Emergenza Covid: lo sport si ferma di nuovo. Cosa si può e non si può praticare

Nuova stretta sugli sport da contatto a causa della diffusione del Covid-19. Non è bastato che le società e le associazioni sportive si siano adattate alle linee guida e alle normative per evitare il contagio, lo sport amatoriale e dilettantistico si ferma. Una battuta di arresto che non piace alle società, alle famiglie e alle federazioni, ma che sembra soprattutto penalizzare bambini e ragazzi.
Gaia Cortese 22 Ottobre 2020

Non solo mezzi pubblici e smart working. Sotto la lente di ingrandimento, nell’ottica di controllare la diffusione del Covid-19, ci sono anche le palestre, le piscine e le strutture sportive. Lo scorso maggio sul sito del Dipartimento per lo Sport si leggeva che le palestre e tutte le altre strutture per la pratica sportiva rimanevano chiuse al pubblico: solo gli atleti professionisti o di interesse nazionale potevano accedervi per svolgere allenamenti individuali.

Poi è arrivata l’estate. Anche le borse e gli zaini sportivi di bambini e ragazzi sono andati in vacanza, mentre l’attenzione si volgeva perlopiù ai centri estivi, da fare o non fare. Complice forse la bella stagione e lo svolgimento delle attività all’aperto, i centri estivi sono stati fatti e si sono rivelati meno pericolosi di quello che si credeva.

Con settembre sono ripartite le scuole e tutte quelle attività extrascolastiche abbandonate lo scorso febbraio. Tra iscrizioni e certificati di buona salute, bambini e ragazzi sono tornati sui campi da calcio, basket e pallavolo, sulle piste di atletica e sui tatami per tornare a svolgere le proprie attività sportive preferite. Quanto è durato l’idillio? Poco.

Con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dello scorso 18 ottobre 2020, lo sport ha ricevuto nuove direttive. Mentre piscine e palestre restano per una settimana nel limbo, in attesa di essere valutate, gli sport di squadra e di contatto a livello amatoriale hanno ricevuto una botta di arresto. E nel marasma totale, a questo si aggiungono le ordinanze regionali e la contestazione da parte di alcune Federazioni.

Pallavolo

Sul sito della Federazione Italiana Pallavolo si legge che proseguono i campionati di serie e di categoria se d’interesse nazionale e regionale, mentre rimangono escluse e quindi sospese le attività ufficiali riguardanti il volley S3 e la categoria Under 12 per cui l’allenamento diventa possibile solo in forma individuale. Anche i tornei, e in questo caso viene inclusa anche la categoria Under 14, vengono momentaneamente sospesi.

"Il dilemma è cosa dobbiamo fare, se dare retta al Governo o alla Regione, perché in Lombardia e in Campania, tranne i professionisti e la Serie A, hanno fermato tutto, mentre nel resto del Paese hanno fermato solo le categorie del minivolley e dell'Under 12, ossia la pallavolo di base –  spiega Emanuele Mandis, allenatore settore femminile e maschile Martesana Volley Cologno e Diavoli Rosa Serie A -. Per iniziare ad allenarci di nuovo avevamo preso tutte le precauzioni necessarie: avevamo ridotto gli orari per permettere un intervallo di tempo tra un gruppo e l'altro, abbiamo rispettato le indicazioni di far igienizzare le mani ai giocatori ogni 5 minuti, abbiamo fatto dei turni per permettere l'allenamento con i pesi a tutta la squadra. Ci siamo organizzati per poter ricominciare a giocare e adesso hanno fermato di nuovo tutto".

"Le uniche attività che non si devono fermare sono la scuola e lo sport, perché sono attività per il benessere dei ragazzi". 

"A livello economico per ora non è ancora un disastro, ma molte società rischiano di morire, soprattutto quelle che non hanno sponsor o che non hanno altre entrate se non le quote dei ragazzi che vengono allenati – continua Mandis – . Nella Martesana Volley, tra minivolley e Serie D, abbiamo più di 120 atlete. Neanche un caso di Covid-19. Abbiamo raccomandato a tutti i genitori di lasciare a casa le ragazze anche solo per un raffreddore, nel rispetto di quelle che sono le regole. Abbiamo fatto fare a tutte le atlete, giusto per precauzione, il test sierologico. Dal punto di vista di sicurezza e di attenzione credo che le società si siano comportate benissimo e che abbiano rispettato tutte le regole. La palestra è il posto più sicuro di tutti perché in quelle due ore di allenamento fanno attività nella massima sicurezza. Il problema è che se fermi lo sport, non c'è un ente che si possa lamentare. Giusto le Federazioni possono farsi sentire, e la FIPAV lo ha già fatto chiedendo di riaprire almeno per gli allenamenti. Bisogna vedere se accoglieranno le richieste e se rivedranno le decisioni prese, perché per i bambini e i ragazzi la cosa migliore è andare in palestra".

Calcio

"L'ordinamento nazionale dice che si deve fermare tutto quello che è calcio fino alla terza categoria, quindi continuano le squadre in ambito regionale o dalla seconda categoria in avanti, mentre tutte le categorie amatoriali restano ferme, fatta eccezione per gli allenamenti che sono permessi. Questo è quello che viene previsto a livello nazionale, dove a priori si esclude il calcetto che non è regolamentato – spiega Stefano Testa, Direttore Sportivo All Soccer Team Brugherio -. In ambito lombardo la restrizione è stata più ampia. perché ha colpito tutti gli allenamenti e ha bloccato anche tutte le partite che non siano in ambito nazionale; solo le squadre professionistiche possono continuare, le altre no, e sono vietati anche gli allenamenti. Le scuole calcio restano quindi ferme fino al 6 novembre. anche se forse la Regione sta rivedendo la sua posizione. La protesta, infatti, è stata molto ampia e motivata in quanto sono state colpite delle realtà in cui c'era controllo, regolamentazione, e che garantivano una sicurezza alta rispetto ad altre situazioni. Hanno creato delle regole pazzesche, ci hanno messo in difficoltà per poi penalizzare il settore dilettantistico, proprio quello che ha fatto più sacrifici. Ti basti pensare che ad ogni partita, arbitro e squadre entrano da parti distinte per rispettare le regole anti Covid, salvo poi ritrovarsi tutti e 23 insieme in campo al fischio di inizio".

Pallacanestro

Sul sito della Federazione Italiana Pallacanestro si legge che in ottemperanza dell’ultimo DPCM sono consentiti gli allenamenti e le competizioni nell’ambito dei Campionati nazionali, così come tutti i campionati regionali senior e giovanili fino all’Under 13. Unica eccezione la Lombardia, per cui vale l’ordinanza regionale n. 620 che vieta, fino al 6 novembre prossimo, le attività delle categorie senior e giovanili. A salvarsi è solo il minibasket che può proseguire in forma di allenamento individuale.

Arti marziali

Sul sito della Fijlkam viene chiarito come l’attività sportiva di base, svolta presso le associazioni affiliate da atleti tesserati come preagonisti e non agonisti, sia consentita solo in forma individuale, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento. Non sono consentite gare e competizioni, e tutte le attività svolte al di fuori dell’ambito federale.

“Questa situazione era prevedibile perché già dal DCPM dello scorso agosto si parlava di sport di contatto e di quelle che erano le linee guida della Federazione – spiega Fabio Calini dell'Accademia di Arti Marziali MCK Dojo -. Tra le attività sportive con contatto ci sono tutti gli sport di combattimento, tra cui le arti marziali, incluso il karate.

Il karate prevede diverse tipologie di allenamento, nello specifico l'allenamento con contatto e l'allenamento senza contatto. Il primo viene fatto con un compagno e può essere comunque fatto senza cambiare la coppia, in uno spazio delimitato di soli 9 mq; il secondo, senza contatto, prevede esercizi propedeutici all’esecuzione dei Kata e alle tecniche di KION, oltre a esercizi di coordinazione, di mobilità articolare e di propriocettività. Noi come associazione abbiamo deciso di allenarci solo attraverso un allenamento senza contatto, così da rispettare a 360° le norme di sicurezza per evitare il contagio da Covid-19″. 

La nuova ordinanza

Con la nuova ordinanza n. 623 di Regione Lombardia pubblicata in data 21 ottobre, "tutte le società ed associazioni dilettantistiche degli sport di contatto possono svolgere in forma individuale gli allenamenti e la preparazione atletica, a condizione che vi sia assoluta garanzia che, a cura delle stesse società ed associazioni, siano osservate le misure di prevenzione dal contagio, ivi compreso il rispetto continuativo delle distanze interpersonali di almeno due metri".