Cos’è l’alessitimia, l’incapacità di riconoscere le emozioni

L’alessitimia rappresenta una situazione per cui proviamo emozioni, ma non le sappiamo né riconoscere, né descrivere. Si tratta di un disturbo delle funzioni affettive e simboliche che spesso rende sterile e incolore lo stile comunicativo. Una delle prime conseguenze è la somatizzazione e la tendenza a sviluppare sintomi fisici.
Dott.ssa Samanta Travini Psicologa Psicoterapeuta
17 Giugno 2022 * ultima modifica il 17/06/2022

Il termine alessitimia deriva dal greco “Alexis thymos” e letteralmente  significa non avere parole per le emozioni. Nello specifico Peter Sifneos coniò questo termine per indicare un disturbo delle funzioni affettive e simboliche che spesso rende sterile e incolore lo stile comunicativo dei pazienti.

Gli individui con alessitimia mostrano un’attivazione normale in presenza di emozioni, ma non riescono a organizzare gli elementi che caratterizzano le proprie esperienze corporee in una rappresentazione mentale organica.

Le caratteristiche

L’alessitimia si manifesta attraverso una serie di difficoltà rispetto a:

  • identificare, descrivere e interpretare i propri e gli altrui sentimenti;
  • distinguere gli stati emotivi dalle percezioni fisiologiche;
  • individuare quali siano le cause che determinano le proprie emozioni;
  • utilizzare il linguaggio come strumento per esprimere i sentimenti, con conseguente tendenza a sostituire la parola con l’azione fisica.

I soggetti alessitimici hanno grandi difficoltà a individuare quali siano i motivi che li spingono a provare o esprimere le proprie emozioni. Al contempo non sono in grado d’interpretare le emozioni altrui.

Essere alessitimico non comporta la completa assenza di emozioni o l’incapacità di descrivere i propri stati emotivi, quanto piuttosto una carenza nella componente interpretativa e valutativa degli affetti.

Le cause

Diverse teorie neurofisiologiche sono state proposte negli anni per spiegare l’eziologia dell’alessitimia. Gli studi hanno ampiamente dimostrato che l’emisfero destro è coinvolto maggiormente nell’elaborazione del comportamento emotivo, mentre l’emisfero sinistro è implicato nell’articolazione del linguaggio. Questo fa ipotizzare che l’interruzione della comunicazione interemisferica tramite corpo calloso e un cattivo funzionamento dell’emisfero cerebrale destro possano essere due possibili cause dello sviluppo dell’alessitimia.

Alcuni studi neurologici inoltre, confermano la distinzione tra: Alessitimia di tipo I caratterizzata dall’assenza stessa di esperienza emotiva, e Alessitimia di tipo II che, invece, conserva l’integrità dell’esperienza emotiva da un lato, ma evidenzia un deficit specifico rispetto all’espressione e alla valutazione cognitiva delle emozioni. Questo deficit può essere conseguenza di eventi traumatici o di uno sviluppo inadeguato delle funzioni di mentalizzazione.

L’alessitimia è significativamente correlata a diverse condizioni patologiche di natura psicosomatica e psicologica ma, per una corretta diagnosi differenziale, và distinta dai sintomi negativi della schizofrenia (ottundimento affettivo, alogia, depressione, anedonia..), e considerata un tratto stabile di personalità.

Le conseguenze

Una conseguenza della limitata capacità di esprimere le proprie emozioni tipica dell’alessitimia è la tendenza a soffermarsi sui correlati somatici legati all’attivazione emotiva. Questi vengono amplificati e interpretati erroneamente come sintomi di una malattia fisica, attivando preoccupazioni ipocondriache.

Inoltre, come conseguenza di una scarsa regolazione emotiva, i soggetti alessitimici mostrano un’accentuata reattività del sistema nervoso autonomo, favorendo lo sviluppo di sintomi fisici di somatizzazione.

Come riconoscerla

Il test attualmente più diffuso e affidabile per l’identificazione dell’alessitimia è la TAS-20 (Toronto Alexithymia Scale). Una scala di autovalutazione a 20 domande, creata nel 1985 (TAS-26) e rivista nel 1992 (con riduzione a 20 item), per identificare la presenza delle tre caratteristiche ritenute alla base del disturbo:

  1. difficoltà a identificare i sentimenti;
  2. difficoltà a descrivere i sentimenti altrui;
  3. pensiero orientato quasi esclusivamente all’esterno, e raramente verso i propri stessi processi interiori.

L’alessitimia non è codificata dagli attuali sistemi diagnostici internazionali come un disturbo a sé stante, pertanto rappresenta un deficit della funzione riflessiva del sé, che può essere presente in numerosi disturbi, sia fisici sia psichici.

Il trattamento

Tuttora non esistono dati certi sulla possibilità di trattamento dei pazienti alessitimici.

Indipendentemente dal tipo di sintomatologia presentata, la maggiore difficoltà di intervento dipende dalla scarsa capacità di elaborazione cognitiva e di mentalizzazione.

Da un punto di vista terapeutico, si evidenzia la necessità di ristrutturare la sfera cognitivo-affettiva della personalità.

Le esperienze cliniche finora raccolte sottolineano l’importanza di un trattamento che integri l’approccio farmacologico con quello psicoterapeutico con l’intento di intervenire sinergicamente sia sulla struttura neurobiologica che sui fattori di matrice psicosociale.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione altro…