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27 Dicembre 2020
16:00

In Messico la costruzione di una nuova ferrovia distruggerà 80 ettari di foreste: e le comunità indigene si oppongono

Il progetto del Tren Maya dovrebbe attraversare il Messico dalle coste caraibiche fino all’entroterra, ma solo la prima parte del progetto distruggerebbe circa 80 ettari di foreste, patrimonio mondiale di biodiversità. Per questo le comunità indigene si sono opposte alla costruzione.

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In Messico la costruzione di una nuova ferrovia distruggerà 80 ettari di foreste: e le comunità indigene si oppongono
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L’hanno chiamato Tren Maya, Treno Maia, ha un costo di circa 7 miliardi di dollari e dovrebbe attraversare il Messico dalla zona sud a quella est. Per il Presidente messicano Andrés Manue Lòpez Obrador, questo progetto ferroviario lungo 1.500 km (950 miglia) dovrebbe rappresentare il simbolo mondiale del Messico nuovo che avanza. Il problema è che questo percorso, il cui obiettivo è quello di unire le località balneari caraibiche all’entroterra attraversando Chiapas, Tabasco e Campeche in un giro attorno allo Yucatan, sacrificherebbe 80 ettari di foreste solo nella prima parte dei lavori, distruggendo quel verde fondamentale patrimonio naturale del Paese (e del mondo).

L’inizio della costruzione della ferrovia è stato inaugurato all’inizio dell’estate 2020, ma i lavori sono effettivamente iniziati solo di recente. Tuttavia il progetto dell’infrastruttura, suddiviso in sette sezioni di cui due saranno realizzate dall’esercito, ha subito rappresentato una questione molto controversa che, come moltissime altre nel mondo, antepone il profitto alla difesa dell’ambiente e di chi lo abita. Infatti, chi ha criticato il progetto ha dichiarato che non sono stati effettuati sufficienti studi di fattibilità né sono state presentate tutte le autorizzazioni necessarie per garantire sia la costruzione sia la difesa del territorio e delle comunità indigene che verrebbero intaccate dal cantiere e dal progetto, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo delle risorse idriche che già scarseggiano nella zona. Comunità indigene che hanno dichiarato di non essere mai state consultate per la realizzazione del progetto.

I gruppi indigeni del posto, affiancati da diverse organizzazioni ambientaliste, consapevoli che il loro territorio potrebbe essere deturpato e la qualità di vita abbattuta da questo lunghissimo cantiere hanno presentato diversi ricorsi. E appena pochi giorni fa è stato concesso da un giudice di Campeche l’ordine di sospensione dei lavori nel tratto lungo 222 km proprio nella zona di Campeche per motivi di tutela ambientale, interrompendo la costruzione della sezione 2 del tratto. Le motivazioni della decisioni riguardavano la possibilità di causare danni ambientali irreparabili e la violazione dei diritti degli indigeni che abitano la zona. Ma considerati gli interessi in gioco, sembra che la lotta sarà ancora lunga.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.