Mandala tibetani: sai cosa sono e come si realizzano?

I mandala tibetani sono delle vere e proprie opere d’arte, realizzate con sabbia colorata molto fine. Quello che più dispiace è che dopo essere stati ultimati, i mandala vengono letteralmente distrutti per ricordare quanto l’uomo non debba mai attaccarsi alle cose materiali.
Gaia Cortese 29 giugno 2019

Cimentarsi nella realizzazione di un mandala tibetano è un po’ come affrontare un puzzle di duemila pezzi raffigurante le costellazioni del nostro universo. Se proprio lo vuoi fare, armati di tanta pazienza e sangue freddo. Tradizionalmente, infatti,  i mandala tibetani non sono semplici disegni da colorare, ma vere e proprie opere d’arte creati con sabbia finissima e colorata.

I mandala tibetani vengono realizzati dai monaci (solitamente non più di quattro per ogni mandala) seguendo una pratica che si chiama dul-tson-kyil-khor, il cui significato letterale è “mandala di polvere colorata”. In passato i mandala venivano fatti utilizzando delle pietre preziose, ma oggi si è passati all’impiego di fine sabbia o di semplici sassolini bianchi che vengono dipinti del colore desiderato.

Il significato dei colori

Devi sapere che ogni colore usato in un mandala rimanda ad un significato preciso. Il bianco è collegato all'intuizione e alle cose divine: nel momento in cui si lasciano spazi bianchi significa che si desidera entrare in contatto con il trascendente come fonte d'ispirazione. Il rosso rappresenta il coraggio e l'intraprendenza, mentre il giallo rimanda all'intelletto.

Il nero comunica il bisogno di un momento di riflessione, mentre l'azzurro rappresenta l'entità spirituale. Il verde rimanda al significato della terra e della natura, mentre il viola è rappresenta l'armonia che esiste tra ludico e trascendente. Infine, il marrone evoca la fertilità, mentre l'arancione lo stato di soddisfazione e di allegria.

Come operano i monaci

Prima della realizzazione del mandala, c’è sempre una cerimonia di apertura: i monaci tibetani suonano alcuni strumenti musicali come flauti e tamburi, intonano dei mantra e poi si mettono all’opera, disegnando con un gessetto i contorni del mandala su una superficie piana. Fatto questo, i monaci iniziano a versare i sassolini o i granelli di sabbia colorata sulla superficie del mandala, utilizzando uno speciale imbuto chiamato chakpur, e solo dopo essersi disposti in modo da dividersi correttamente la superficie di lavoro.

In sanscrito il termine mandala significa "cerchio" e nella cultura tibetana questo particolare tipo di disegno vuole rappresentare l’universo; ma nel momento in cui si colora o si disegna il proprio mandala si rappresenta anche il proprio stato d’animo, le proprie emozioni e il proprio mondo interiore, prediligendo l'impiego di un colore piuttosto che di un altro.

Tanto tempo è necessario per realizzare un mandala quanto poco è la sua durata: il mandala, infatti, poco dopo essere stato ultimato viene distrutto, per sottolineare quanto non debba esserci attaccamento alle cose materiali nella filosofia buddhista.