Come si riconosce la disposofobia, il disturbo da accumulo di oggetti o animali

La disposofobia è un disturbo caratterizzato dalla tendenza ad accumulare un grande quantitativo di oggetti, di ogni forma e natura, indipendentemente dal loro valore. Potresti averne sentito parlare nella famosa serie televisiva americana, oppure conoscere qualcuno che ne ha manifestato i sintomi. Proviamo allora a capire meglio di cosa si tratti e da quali fattori è provocato.
Dott.ssa Samanta Travini Psicologa Psicoterapeuta
29 Gennaio 2021 * ultima modifica il 29/01/2021

Sepolti in casa, letteralmente sommersi da oggetti di qualsivoglia natura. È questa l’immagine che più di ogni altra caratterizza le persone affette da disturbo da accumulo (hoarding disorder), altrimenti detto disposofobia. A qualcuno di voi magari sarà capitato di seguire la serie televisiva americana che porta l’omonimo nome, incuriositi dalle condizioni estreme nelle quali riescono a vivere, o per meglio dire sopravvivere, queste persone “disposofobiche”.

Cos’è

Il disturbo da accumulo (disposofobia) è caratterizzato dall’acquisizione eccessiva di oggetti e, allo stesso tempo, dall’incapacità di gettarli via. Gli oggetti possono essere i più disparati: dai giornali agli indumenti, dai rifiuti a vecchi contenitori di cibo. È proprio la difficoltà a buttare via le cose che può portare a ingombrare significativamente gli spazi di casa, fino a ostacolare le normali attività quotidiane quali cucinare, pulire, muoversi in casa, persino dormire.

Le grandi quantità di oggetti accumulati da chi soffre di disposofobia possono minacciare la salute e la sicurezza di chi vive in casa o vicino. Possono verificarsi incendi, cadute e anche malattie, date le scarse condizioni igieniche nelle quali queste persone disposofobiche si trovano a vivere. Un altro elemento caratteristico è il progressivo isolamento a cui queste persone vanno incontro in conseguenza dell’imbarazzo e della vergogna che provano rispetto a invitare ospiti nella propria abitazione. In molti casi si creano conflitti con i familiari e anche con i vicini.

L’allontanamento e l’ostilità degli stessi aumentano la sofferenza di queste persone che soffrono di disposofobia in un circolo vizioso che arriva a comprometterne pesantemente il funzionamento psicologico, lasciandoli in una condizione di totale abbandono.

I sintomi

Il soggetto affetto da disposofobia ha un bisogno impellente di conservare oggetti e prova una forte angoscia quando è costretto a separarsene o addirittura al solo pensiero di doverlo fare. Il soggetto non ha spazio a sufficienza per sistemare tutti gli oggetti che accumula. Le stanze si riempiono talmente tanto da non essere più vivibili; servono solo ad accumulare oggetti. Ad esempio, il lavandino può essere coperto da pile di giornali accumulati, così come i piani di lavoro, i fornelli e il pavimento della cucina, che di fatto non è più utilizzabile per cucinare i pasti.

L’accumulo spesso interferisce con le attività domestiche del soggetto e, talvolta, con quelle scolastiche o lavorative. Ad esempio, il soggetto non vuole che le persone entrino in casa, compresi i familiari, gli amici e i tecnici per le riparazioni, perché è imbarazzato dal disordine. Il disordine può compromettere la sicurezza e mettere la casa a rischio d’incendio o di animali infestanti. Alcuni soggetti realizzano che l’accumulo è un problema, altri no.

Nell’accumulo di animali, il soggetto tiene con sé animali da compagnia in quantità superiori allo spazio disponibile e al cibo e alle cure veterinarie che può dare o prestare. Fa sì che gli animali vivano in condizioni non igieniche. Spesso, gli animali vivono in spazi angusti e perdono peso e/o si ammalano. Tuttavia, molti soggetti affetti da tale disturbo non ammettono di non prendersi cura in maniera corretta degli animali. Gli accumulatori di animali sono molto affezionati ai loro animali e non vogliono darli via.

Senza trattamento, i sintomi di solito perdurano per tutta la vita, con poco o nessun cambiamento.

Il disturbo da Accumulo nel DSM-5

Secondo la descrizione fornita dal DSM-5, la caratteristica principale del Hoarding Disorder consiste in una persistente difficoltà a disfarsi o separarsi dai propri possedimenti, indipendentemente dal loro reale valore (Criterio A). Gli individui conservano di proposito gli oggetti e sperimentano un forte stress quando si confrontano con l’idea di liberarsene (Criterio B).  Gli individui accumulano un grande numero di oggetti che riempiono e creano ingombro e in molti casi un certo disordine negli spazi quotidiani al punto che il loro utilizzo non è più possibile (Criterio C). L’accumulo causa un disagio clinicamente significativo o menomazione della sfera sociale, occupazionale o di altre importanti aree di funzionamento – incluso il mantenere un ambiente sicuro per sé e per gli altri – (Criterio D). L’accumulo infine non deve essere dovuto ad altre condizioni mediche o disturbi mentali (Criteri E e F)

Cause e fattori di rischio

Non è ancora chiaro che cosa provochi esattamente la disposofobia, ma pare che la genetica, la biochimica del cervello e gli eventi stressanti della vita possano favorirne le manifestazioni. Il disturbo da accumulo può colpire chiunque, indipendentemente dall'età, dal sesso o dalla condizione economica.

I fattori di rischio includono:

  • Età. La disposofobia inizia a manifestarsi, di solito, intorno all'età di 11-15 anni e tende a peggiorare con il tempo. I bambini più piccoli possono iniziare a raccogliere oggetti, come giocattoli rotti, scarti della matita temperata e libri obsoleti. La disposofobia è più comune, comunque, negli anziani, che negli adulti più giovani.
  • Personalità. Molte persone con disturbo da accumulo hanno un temperamento timido e sono insicure.
  • Predisposizione familiare. Se un membro della famiglia presenta disposofobia, è più probabile sviluppare il disturbo.
  • Eventi stressanti. Spesso, è la componente affettiva che innesca il processo alla base della disposofobia: alcune persone sviluppano la patologia dopo aver sperimentato un evento di vita stressante, affrontato con difficoltà, come la morte di una persona cara, il divorzio, lo sfratto o la perdita di beni in un incendio. Nell'accumulatore seriale, il fatto di avere tutti questi oggetti attorno a sé ha un effetto rassicurante.
  • Isolamento sociale. Le persone con disturbo da accumulo hanno, in genere, interazioni sociali limitate o tendono ad isolarsi. Si viene a creare, infatti, un processo paradossale: accumulando, chi soffre di disposofobia cerca di colmare una carenza affettiva, ma allo stesso tempo si allontana dagli altri.

La tendenza all'accumulo può presentarsi, talvolta, come un sintomo di un altro disturbo di tipo psichiatrico e neurodegenerativo. Molte sono, infatti, le condizioni patologiche che possono produrre difficoltà nell'organizzare le proprie cose. L'accumulo compulsivo è spesso associato a un disturbo della personalità, ma può essere correlato anche a disturbi ossessivo-compulsivi, depressione, deficit di attenzione/iperattività (ADHD), psicosi o demenza.

La diagnosi

Quando si sospetta, in un familiare o in sé stessi, che il disordine sia “patologico”, è sempre bene rivolgersi a uno specialista con una specifica competenza sul disturbo, per una valutazione psicologica approfondita. La disposofobia è un disturbo che rientra nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), che attribuisce al comportamento di accumulo il ruolo di suo principale indicatore, unitamente agli effetti che tale problema produce, tra cui:

  • Riempire la casa di un gran numero di beni inutili o di scarso valore;
  • Incapacità a separarsi dai propri beni e a disfarsene;
  • Ingombro della casa tale da impedire l'uso della stessa;
  • Incapacità a restituire oggetti presi in prestito.

La disposofobia sembra essere più comune nelle persone con disturbi psicologici, come il disturbo ossessivo-compulsivo, la depressione o il disturbo d'ansia. Di solito, però, la patologia non è dovuta a un'altra condizione medica, come ad esempio una lesione cerebrale.

Accumulo compulsivo e DOC

Da un punto di vista fenomenologico, la paura di perdere qualcosa di importante per la persona, la paura di liberarsi di cose da cui si sente emotivamente legato o il timore di commettere errori in merito a ciò che sia meglio conservare o gettare potrebbero essere considerate analoghe alle ossessioni, mentre il non buttare via gli oggetti, così come qualche comportamento di acquisizione potrebbero essere assimilati alle compulsioni.

Tuttavia, molte ricerche hanno fornito prove a sostegno di importanti differenze tra accumulo compulsivo e disturbo ossessivo-compulsivo. Per esempio, i pensieri relativi all’accumulo nei pazienti con disturbo da accumulo (disposofobia) non sono percepiti come intrusivi o indesiderati; non sono ripetitivi, come invece tipicamente sono le ossessioni nei pazienti DOC.

L’accumulo compulsivo è un fenomeno passivo, in cui l’intenso disagio è provato solo nel momento in cui queste persone si trovano a fare i conti con la necessità di liberarsi di quello di cui sono in possesso. L’esperienza di acquisizione delle cose, invece, è sentita come egosintonica, piacevole, o comunque tale da generare una sensazione di sicurezza.

Una delle caratteristiche peculiari dei soggetti con disposofobia è un forte attaccamento nei confronti delle cose che posseggono, talvolta attribuendo a esse un forte senso identitario. Ecco che lo scenario di doversi sbarazzare di cose a cui sentono di essere molto legati affettivamente può essere esperito dalla persona come molto doloroso. Talvolta questi soggetti arrivano a pensare che le cose inanimate abbiano dei veri e propri sentimenti. Il paziente ossessivo-compulsivo, invece, anche nei casi in cui manifesti una sintomatologia di accumulo, non è in alcun modo interessato al valore intrinseco dell’oggetto. Per esempio, un comportamento di accumulo potrebbe essere la conseguenza di pensieri superstiziosi del tipo “Se io butto via un oggetto, temo che possa accadere qualcosa di negativo a una persona cara”. In questo caso, dunque, la difficoltà a liberarsi di quell’oggetto non è legata tanto all’attribuzione di un valore emotivo allo stesso, quanto piuttosto rappresenta una strategia protettiva in risposta a pensieri intrusivi di natura catastrofica.

Diverso invece è il significato attribuito dai pazienti con disturbo da accumulo alla medesima incapacità a buttare via. Dal momento che gli oggetti sono parte integrante della loro identità personale, della loro memoria, lo sbarazzarsene equivale a una vera e propria esperienza di lutto. Di qui le emozioni prevalenti di dolore e rabbia di chi soffre di disposofobia.

Possibili complicanze

La disposofobia può causare una serie di complicazioni, tra cui:

  • Condizioni abitative insalubri
  • Incapacità di svolgere le attività quotidiane, come fare il bagno o cucinare
  • Aumento del rischio di lesioni e traumi, spostando gli oggetti o provocandone la caduta
  • Pericolo di incendio
  • Conflitti familiari
  • Solitudine e isolamento sociale
  • Problemi finanziari e legali, tra cui lo sfratto

La cura

Il trattamento del disturbo da accumulo è molto complesso, soprattutto per il fatto che prevede una grossa parte di lavoro presso il domicilio del paziente. Molte persone non riconoscono, inoltre, l'impatto negativo di tale problematica sulla loro vita o non credono di aver bisogno di cure.

I due principali interventi per la gestione della disposofobia sono la psicoterapia e il trattamento farmacologico.

La terapia cognitivo-comportamentale è la forma più comune di psicoterapia usata per aiutare i pazienti a superare la malattia. Nel percorso terapeutico occorre intervenire sulla correzione delle abilità deficitarie di organizzazione dei propri beni, per aiutare il paziente a decidere quali scartare. Inoltre, con l'aiuto dello specialista, è importante capire il motivo per cui ci si sente in dovere di accumulare.

Per quanto riguarda i farmaci, si è avuto un certo successo nella riduzione dei sintomi negativi con l'assunzione di antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI).

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione altro…