Coronavirus: ideato a Milano Shield19, il dispositivo in 3D per proteggere il viso dei sanitari

Da usare in aggiunta, e non in alternativa, alle mascherine, SHIELD19 è il nuovo dispositivo per proteggere i sanitari al lavoro per l’emergenza coronavirus. Il progetto è un file stampabile in 3D, disponibile in rete. Una lavorazione avvenuta in quarantena come ci racconta uno degli ideatori del progetto, Marco Lanza.
Emanuele La Veglia 30 marzo 2020

Contro il nemico invisibile “coronavirus” medici e infermieri si stanno comportando da eroi. Bisogna però proteggerli perché, come avrai letto in questi giorni, rischiano continuamente il contagio. Un'idea innovativa che oggi voglio raccontarti arriva da Milano. Shield19 si presenta come una visiera che protegge l’intero volto dai droplet, le goccioline con cui si trasmette il virus.

Per capirne di più, abbiamo parlato con Marco Lanza project manager di YATTA!, il team che ha realizzato il progetto.

"Shield è una parola inglese che vuol dire barriera, scudo. L'obiettivo è quello di dare più sicurezza a medici e infermieri con una visiera che è un'aggiunta e non un'alternativa alla mascherina. La stampa 3D è di grande aiuto in questo senso perché ti permette di realizzare in maniera economica oggetti utili nella vita di tutti i giorni e che non puoi avere facilmente a disposizione."

La mattina del 21 febbraio, quando è stato scoperto il primo caso di Covid-19, Marco stava tenendo un un contest di progettazione con gli studenti di un istituto professionale di Lodi. Oltre alle attività di laboratorio, YATTA! gestisce infatti diversi progetti di formazione.

"Quest'anno avevamo un calendario molto fitto di lezioni in tutta la Lombardia, da scuole primarie a corsi post-diploma. Nella pausa della lezione ho appreso la notizia e proprio a Codogno avrei dovuto fare una lezione qualche giorno dopo. Allora ho deciso subito di chiudere la sede di Milano, poi due giorni dopo è arrivato anche il blocco di tutte le attività didattiche. Il lodigiano era per noi una seconda casa."

Marco Lanza, project manager di YATTA, impegnato in attività di formazione

Da più di un mese a YATTA! si lavora in smart working. I progetti vanno avanti, ma senza i macchinari adatti ovviamente non è la stessa cosa. Anche la stampa tridimensionale è stata rivoluzionata dal coronavirus, ma i makers, cioè gli artigiani digitali, non si arrendono.

"Nonostante la drammaticità del momento, la stampa 3D ha mostrato ancora una volta la sua magia. E ad accendere le macchine sono stati migliaia di makers in tutto il mondo. Noi abbiamo deciso di condividere il file del progetto in modalità open source: chiunque può scaricarlo o modificarlo. In fondo quello che abbiamo imparato lo dobbiamo al lavoro e ai risultati di altri e ai risultati di altri e lo rimettiamo in circolo e chi sa fare meglio di noi può dare il suo contributo a migliorare il progetto".