Gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sulla psiche umana hanno un nome: solastalgia

Gli effetti dei cambiamenti climatici iniziano a vedersi non solo nell’ambiente, ma anche negli stati d’animo delle persone più toccate da questa piaga. Ansia, irrequietezza e depressione sono i primi sintomi di quella che viene chiamata solastalgia, un termine coniato dal filosofo Glenn Albrecht per descrivere quel sentimento di nostalgia che si prova per il luogo in cui si vive, quando cambia senza controllo sotto i nostri occhi.
Gaia Cortese 22 Ottobre 2020

È possibile provare nostalgia per un luogo che non si è abbandonato, ma in cui si continua a vivere? Sembrerebbe un paradosso, ma è uno stato d’animo che ha anche un nome: solastalgia. Il termine deriva dalla combinazione della parola latina solacium (conforto) e della radice greca "algia" (dolore); è un neologismo coniato nel 2003 dal filosofo australiano Glenn Albrecht e si riferisce proprio a quel sentimento di nostalgia che si prova per un luogo, in cui ancora si risiede.

“È un tipo di nostalgia di casa o malinconia che provi quando sei a casa e il tuo ambiente familiare sta cambiando intorno a te in modi che ritieni profondamente negativi”, ha spiegato il filosofo, riferendosi in particolare agli effetti negativi che il boom dell’estrazione del carbone ha avuto sugli abitanti della Upper Hunter Valley, in Australia.

Non è necessario andarsene da un luogo per sentirne la nostalgia. Anche un ambiente che cambia molto rapidamente intorno a noi, e nella maniera in cui non vorremmo, può generare un impatto psicologico rilevante.

Gli esempi sono numerosi, molti dei quali legati all’era in cui stiamo vivendo, l’Antropocene, segnata dall’enorme impatto dell’uomo sul pianeta. Pensare che i cambiamenti climatici abbiano effetti solo sull’ambiente è impensabile: una fetta importante di popolazione inizia aa dare segni di sofferenza che si manifestano attraverso stati di irrequietezza, ansia e depressione. Sono tutti stati emotivi che si manifestano quando i mutamenti che influenzano l'ambiente in cui si vive sono fuori il nostro controllo.

Ne è un altro esempio la popolazione degli Inuit del Canada che di fronte ai cambiamenti climatici che sempre più coinvolgono l’Artico, iniziano ad accusare i primi danni psicologici.

"Con un accesso limitato alla terra e all'acqua, le persone con un forte legame con la nostra cultura subiscono gli effetti della depressione stagionale" ha raccontato Neil Kigutaq, un Inuit, al quotidiano britannico The Guardian.

L’impotenza percepita dall’uomo davanti ai cambiamenti climatici e all’ambiente che si deteriora a vista d’occhio non è un problema che si limita alle zone del pianeta in cui lo scioglimento dei ghiacci è evidente o alle aree sfruttate per l’estrazione del carbone. Gli effetti dei cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti. Fortunatamente le tematiche legate al clima e all’ambiente sono diventate un po’ più centrali nel dibattito politico, almeno rispetto a qualche anno fa, e i ragazzi che oggi protestano in strada per un cambio di rotta, stanno combattendo non solo per il benessere del pianeta, ma anche quello delle future generazioni. Anche da un punto di vista psicologico.