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18 Febbraio 2019
12:00

Il carburante dalla plastica: la nuova scoperta per un mondo più circolare

Un procedimento che consente di estrarre dai rifiuti plastici sostanze utilizzabili come carburanti puliti. È il risultato di una nuova ricerca della Purdue University, che punta a incentivare modelli di economia circolare per ridurre la presenza di rifiuti plastici negli oceani e nel mondo.

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Il carburante dalla plastica: la nuova scoperta per un mondo più circolare
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La plastica negli oceani, e in generale nell’ambiente, è un problema con cui tutti prima o poi avremo a che fare. Ogni anno produciamo milioni di tonnellate di rifiuti, delle quali purtroppo soltanto una piccola parte (20% circa) riesce a essere avviata a riciclo. Per questo è importante incentivare nuove idee e nuovi modi di riutilizzare questi rifiuti che non sappiamo più dove mettere. L’economia circolare, in questo, ha dato una spinta fondamentale. Un nuovo modo di concepire il rifiuto, uno stile di vita improntato sulla ciclicità a discapito della linearità del produco-consumo-butto via. Così, studi e ricerche sempre nuovi dimostrano come sia in realtà possibile rendere lo scarto plastico un’opportunità. Ad esempio, trasformandone una parte in carburante pulito.

È ciò che è emerso da una nuova ricerca della Purdue University pubblicata sulla rivista ACS Sustanable Chemistry and Engineering, in cui è stato messo a punto un procedimento che potrebbe permetterti, in futuro, di alimentare la tua automobile direttamente con i tuoi stessi rifiuti plastici. Questa tecnica consente di trasformare fino al 25% di un rifiuto in prodotti utili nella tua vita come, ad esempio, il carburante. E come?

In pratica, un quarto del materiale plastico è composto da poliolefine, macromolecole che derivano dalla polimerizzazione di petrolio o gas naturale (che è il modo in cui si produce la plastica). Le poliolefine sono polimeri, e quelle di cui potresti aver già sentito parlare sono il polietilene (PE) e il polipropilene (PP). Il procedimento descritto nei risultati dello studio consiste nell’estrazione selettiva di queste poliolefine dal materiale plastico e nella loro successiva riorganizzazione per essere trasformate in qualcos’altro. Questa estrazione può essere effettuata attraverso l’azione dell’acqua riscaldata per diverse ore a temperature altissime (tra i 380 e i 500 gradi) e contemporaneamente compressa. In questo modo, è possibile ottenere un prodotto chiamato nafta, utilizzato come combustibile nei motori diesel, e altre sostanze convertibili in carburanti puliti.

Produrre carburante dalla plastica rappresenta un altro piccolo passo verso una possibile diminuzione dei rifiuti nel mondo. Infatti, investire in un progetto del genere potrebbe portare sia a una diminuzione degli scarti presenti in discarica o portati negli inceneritori, sia a un maggior utilizzo di carburanti puliti. Come in tutte le cose, però, è necessaria la voglia di cambiare e di spingere verso uno stile di vita più sostenibile. Saresti pronto a buttarti in questo cambiamento?

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.