Cos’è e come funziona la psicologia dell’assistenza sanitaria

Si tratta di un aspetto nuovo all’interno degli aiuti umanitari in caso di conflitto, ma proprio in questi giorni ne sentiamo parlare. Proviamo allora a capire meglio di cosa si tratti e quale possa essere il ruolo di uno psicologi in questa situazione.
Dott.ssa Samanta Travini Psicologa Psicoterapeuta
4 Marzo 2022 * ultima modifica il 04/03/2022

Paolo Castelletti nel suo articolo spiega come “il periodo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta ha rappresentato una fase topica nel percorso di integrazione della psicologia nel mondo dell’assistenza umanitaria".

La prima formulazione esplicita della possibilità di fondare una psicologia dell’assistenza umanitaria come disciplina autonoma è contenuta in un articolo di Alastair Ager e Maryanne Loughry dal titolo Psychology and humanitarian assistance pubblicato nel 2004 sulla rivista The Journal of Humanitarian Assistance.

Gli autori hanno messo in evidenza come negli ultimi anni si sia assistito a significativi e promettenti sviluppi nel contributo della psicologia all’assistenza umanitaria, particolarmente in tre ambiti:

Salute mentale nei bambini esposti a contesti di guerra e di conflitti

In tale direzione è stato di fondamentale importanza far riferimento al PTSD in età evolutiva, visto come un nuovo strumento con cui descrivere il comportamento dei bambini coinvolti nelle guerre e nelle migrazioni forzate, esposti quindi a eventi gravemente stressanti.

Psicologia sociale del conflitto etnopolitico

Attribuendo al conflitto etnopolitico un ruolo primario nella genesi e nella cronicizzazione di molti conflitti e crisi contemporanei, le relazioni tra gruppi costituiscono uno degli ambiti di ricerca maggiormente significativi per l’aiuto umanitario.

Supporto psicologico alle ONG

Il supporto psicologico per gli operatori umanitari esposti a situazioni di rischio sta diventando uno dei problemi principali da affrontare, sia relativamente all’analisi del rischio, che ai fattori di resilienza, che alle strategie di supporto ai gruppi. Esiste infatti una precisa correlazione tra l’esperienza di eventi traumatici e sintomi ansiosi di rilevanza clinica, tale da provocare risposte aggressive sul piano relazionale. Inoltre, considerando il ruolo di mediazione svolto dalle risorse individuali di coping, il grado di vulnerabilità è maggiore per gli operatori al primo incarico oppure con una lunga storia di incarichi complessi.

Lo psicologo nell'assistenza umanitaria

Lo “psicologo in ambito dell'assistenza umanitaria e cooperazione allo sviluppo" è il professionista che, con i saperi, le tecniche e gli strumenti della psicologia, opera a livello prevalentemente internazionale nei seguenti ambiti:

  • progetti di assistenza a favore di paesi colpiti da gravi crisi umanitarie prodotte da conflitti armati, imponenti flussi migratori, diffusione di gravi epidemie, e grandi emergenze ambientali;
  • progetti di cooperazione allo sviluppo in paesi che, risolte le emergenze acute, si aprono a progetti di collaborazione promossi da altri paesi o da agenzie internazionali e organizzazioni non governative;
  • stesura, supervisione, monitoraggio e valutazione di progetti o di specifiche azioni inerenti tematiche psicosociali;
  • attività di advocacy, sia relativamente alla salute mentale che al benessere psicologico, rispetto ad una prospettiva culturale, che rientri nella cornice del rispetto dei diritti umani;
  • attività di consulenza e collaborazione con le Organizzazioni non Governative o ad altre agenzie e/o associazioni per: selezione di volontari e cooperanti, formazione del personale espatriato, formazione del personale in loco, assistenza psicologica al personale espatriato nelle fasi di preparazione, missione e post missione, sostegno psicologico al gruppo in caso di lutti e/o perdita di volontario cooperanti.
Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione altro…