
Nella lotta alla crisi climatica, la Spagna sembra fare sul serio. E non solo a parole. Lunedì, infatti, il governo spagnolo ha deciso di seguire l’esempio dell’Unione europea e di altri Paesi del continente e del mondo, dichiarando lo stato di emergenza climatica e ambientale.
Come sappiamo, la dichiarazione, seppur ufficiale, non presenta vincoli particolari ma è una promessa nei confronti dei cittadini e del Pianeta, la promessa di impegnarsi a promuovere politiche che possano cambiare le cose aumentando la consapevolezza migliorando la cura dell’ambiente.
Così Pedro Sanchez, primo ministro da pochi giorni, si è posto come obiettivo la riduzione delle emissioni di gas serra, promettendo che entro i primi 100 giorni di governo metterà a punto un piano di transizione energetica per poter poi in futuro raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050, in linea con gli obiettivi comunitari. Si tratta di 30 linee d’azione prioritarie cinque delle quali devono essere promosse e messe in pratica entro i prossimi 3 mesi.
L’intenzione finale è quella di riuscire ad attingere sempre di più da fonti rinnovabili, arrivando a generare il 100% dell’energia elettrica in questo modo entro il 2050 e azzerando i sussidi statali ai combustibili fossili.
Questa dichiarazione, che segue quelle di altri paesi comunitari, si distingue per essere sia simbolica che concreta, dal momento che andrà a toccare anche interessi economici importanti finalizzati a mettere in pratica una totale decarbonizzazione del Paese.
Decisioni importanti, determinate e (speriamo) definitive, che l’Italia non può che prendere come esempio per uscire dalle parole e passare ai fatti.