In migliaia in piazza a Milano: come è andato lo Sciopero Globale per il Clima dei Fridays For Future

Oggi 25 marzo sono scesi in piazza gli attivisti di Fridays For Future. Il nuovo Sciopero Globale per il Clima ha visto mobilitazioni in più di 80 città italiane e in altre centinaia di località a livello planetario, con al centro una doppia battaglia. Il contrasto all’emergenza climatica si è unito infatti all’opposizione alla guerra. Siamo stati al corteo di Milano.
Michele Mastandrea 25 Marzo 2022

Oggi 25 Marzo sono tornati in piazza gli attivisti ambientalisti di Fridays For Future. Come ti avevamo anticipato nell'intervista a Laura Vallaro, una delle sei portavoce italiane del movimento, il legame tra fonti fossili e guerra è stato al centro del nuovo Sciopero Globale per il Clima.

Noi siamo stati a Milano, dove diverse migliaia di persone – in maggioranza giovanissimi dei licei e degli istituti tecnici – hanno partecipato al corteo, partito da Largo Cairoli, vicino al Castello Sforzesco. Ma manifestazioni sotto lo slogan "People Not Profit" sono andate in scena in tutte le principali città italiane.

L'acquisto di gas e petrolio finanzia infatti, come ormai sai, i progetti bellici di Paesi come la Russia. Ma tutte le guerre, non solo quella tra Russia e Ucraina, vedono nell'energia un elemento fondamentale. Questo è stato uno dei principali temi esposti dai manifestanti, che ne hanno più e più volte parlato al microfono.

Persone prima dei profitti

"Il catastrofico scenario climatico che stiamo vivendo è il risultato di secoli di sfruttamento e oppressione attraverso il colonialismo, l’estrattivismo e il capitalismo, un modello socio-economico essenzialmente difettoso che deve essere sostituito con urgenza", si leggeva nel testo che indiceva la mobilitazione.

"Chiediamo di smettere di utilizzare i combustibili fossili, vogliamo l'autodeterminazione energetica. Se fossimo indipendenti tramite le energie rinnovabili non vivremmo ricatti come quello di Putin", spiega un ragazzo al microfono poco dopo la partenza del corteo. "Comprando gas e combustibili fossili, direttamente e indirettamente finanziamo le azioni espansionistiche di Paesi come la Russia".

 

Tra gli slogan anche "People Not Profit", per segnalare l'importanza di mettere al centro le persone piuttosto che i guadagni delle grandi aziende attive nel settore dei combustibili fossili. Guadagni permessi anche da governi dichiarati dagli attivisti troppo compiacenti nei confronti dei grandi inquinato del pianeta. Una grande bandiera formata da tante bandiere della Pace è stata inoltre portata dai manifestanti per tutto lo svolgimento della manifestazione.

 

Nel mirino dei manifestanti c'è stata anche la sede di Assolombarda, nei cui pressi è stata realizzata con vernice bianca una scritta "I nostri morti il vostro profitto", e la sede di A2A, società attiva nel settore dell'energia, davanti alla quale è stato esposto uno striscione "Licei Ted = Greenwashing Multinazionali fuori dalle scuole"

Scritta sotto la sede di Assolombarda

L'importanza di agire rapidamente

"Siamo in piazza per la giustizia climatica e contro la guerra", ci spiega Martina Comparelli, una delle portavoce del movimento italiano. "Due questioni legate, che devono essere affrontate come tali. La lotta ambientalista ha preso molta forza anche dalle recenti occupazioni delle scuole, oggi c'è tanta gente in piazza anche in seguito a quelle esperienze".

L'ultimo rapporto dell'Ipcc mostra infatti la necessità di agire immediatamente con azioni e strategie di mitigazione e adattamento. Altrimenti, come ci ha detto anche il Prof. Piero Lionello, tra i curatori del rapporto, le conseguenze per il nostro stile di vita potrebbero essere pesantissime.

Il tema della giustizia climatica

Ma in piazza gli attivisti hanno portato anche la richiesta di risarcire prima possibile le popolazioni più colpite dal Climate Change. I Paesi più ricchi sono infatti responsabili di circa il 92% delle emissioni globali, mentre l’1% più facoltoso della popolazione globale produce il doppio dell'inquinamento del 50% più povero, hanno spiegato.

Stanziare fondi alle popolazioni e ai Paesi più minacciati dal riscaldamento globale sarebbe dunque necessario per aderire ai principi della giustizia climatica. Questa sarà al centro anche dei colloqui della Cop27 di Sharm El-Sheikh il prossimo novembre: un appuntamento dove anche i movimenti per la giustizia ambientale vogliono avere voce in capitolo. La manifestazione di oggi è stato un primo passo anche verso l'appuntamento in Egitto.