In Kenya il primo impianto di desalinizzazione dell’acqua di mare a pannelli solari

Si chiama Solar Water Farm ed è il primo a funzionare con panelli fotovoltaici e batterie Tesla, in modo da non consumare ingenti quantità di energia elettrica. Al momento, consentirà a chi vive nel territorio arido della città di Kiunga di avere accesso ad acqua potabile e sicura, ma in futuro potrebbe aiutare a contrastare le conseguenza del riscaldamento globale.

25 Settembre 2019
10:00
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In Kenya il primo impianto di desalinizzazione dell’acqua di mare a pannelli solari
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Se il cambiamento climatico proseguirà con questa velocità e il riscaldamento globale non verrà tenuto sotto controllo, la desertificazione avanzerà inesorabile. Anzi, lo sta già facendo. Secondo uno studio dell'UNCCD, l'organismo Onu che si occupa di contrastare questo fenomeno, ogni anno vengono persi 12 milioni di ettari di terra fertile. Di questo ritmo, ci sarà un bene già prezioso, che rischia di diventare ancora più raro: l'acqua. Una possibile soluzione viene proprio dal mare, dove si riverseranno tutti i vari ghiacciai che si stanno sciogliendo a un ritmo ben più elevato del normale. Si tratta di impianti di desalinizzazione dell'acqua marina e uno ne è stato costruito addirittura in Kenya. Si chiama Solar Water Farm e funziona a pannelli solari.

Non è certo l'unica struttura di questo tipo presente al mondo. Al momento, già diversi Paesi come Israele e anche l'Italia ne hanno alcuni. Il più grande poi si trova in Marocco, ad Agadir. Ma i numeri non parlano ancora di un vero successo: meno dell'1% della popolazione globale dipende dall'acqua depurata dal sale. Eppure, il mare rappresenta la maggior fonte di oro blu che abbiamo a disposizione e poterla sfruttare rappresenterebbe una vera svolta per contrastare la desertificazione. Il problema è che questi impianti costano. Tantissimo.

La novità dell'impianto sta nel suo funzionamento e nel costo ridotto

La novità della struttura kenyota sta invece proprio nell'economicità. Limita infatti il ricorso a energia elettrica e riesce a funzionare grazie ai pannelli solari fotovoltaici e alle batterie Tesla che immagazzinano tutta l'energia non impiegata subito. È il primo a contenere questo meccanismo ed è stato realizzato dall'Ong GivePower per consentire l'accesso all'acqua potabile alla popolazione che vive in un territorio particolarmente arido nei pressi della città di Kiunga. Di norma si deve compiere un viaggio di circa un'ora a piedi per poter attingere all'unico pozzo della zona, che spesso è già contaminato e il suo contenuto è inadatto a qualsiasi tipo di utilizzo, compresa l'irrigazione dei campi.

Un impianto del costo di 500 mila dollari e per il quale è stato necessario un solo mese di costruzione potrebbe risolvere questo problema, almeno in parte. È stato infatti pensato per produrre 50mila litri di acqua al giorno.

Come ti dicevo, è una soluzione alla quale prestare attenzione. Se vivi in un Paese come l'Italia potrai anche essere al riparo da una povertà così estrema, ma non dai rischi che il riscaldamento globale porta con sé. E sono proprio queste le strategie che consentirebbero di gestire le conseguenze che avrebbe sul Pianeta e per l'essere umano.

Sono Laureata in Lingue e letterature straniere e ho frequentato la Scuola di giornalismo “Walter Tobagi” di Milano. Mi occupo principalmente di medicina e ricerca, salute, tematiche sociali, ambiente e sostenibilità. Mi piace trovare spazi verdi nelle città e non mi arrendo all’idea che abitare in zone metropolitane significhi per forza maggiore stress, aria inquinata e frutta e verdura senza sapore. Cerco anche, per quanto possibile, di sfatare i falsi miti su cibo e principi nutritivi, perché quelle che ci suggeriscono le mode non sono necessariamente le scelte più salutari che possiamo fare.