Cos’è la sindrome dell’impostore e come capire se ne soffri

Sindrome dell’impostore è un termine che si riferisce a un atteggiamento o a uno stato d’animo tipico di una persona talentuosa che non è in grado di riconoscere i propri meriti e tende a sminuire tutti i risultati raggiunti. Vediamo qualche consiglio per combatterla.
Dott.ssa Samanta Travini Psicologa Psicoterapeuta
2 Luglio 2021 * ultima modifica il 02/07/2021

Sindrome dell'impostore è un’espressione informale per descrivere uno stato d’animo, una condizione psicologica persistente per cui una persona talentuosa non riesce a convincersi dei propri meriti, compromettendo in modo significativo la sua qualità di vita.

Cos’è

La prima a parlare della sindrome dell’impostore è stata Pauline Clance (1978) che ha identificato il fenomeno in un gruppo di donne di successo, le quali non si sentivano meritevoli del prestigioso ruolo ricoperto. Successivamente è stato osservato come la sindrome dell’impostore non si diffonda solo tra le donne, ma tra una vasta fetta di popolazione colta e istruita che ricopre ruoli in diversi settori, tra cui istruzione, assistenza sanitaria, contabilità, finanza, legge e marketing.

Le caratteristiche di chi ne soffre

I soggetti colpiti da questa sindrome credono che i loro successi formativi e lavorativi siano dovuti più a fattori esterni (nonostante le prove a supporto siano contrarie) che a fattori interni: non credendosi degni di promozioni, riconoscimenti e ricompense, preferiscono credersi dei cialtroni piuttosto che vedersi come persone meritevoli di successo e in gamba. Spesso chi si crede un impostore giustifica i propri successi minimizzando gli standard raggiunti ("È stato un esame facile, per questo ho preso la lode!"), chiamando in causa il lavoro di rete o il proprio aspetto fisico ("Se ho avuto il posto sarà perché altri miei amici lavorano lì" oppure "perché hanno visto il mio aspetto da bravo ragazzo!").

La sindrome dell’impostore è dunque un mix di senso di colpa per i traguardi raggiunti, mancata introiezione del successo, paura della valutazione e sentimenti di indegnità e inefficienza professionale e formativa.

Tutto ciò porta l’individuo a mettere in atto delle "auto-pressioni" affinché non venga mai smascherata la sua reale incapacità e non venga mai scoperto il suo grande bluff. Così facendo è estremamente facile, per chi soffre della sindrome dell’impostore, andare incontro a perfezionismo e a un controllo maniacale del proprio lavoro, concentrando eccessivamente la propria attenzione sugli errori e le relative conseguenze a lungo termine. Lo stress e l’ansia diventano compagni costanti, aumentando notevolmente anche il rischio di burnout.

Si crea in questo modo un circolo vizioso: l’individuo non si sente meritevole dei riconoscimenti professionali e, cercando di non farsi smascherare, aumenterà il suo controllo e il suo perfezionismo al lavoro, alzando di gran lunga gli standard da raggiungere e ponendosi obiettivi irrealistici che di fatto sono irraggiungibili; il lungo sforzo per raggiungerli porterà l’individuo a sentirsi in ansia, frustrato e incapace e ciò aumenta la percezione di non meritarsi il successo e i traguardi raggiunti.

Le cause

Verrebbe quindi da chiedersi cosa porti una persona a non avere abbastanza fiducia nelle proprie capacità. Chi soffre della sindrome dell’impostore è a conoscenza di come viene visto dagli altri ma non lo sente vero, i meriti che gli vengono attribuiti non sono altro che una falsa riconoscenza.

Il fenomeno è stato collegato al background familiare: la sindrome dell’impostore è più frequente negli individui che per primi in famiglia riescono a raggiungere importanti traguardi nella carriera o nell’istruzione e a superare le aspettative degli altri.

Anche gli stili genitoriali sembrerebbero incidere sul fenomeno: negli studenti universitari che presentano tale sindrome, i ricercatori hanno riscontrato una correlazione con la mancanza di cure genitoriali nell’infanzia, ma anche con la presenza di un padre eccessivamente controllante.

La presenza della sindrome dell’impostore è stata correlata inoltre all’introversione, alla diffidenza, all’ansia e alla timidezza. Le persone che ne sono affette avrebbero la tendenza narcisistica a ricercare conferme del proprio valore dall’esterno.

L’opposto: l’effetto Dunning-Kruger

Questo fenomeno sarebbe correlato a una distorsione cognitiva denominata "effetto Dunning Kruger". Essa consiste in due risvolti opposti: chi non ha competenze o esperienza spesso si sopravvaluta e tenderà a esprimere con convinzione la propria opinione. Le persone non competenti, proprio perché tali, non si rendono conto del gap tra la loro opinione e la vera competenza sull’argomento. Non sono consapevoli dei propri limiti: di conseguenza, sovrastimano il proprio sapere. Mentre chi avrebbe le competenze, le sottostima e non osa esprimersi, sminuendo il proprio valore effettivo. Di quest’ultima categoria farebbero parte i soggetti affetti dalla sindrome dell’impostore. Della prima categoria farebbero parte le persone tendenti al narcisismo e alla sopravvalutazione di sé.

I rimedi e come combatterla

Come fare allora per vincerla (o per conviverci più serenamente)?

Ricordiamo che si tratta di uno stato d’animo che è parente prossimo della scarsa autostima. Lou Solomon ritiene che non si possa guarirne definitivamente, ma che ci siano delle strategie per tenerla a bada.

Ecco alcuni consigli:

  • Riconoscere la voce interna svalutante, quando si presenta un pensiero "da sindrome": riconoscerlo come tale, e non cedere alla tentazione di crederle ciecamente; probabilmente, abbiamo anche un amico o un partner fidato a cui far esaminare quel pensiero, e chiedere una valutazione più obiettiva, da fuori: "Sono giù di morale: in questo momento mi viene da pensare che chiunque al posto mio avrebbe fatto di meglio, cosa ne pensi sinceramente?"
  • Tutti hanno pregi e difetti, punti di forza e di fragilità. Anche pensare di essere “i peggiori” in assoluto è un sintomo di onnipotenza. Allo stesso modo, è sintomo di onnipotenza pensare che tutti coloro che invece ti reputano all’altezza si stiano sbagliando!
  • Pensare "ho sbagliato" è diverso dal dire a se stesso "sono sbagliato". Se hai sbagliato puoi riparare. Attenzione alle parole che utilizziamo quando ci rivolgiamo a noi stessi!
  • Apriti agli altri: scoprirai che anche l’interlocutore ha delle insicurezze. È un fatto molto umano, con cui dobbiamo convivere;
  • Pensa che il mondo non è diviso in due: i capaci e gli incapaci. Siamo tutti un ottimo e colorito mix tra pregi e difetti, forza e fragilità. L’imperfezione è un fenomeno naturale e umano;
  • La vita non può essere un continuo successo: ci sono gioie e dolori, successi e fallimenti che si alternano in una trama complessa e, in fondo, affascinante: questo va accettato. Dalle crisi nascono le opportunità, e dal letame nascono i fiori;
  • Gli eventuali errori servono per imparare. Difficilmente si impara qualcosa senza prima sbagliare;
  • Prova a rispondere semplicemente "grazie" ad un complimento, evitando di sminuirti o svalutarti. E prova a vedere l’effetto che fa;
  • Elencare le proprie tappe, i propri traguardi, il sudore versato, magari anche rileggendo il proprio curriculum vitae. Vedere nero su bianco tutti gli sforzi, i passaggi, gli step che si sono susseguiti, renderà più difficile negare di averli raggiunti. Poi ripetere quotidianamente (o quasi);
  • Per i più giovani: datti tempo. Di solito, man mano che si avanza nella propria carriera e il livello di expertise aumenta, queste sensazioni tendono ad affievolirsi e si impara anche a dare importanza ad altri aspetti della propria vita;
  • Accettazione e self compassion: gentilezza e pazienza verso se stessi sono le parole d’ordine;
  • Il valore di una persona non dipende dalla sua prestazione, dalla sua posizione lavorativa, o dallo status economico. Certo si tratta di aspetti importanti: il lavoro costituisce una bella fetta della nostra vita. Ma non è l’unico parametro su cui concentrare la ricerca della la nostra soddisfazione.

In conclusione, un fatto curioso: chi soffre della Sindrome dell’Impostore, impostore non è.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione altro…