Il Jainismo e il principio assoluto di “non violenza”

La loro vita si basa sul principio della “non violenza”. A tal punto che non solo non si alimentano di carne, uova, latte e derivati, ma addirittura si rifiutano di cibarsi di tuberi e verdure con radice. Il Jainismo è probabilmente una delle religioni orientali più rigorose e severe in cui si possa credere.
Gaia Cortese 12 gennaio 2020

Se in un viaggio in India, in particolare nel Panjab, nel Gujarat e nel Bengala, dovessi imbatterti in un monaco scalzo e vestito di bianco, intento a spazzare con una piccola scopa di fronte a sè per non calpestare inavvertitamente un insetto, potrebbe trattarsi di un monaco jainista. E non è raro che indossi anche una sciarpa, o che porti una mascherina sulla bocca e sul naso, per non ingoiare inavvertitamente qualche insetto.

Jainismo in breve

Il principio più importante nel Jainismo, infatti, è la non violenza, una condizione imprescindibile per la cura, il rispetto e la compassione verso tutti gli esseri viventi e, allo stesso tempo, per potersi liberare dal ciclo delle rinascite, lo scopo ultimo di ogni anima. Questo principio è condiviso con altre religioni come l'Induismo e il Buddhismo, ma l'approccio jain è particolarmente severo. Il modo scrupoloso con cui viene applicato nella vita di ogni giorno, soprattutto nell'ambito della alimentazione, è il segno più distintivo di questa religione.

Il simbolo del jainismo

Nel 1975 le sette jainiste durante la celebrazione dell'anniversario del nirvana di Mahavira adottavano due simboli specifici, una svastica e un palmo di mano aperto, usati separatamente o inseriti in una figura che rappresenta una persona in piedi con le gambe divaricate e le braccia che riposano sulle anche. Questa figura rappresentava la descrizione della forma dell'universo Jain, e il testo in sanscrito che compare sotto il simbolo "Parasparopagraho Jivanam" viene tradotto come "esseri viventi (anime) rendono servizio l'uno all'altro".

La svastica

Lontano dal significato che gli veniva attribuito durante il Nazismo, la svastica, anche conosciuto come sathia, è in realtà un simbolo di pace. Considerato il simbolo Jain più sacro e più importante, la svastica ha molti significati tra cui quello di prosperità e buon auspicio. Il termine deriva dal sanscrito "swasti" che significa "essere buono" o "essere con il sé superiore"e da "ka" usato come suffisso per un'azione. Così, nel Jainismo, la parola "svastica" prende il significato di "il bene potrebbe venire a te". I jainisti fanno il segno della svastica quando entrano nel loro tempio di culto e tutte le cerimonie sono solite iniziare e finire con la creazione di una svastica in vicinanza dell'altare.

Il palmo della mano aperto

Il simbolo del palmo della mano aperto invece rappresenta il coraggio e indica la rassicurazione di non aver paura e l'invito a non affliggersi rivolto agli umani che soffrono. Un altro significato del palmo aperto è: "Fermati e rifletti prima di agire per assicurarti che sia evitata ogni possibile violenza".

La ruota all'interno del palmo si chiama Dharma Chakra e simboleggia il samsara, ossia il ciclo delle nascite e morti, mentre la parola al centro della ruota è Ahimsa ("non violenza"). Infine, i 24 raggi che si diramano dalla ruota rappresentano i 24 Jina e la religione da loro predicata che consiste nella non violenza, nella compassione e nella veridicità.

Alimentazione

La questione legata all'alimentazione è piuttosto complicata nel Jainismo perché si basa totalmente sul principio della non violenza. Naturalmente è vietato in assoluto qualsiasi tipo di carne, perché proviene dalla sofferenza e dall'uccisione degli animali. Allo stesso modo sono vietate anche le uova perché all'interno c'è vita e oltretutto le pratiche di allevamento sulle galline non sono considerate prive di violenza. E il latte? La crudeltà nella produzione di latte è altrettanto grave quanto quella legata alla produzione di carne, pertanto i jainisti non consumano derivati del latte. Neppure il miele è permesso perché viene procurato attraverso lo sfruttamento delle api.

Rimane poco. Cereali e legumi si possono mangiare perché la loro raccolta coincide con la fine del ciclo vitale della pianta, quindi i semi sono ormai "morti", ma tutte le verdure a radice e che fruttificano sottoterra (bulbi, tuberi) sono vietate, perché ancora in vita. Anche la frutta potrebbe contenere forme di vita, come per esempio minuscoli insetti, e per questo non è permessa.

E l'acqua? Ogni goccia d'acqua contiene migliaia di forme di organismi, ma dovranno pur bere i jainisti. L'acqua viene fatta bollire e viene filtrata. Con la bollitura dell'acqua, infatti, tutti i microrganismi presenti muoiono e l’alta temperatura non permette di far nascere altre vite per almeno 24 ore; è in questo lasso di tempo che i jainisti bevono, prima che rinasca altra vita. La bollitura dell'acqua è un atto di violenza compiuto una volta sola, ma bloccando le successive nascite si evitano più uccisioni: così viene minimizzata la violenza.

I 5 giuramenti

I 5 giuramenti dei Jainismo sono:

  1. Non violenza (ahinsa o ahimsa): rispettare ogni forma di vita
  2. Verità (satya): dire la verità
  3. Non rubare (asteya)
  4. Castità (brahmacharya): per i monaci è il voto di castità, mentre per i laici è un voto di monogamia
  5. Non-possedere o Non-possessività (aparigrah): non acquisire più di ciò che è necessario per sopravvivere giorno per giorno (questo giuramento vale solo per i monaci)

Jainismo e Buddhismo

I jainisti rifiutano la tradizione vedica e di fatto ritengono errate le credenze derivanti dall'Induismo e dal Buddhismo; ciononostante tendono a identificarsi come induisti, anche se quest'ultimi li considerano unicamente seguaci di una setta.

Rispetto al Buddhismo è possibile trovare alcuni elementi comuni come la liberazione dal ciclo delle rinascite o la condotta di una vita rispettosa di principi morali, ma è impossibile non vedere anche grandi differenze di vedute, soprattutto riguardo alla natura dell’anima che per i buddhisti è un insieme di stati di coscienza, mentre per i jainisti è increata ed eterna. Per i buddhisti il nirvana si raggiunge attraverso la meditazione, mentre per i jainisti attraverso l’ascesi.