Induismo: le origini, i principi e i testi sacri di una religione eterna e universale

Una religione antichissima, ma con principi estremamente attuali e applicabili alla vita di ogni giorno. Basta pensare alla legge universale del karma, per cui per ogni azione buona o cattiva compiuta, ti potrebbe tornare indietro rispettivamente qualcosa di positivo o di negativo.
Gaia Cortese 6 gennaio 2020

L'induismo è un credo difficile da spiegare. Non è una religione unitaria, non ha un vero e proprio fondatore, non ha un unico testo sacro. Chi lo pratica definisce la propria religione come Sanatana Dharma, vale a dire una religione eterna e universale, che è sempre esistita e sempre esisterà. È eterna perché si trova nel cuore di ogni essere vivente senziente e non ha bisogno di essere studiata o imparata, ma deve essere semplicemente risvegliata.

Le origini

L'Induismo ha radici molto antiche, risale infatti a circa 2500 anni prima della nascita di Cristo, quando nella valle dell'Indo era presente la civiltà di Harappa e Mohenjo Daro. Testimonianze più concrete si hanno intorno al 1500 a.C.  quando gli Indoeuropei invadono l'India del Nord e assimilano nella propria religione molte pratiche e credenze dei popoli della Valle dell'Indo. È da questo contatto che derivano le origini dell'Induismo moderno, anche perché è proprio agli Indoeuropei che va attribuita la stesura dei Veda, i principali testi sacri cui fa riferimento la religione induista.

Il simbolo dell'induismo

L'OM (o AUM) è uno dei simboli più famosi e più sacri dell’Induismo. Si tratta di una sillaba sacra che viene pronunciata all’inizio o al termine della lettura dei Veda, i testi sacri. L’OM è anche il suono primordiale da cui ebbero origine tutti i suoni e i linguaggi del mondo, ed è considerato il mantra più importante e sacro; non è difficile infatti ritrovarlo in gran parte delle meditazioni che vengono fatte ripetendo questo suono. L'OM è la sintesi di tre suoni a-u-m, la sillaba eterna, e di un suono silente, vale a dire la pausa che si crea tra un mantra e l’altro. Recitare il mantra OM apporta diversi benefici. Non solo riduce stress, ansia e depressione, ma aiuta a calmare la mente, a migliorare la concentrazione, la creatività, l’intuito e il tuo stato di salute generale.

I testi sacri

Con il nome di Veda nell'Induismo si intendono i testi sacri o le antiche scritture. Qui vengono descritti i miti della creazione e il ciclo universale di morte e rinascita (samsara) a cui ogni essere vivente è sottoposto fino a che la sua anima immortale non raggiunge l'ultima realizzazione. I Veda sono i testi sacri più antichi al mondo, sembra che possano risalire addirittura al 5000 a.C. Secondo la tradizione i Veda sono stati tramandati dallo spirito supremo (Brahman)  a uomini e donne saggi in stato di meditazione profonda e in seguito tramandati oralmente di padre in figlio o da maestro a discepolo.

I Veda sono suddivisi in quattro parti: Rig Veda, Yajur Veda, Sama Veda e Athara Veda; a sua volta ogni sezione è divisa in ulteriori quattro parti: Samhita (mantra e inni), Brahmana (testi rituali), Aranyaka (teologia) e Upanishad (filosofia).

I principi dell'Induismo

Sono sei i principi fondamentali dell'Induismo:

  • la rispettosa accettazione dei Veda come unica base della filosofia induista
  • lo spirito di tolleranza e l'impegno nel comprendere e apprezzare il punto di vista di chi pratica una religione diversa dall'Induismo
  • l'accettazione della presenza di un ritmo dell'esistenza cosmica che vede un susseguirsi di periodi di creazione, di conservazione e di distruzione
  • l'accettazione della fede della rinascita e della preesistenza degli esseri viventi
  • il riconoscimento che i metodi e le vie per raggiungere la salvezza non sono un solo, ma sono molteplici
  • l'idea che si possa essere induisti, anche senza credere che sia necessario adorare le rappresentazioni delle divinità

Karma e reincarnazione

Chi è induista crede poi nella legge universale del karma e nella reincarnazione. Il termine "karma" significa "azione", e la legge del karma non è altro che una rigorosa legge di causa-effetto, secondo la quale ogni azione compiuta da un soggetto avrà degli effetti di stretta pertinenza con colui che ha fatto l'azione. In poche parole, comportati bene che del bene ti tornerà indietro, comportati male e sarà peggio per te. Per liberarsi dal Samsara, ossia da quel ciclo continuo di morte e rinascita di cui ho parlato poco sopra, è necessario non compiere più azioni negative, in modo da esaurire ciò di negativo che può tornare indietro, o altrimenti, astenersi completamente dall'azione (ma questo lo vedo più difficile).

Nell'Induismo quindi non ci sono punizioni o pene, ma solo conseguenze logiche del nostro modo di agire. Compiendo solo azioni in armonia con la legge universale (Dharma) è possibile fuggire a questo ciclo di morte e rinascita: si tratta di una sorta di codice sacro di condotta che comprende l'adempimento dei riti, la recitazione delle preghiere, l'adorazione delle divinità e il rispetto nella vita quotidiana delle regole morali.

Il tempio induista (Mandir)

Il termine Mandir deriva dal sanscrito e significa "casa". Definisce quello che per gli induisti è un luogo di culto, ossia il tempio. Tuttavia nell'induismo non c'è obbligo di frequentazione del tempio, lo si fa quasi unicamente in occasione delle feste principali. La struttura del tempio riproduce il macrocosmo, ossia il corpo di Dio, in correlazione con il microcosmo, il corpo del fedele. L'induista è solito pregare nel punto del tempio che rappresenta il cuore, mentre la l'immagine del Dio a cui di solito è dedicato il tempio, è collocata in corrispondenza della testa del tempio, ed è lì che il pujari, il responsabile dell'adorazione della divinità, celebra la cerimonia, offrendo alla divinità fuoco e incenso, fiori e cibo.