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7 Ottobre 2019
16:00

Gran Sasso: requiem per un ghiacciaio, un addio celebrativo alle vittime del cambiamento climatico

Un video, una canzone, una vera e propria celebrazione ai ghiacciai che stanno progressivamente scomparendo a causa dell’aumento delle temperature dovuto al cambiamento climatico. L’ultimo ha interessato il ghiacciaio più meridionale d’Europa, il Calderone, preceduto però da tanti altri.

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Gran Sasso: requiem per un ghiacciaio, un addio celebrativo alle vittime del cambiamento climatico
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Un requiem. Sì, hai capito bene. Una vera e propria veglia funebre per tutti i ghiacciai che stanno scomparendo a causa dei cambiamenti climatici, e quindi dell’uomo. È l’iniziativa recente, firmata Legambiente, per rendere omaggio al ghiacciaio Calderone, sul versante nord del Gran Sasso d’Italia, in Abruzzo, il ghiacciaio più a sud d’Europa ormai quasi completamente scomparso a causa del progressivo aumento delle temperature.

Ormai ridotto a pochi sprazzi di ghiaccio dispersi tra pietre e detriti, il Calderone è ormai solo un ricordo, un ricordo a cui l’associazione ha deciso di rendere omaggio con un video realizzato dal videomaker Elia Andreotti sulle drammatiche note del violino di Laura Zaottini, in cui vengono mostrate le condizioni del Gran Sasso, su cui gli attivisti di Legambiente si sono recati affiggendo uno striscione che recita “Change Climate Change”.

Sebbene si tratti del primo requiem realizzato sugli Appennini, non lo è per un ghiacciaio in generale. Legambiente, infatti, ne ha promossi diversi per i ghiacciai alpini ormai in via di sparizione, per dare loro un simbolico saluto considerato che, come viene detto nel video, “entro la fine del secolo più di un terzo dei ghiacciai così come li conosciamo spariranno.” Dal Lys in Valle d’Aosta al Monviso in Piemonte, dal Montasio in Friuli fino a Stelvio, Brenta e Marmolada in Trentino Alto-Adige, sono tante le vittime del cambiamento climatico a cui è già stato reso omaggio. Anche se il primo requiem in assoluto dedicato a un ghiacciaio risale allo scorso agosto in Islanda, dove un gruppo di attivisti ambientalisti ha posto una targa sul Okjökull (chiamato anche Ok), una sorta di monito per tutta l’umanità sulle condizioni in cui stiamo riducendo questi luoghi. In Svizzera, il 22 settembre si è tenuta una vera e propria cerimonia funebre per il ghiacciaio Pizol.

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Di ghiacciai decisamente provati e a rischio scomparsa, ultimamente si parla molto. Solo pochi giorni fa era il Monte Bianco al centro dell’attenzione mediatica, il cui ghiacciaio Planpincieux la cui parte frontale, una massa di 25mila metri cubi, si sta spostando verso valle a una velocità sempre più elevata, raggiungendo il ritmo di un metro e cinque centimetri al giorno, mentre il blocco più grande, di 250mila metri cubi, ha rallentato la propria caduta a 25 centimetri al giorno consentendo la riapertura della strada del Val Ferret, che passa proprio sotto il ghiacciaio.

Per capire meglio la situazione a cui è soggetto questo ghiacciaio, e come lui tanti altri in Italia, avevamo intervistato il professor Valter Maggi, docente di geografia fisica presso l’Università degli Studi di Milano.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.