invisibile rappresentato da una nube radioattiva e proveniente dall’Ucraina allo stesso tempo aveva anche rinnovato il nostro spirito ambientalista. Tanto che, nemmeno un mese dopo, il 10 maggio, a Roma andò in scena una gigantesca manifestazione popolare anti nucleare, con Legambiente in prima fila, a cui parteciparono più di 200mila persone. Fu il primo passo che portò poi ai referendum abrogativi del 1987.

La manifestazione anti–nucleare del 1986 a Roma. Fonte: Wikipedia.

Gli italiani andarono a votare non per un sì o un no al nucleare: in realtà si scelse sulla localizzazione delle centrali, se abrogare o meno i compensi ai comuni che ospitavano impianti e sul divieto all’Enel, che all’epoca era di proprietà dello Stato, di partecipare ai progetti nucleari all’estero. I risultati delle votazioni, di fatto staccarono la spina alle centrali di Latina, Trino (Vercelli) e Caorso (Piacenza), come già era avvenuto per quella del Garigliano nel 1982 e anche agli altri impianti del ciclo del combustibile. Il nucleare in Italia, dunque, si arrestò. Una decisione che venne ribadita anche nel 2011, con un nuovo referendum promosso subito dopo un altro incidente, quello di Fukushima.

Dove sono

Sul nostro territorio sono state costruite quattro centrali nucleari: una a Trino, nella zona di Vercelli, una a Caorso in provincia di Piacenza, una a Latina e una nel comune di Sessa Aurunca (Caserta), sul fiume Garigliano. Tutte e quattro al momento sono in fase di decommissioning. Significa che tutto il combustibile nucleare è stato allontanato dal sito, sono stati avviati sia il processo di caratterizzazione radiologica con cui, in pratica, si individuano gli elementi radioattivi presenti negli impianti, sia quello di decontaminazione e di demolizione. Insieme, chiaramente, alla gestione dei rifiuti radioattivi di cui ti parlerò in un altro dei nostri approfondimenti. Le attività di decommissioning sono in mano a Sogin, l’azienda statale che si occupa anche della gestione degli impianti legati al ciclo del combustibile nucleare di Saluggia (Vercelli), Rotondella (Basilicata), Casaccia (Lazio), Bosco Marengo (Piemonte) e dal 2018 anche di quello di Ispra (Varese).

Centrale nucleare di Latina 

L’esterno della centrale nucleare di Latina. Fonte: Sogin.

Quella laziale è stata la prima centrale nucleare in Italia. I lavori di costruzione partirono nel 1958 e a metà del ’63 cominciò a produrre energia. Grazie alla sua potenza elettrica di 210 Megawatt (elettrico) fu per qualche tempo l’impianto nucleare più grande d’Europa. La prima ad essere costruita, sì, ma anche l’ultima ad essere smantellata: è freschissima, di maggio 2020, infatti, la notizia del decreto di disattivazione del Ministero dello Sviluppo Economico.

Centrale nucleare di Caorso 

La sala di controllo della centrale di Caorso. Fonte: Sogin.

L’impianto di Caorso stato progettato e realizzato nei primi anni Settanta e ha visto la prima accensione nel 1981. La sua attività è durata fino al 1986, quando l’impianto fu fermato per i processi di ricarica del combustibile. Da allora, con il referendum del 1987, non fu mai più riaccesa.

Centrale nucleare del Garigliano

La facciata esterna della centrale del Garigliano. Fonte: Sogin.

Nel comune di Sessa Aurunca, nel casertano, tra il 1959 e il 1963 venne costruita la centrale nucleare del Garigliano. Iniziò la produzione di energia elettrica 1964 e fino al 1982 produsse circa 12,5 miliardi di Kilowattora di energia elettrica. Cinque anni prima del referendum, la centrale fu mandata in pensione.

Centrale nucleare di Trino

L’impianto nucleare di Trino visto dall’esterno. Fonte: Sogin.

La seconda per costruzione, dopo Latina, i cantieri per la centrale nucleare “Enrico Fermi” di Trino iniziarono nel 1961 e soli tre anni dopo entrò in funzione con una potenza di 270 MWe. La sua attività durò fino al 1987 quando, con il referendum, venne definitamente spenta insieme al programma nucleare italiano.

Come funziona un reattore

Quando oggi ti parlo di centrale nucleare mi riferisco a un impianto che produce energia elettrica attraverso lo sfruttamento di reazioni di fissione. Ti ricordi? Si tratta del processo con cui atomi di Uranio vengono bombardati con neutroni: in questo modo si dà origine a due grossi frammenti, di carica positiva, che si respingono tra loro con un’enorme quantità di energia cinetica. Con la fissione si creano anche altri due neutroni che, a loro volta, possono a provocare altre reazioni a catena. L’energia cinetica dei prodotti di fissione viene poi trasformata in calore con cui viene generato il vapore che alimenta una turbina per ricavare energia elettrica.

Lo schema di come funziona un reattore nucleare: a sinistra le barre di controllo e le pastiglie di uranio bombardate dai neutroni, l’acqua come moderatore e il sistema per trasformare il calore in vapore e alimentare le turbine per produrre elettricità.

Le reazioni di fissione avvengono all’interno del nocciolo. Qui sono collocate della “pastiglie” di combustibile, ovvero di Uranio arricchito. Significa che la quantità dell’isotopo Uranio 235 al suo interno viene aumentata fino a renderlo utilizzabile nelle reazioni di fissione: l’arricchimento, in questo caso, è comunque troppo basso e il combustibile che si viene a creare non può funzionare per scopi militari. Le pastiglie sono poi circondate da un moderatore, ovvero una sostanza che rallenta la velocità dei neutroni facilitando così lo scontro con gli atomi di Uranio: può essere l’acqua normale, l’acqua pesante (con Deuterio al posto dell’Idrogeno) o anche la grafite. Le reazioni di fissione, a questo punto, possono innescarsi.

Come puoi immaginare, però, serve che le reazioni vengano controllate. Che ci sia dunque un sistema che permetta di regolare l’attività dei neutroni ma che funzioni anche come freno, un blocco nel caso in cui i neutroni fossero in sovrannumero. Per questo un reattore prevede le cosiddette “barre di controllo”, delle strutture ritraibili composte di varie leghe metalliche, dall’argento al cadmio al boro e alla stessa grafite, che permettono di regolare la fissione: in pratica quando vengono inserite all’interno del nocciolo, le barre assorbono i neutroni e rallentano la reazione fino all’eventuale spegnimento.

Come ti dicevo prima, poi, l'energia cinetica originata dalla fissione viene trasformata energia termica e poi in vapore: attraverso un circuito esterno al nocciolo il vapore verrà fatto arrivare fino alle pale di una turbina, mettendole in moto trasferirà la propria energia cinetica a un alternatore che la trasformerà a sua volta in energia elettrica. Questa, in seguito, diventerà la sorgente per attività interne alla stato di appartenenza dell'impianto oppure si trasformerà anch'essa in un prodotto commerciabile, importato da altri stati esteri per parte del proprio sostentamento energetico.

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Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal altro…