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21 Aprile 2022
10:00

Come riconoscere e come comportarsi con un partner anaffettivo

Accettarlo così com’è o prendere le distanze? È la domanda che ci si pone nel momento in cui si riconosce che il proprio partner è un anaffettivo. Nessuno è perfetto, ma quanto sei disposto ad accettare una relazione in cui le emozioni non sono sono protagoniste?

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Come riconoscere e come comportarsi con un partner anaffettivo
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Freddo, razionale. Soprattutto distante. Almeno questa è la prima impressione di un partner anaffettivo, con la quasi certezza che non si tratta solo di apparenza, ma di nuda e cruda verità. Lui (nella maggior parte dei casi si tratta di un uomo) è proprio così, è anaffettivo. Difficile credere che possa cambiare.

Per anaffettività si intende l’incapacità da parte di una persona di provare emozioni. Dal momento che la persona anaffettiva ha difficoltà a riconoscere le emozioni, le risulta particolarmente complesso riuscire a mettersi in relazione con quelle degli altri e forse, i primi ad accorgersene, sono proprio le persone con cui si relaziona.

Come si riconosce una persona anaffettiva? Sicuramente dalla poca empatia, dalla freddezza e da una certa distanza che tende a mettere a tutto e tutti. Un partner anaffettivo non lo riconosci solo per il fatto che sembra fuggire da una relazione sentimentale, ma anche perché ai sentimenti e alle emozioni preferisce la razionalità e la logica, perché lo fanno sentire più al sicuro.

Per questo motivo una persona anaffettiva mostra una particolare dedizione al lavoro e tende a parlare principalmente di quello, oltre che di se stesso. Se ti stai chiedendo se un anaffettivo è anche un po’ narcisista, la risposta è sì, almeno in alcuni casi, ed una cosa è certa: chi nasce tondo non muore quadrato, quindi ancora una volta (meglio ribadire il concetto) l’anaffettivo non cambierà.

L’intenzione non è quella di giudicare “male” una persona anaffettiva, perché non si può ignorare il fatto che il suo essere anaffettivo è una forma di difesa che la persona sviluppa per vivere una qualsiasi relazione lontano dal suo contenuto emotivo, perché visto come qualcosa di pericoloso.

Detto ciò, un partner anaffettivo non è da condannare, ma quanto meno è da "riconoscere". Una volta che ci si è resi conto del “problema”, è però inevitabile trovarsi di fronte a un bivio: accettarlo così com’è o prendere le distanze?

Accettarlo così com’è significa accettare anche l’idea che non sia possibile cambiarlo. L’unica strada percorribile è quella di cercare di interagire con quella persona, comprendendo davvero come funziona, come vive e come si relazione con gli altri.

Un buon metodo è puntare sulla comunicazione e provare a instaurare un dialogo. In questo modo è possibile comunicare le proprie emozioni e le proprie necessità e, allo stesso tempo, capire il suo punto di vista e il perché del suo atteggiamento così razionale e distante.

Nessuno è perfetto e non è detto che una persona anaffettiva non provi alcun sentimento o non abbia altre qualità come essere protettiva, fedele o di sostegno quando necessario. Nella consapevolezza di avere un partner anaffettivo bisogna farsi una sorta di esame di coscienza e capire quanto si è disposti a scendere a qualche compromesso, senza rinunciare mai alle proprie necessità (e alla propria felicità).

Quando i silenzi e la rigidità dell'anaffettivo non sono tollerati, forse è il momento di essere i primi a prendere le distanze. In qualsiasi relazione non bisogna mai perdere la percezione di quelli che sono i propri sentimenti e il proprio stato d'animo, pertanto se la personalità di un anaffettivo inizia a pesare troppo, meglio ripartire dai propri bisogni e magari trovare qualcuno che sia più simile al proprio carattere.

Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti sul computer ho così aggiunto nel tempo l'interesse per il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia degli animali, la passione per l'eco-design e tutto ciò che è bioarchitettura. Lo slancio di stupore che provo ogni volta che un progetto di verde urbano rende più bella la mia città, mi spinge a coltivare ancora più piante e fiori sul terrazzo di casa (ma mi definisco ancora un pollice verde in erba). Giornalista e mamma di due adorabili pesti, quando non lavoro o quando il piccolo di casa fa il suo sonnellino pomeridiano, cerco di ritagliarmi del tempo libero scegliendo tra le seguenti opzioni: un'ora sul campo da tennis, una camminata nel verde, venti minuti di Reiki o una pila di riviste di arredamento da sfogliare in solitudine.