Se in un viaggio in India, in particolare nel Panjab, nel Gujarat e nel Bengala, dovessi imbatterti in un monaco scalzo e vestito di bianco, intento a spazzare con una piccola scopa di fronte a sè per non calpestare inavvertitamente un insetto, potrebbe trattarsi di un monaco jainista. E non è raro che indossi anche una sciarpa, o che porti una mascherina sulla bocca e sul naso, per non ingoiare inavvertitamente qualche insetto.
Jainismo in breve
Il principio più importante nel Jainismo, infatti, è la non violenza, una condizione imprescindibile per la cura, il rispetto e la compassione verso tutti gli esseri viventi e, allo stesso tempo, per potersi liberare dal ciclo delle rinascite, lo scopo ultimo di ogni anima. Questo principio è condiviso con altre religioni come l'Induismo e il Buddhismo, ma l'approccio jain è particolarmente severo. Il modo scrupoloso con cui viene applicato nella vita di ogni giorno, soprattutto nell'ambito della alimentazione, è il segno più distintivo di questa religione.
Il simbolo del jainismo
Nel 1975 le sette jainiste durante la celebrazione dell'anniversario del nirvana di Mahavira adottavano due simboli specifici, una svastica e un palmo di mano aperto, usati separatamente o inseriti in una figura che rappresenta una persona in piedi con le gambe divaricate e le braccia che riposano sulle anche. Questa figura rappresentava la descrizione della forma dell'universo Jain, e il testo in sanscrito che compare sotto il simbolo "Parasparopagraho Jivanam" viene tradotto come "esseri viventi (anime) rendono servizio l'uno all'altro".
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La svastica

Lontano dal significato che gli veniva attribuito durante il Nazismo, la svastica, anche conosciuto come sathia, è in realtà un simbolo di pace. Considerato il simbolo Jain più sacro e più importante, la svastica ha molti significati tra cui quello di prosperità e buon auspicio. Il termine deriva dal sanscrito "swasti" che significa "essere buono" o "essere con il sé superiore"e da "ka" usato come suffisso per un'azione. Così, nel Jainismo, la parola "svastica" prende il significato di "il bene potrebbe venire a te". I jainisti fanno il segno della svastica quando entrano nel loro tempio di culto e tutte le cerimonie sono solite iniziare e finire con la creazione di una svastica in vicinanza dell'altare.
Il palmo della mano aperto

Il simbolo del palmo della mano aperto invece rappresenta il coraggio e indica la rassicurazione di non aver paura e l'invito a non affliggersi rivolto agli umani che soffrono. Un altro significato del palmo aperto è: "Fermati e rifletti prima di agire per assicurarti che sia evitata ogni possibile violenza".
La ruota all'interno del palmo si chiama Dharma Chakra e simboleggia il samsara, ossia il ciclo delle nascite e morti, mentre la parola al centro della ruota è Ahimsa ("non violenza"). Infine, i 24 raggi che si diramano dalla ruota rappresentano i 24 Jina e la religione da loro predicata che consiste nella non violenza, nella compassione e nella veridicità.
Alimentazione
La questione legata all'alimentazione è piuttosto complicata nel Jainismo perché si basa totalmente sul principio della non violenza. Naturalmente è vietato in assoluto qualsiasi tipo di carne, perché proviene dalla sofferenza e dall'uccisione degli animali. Allo stesso modo sono vietate anche le uova perché all'interno c'è vita e oltretutto le pratiche di allevamento sulle galline non sono considerate prive di violenza. E il latte? La crudeltà nella produzione di latte è altrettanto grave quanto quella legata alla produzione di carne, pertanto i jainisti non consumano derivati del latte. Neppure il miele è permesso perché viene procurato attraverso lo sfruttamento delle api.
Rimane poco. Cereali e legumi si possono mangiare perché la loro raccolta coincide con la fine del ciclo vitale della pianta, quindi i semi sono ormai "morti", ma tutte le verdure a radice e che fruttificano sottoterra (bulbi, tuberi) sono vietate, perché ancora in vita. Anche la frutta potrebbe contenere forme di vita, come per esempio minuscoli insetti, e per questo non è permessa.
E l'acqua? Ogni goccia d'acqua contiene migliaia di forme di organismi, ma dovranno pur bere i jainisti. L'acqua viene fatta bollire e viene filtrata. Con la bollitura dell'acqua, infatti, tutti i microrganismi presenti muoiono e l’alta temperatura non permette di far nascere altre vite per almeno 24 ore; è in questo lasso di tempo che i jainisti bevono, prima che rinasca altra vita. La bollitura dell'acqua è un atto di violenza compiuto una volta sola, ma bloccando le successive nascite si evitano più uccisioni: così viene minimizzata la violenza.
I 5 giuramenti

I 5 giuramenti dei Jainismo sono:
- Non violenza (ahinsa o ahimsa): rispettare ogni forma di vita
- Verità (satya): dire la verità
- Non rubare (asteya)
- Castità (brahmacharya): per i monaci è il voto di castità, mentre per i laici è un voto di monogamia
- Non-possedere o Non-possessività (aparigrah): non acquisire più di ciò che è necessario per sopravvivere giorno per giorno (questo giuramento vale solo per i monaci)
Jainismo e Buddhismo
I jainisti rifiutano la tradizione vedica e di fatto ritengono errate le credenze derivanti dall'Induismo e dal Buddhismo; ciononostante tendono a identificarsi come induisti, anche se quest'ultimi li considerano unicamente seguaci di una setta.
Rispetto al Buddhismo è possibile trovare alcuni elementi comuni come la liberazione dal ciclo delle rinascite o la condotta di una vita rispettosa di principi morali, ma è impossibile non vedere anche grandi differenze di vedute, soprattutto riguardo alla natura dell’anima che per i buddhisti è un insieme di stati di coscienza, mentre per i jainisti è increata ed eterna. Per i buddhisti il nirvana si raggiunge attraverso la meditazione, mentre per i jainisti attraverso l’ascesi.