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17 Settembre 2020
17:00

Nel Pacifico settentrionale non si fermano le morti delle balene grigie. Di chi è la colpa?

Nel solo 2019 sono stati ritrovati spiaggiati senza vita 215 cetacei sulle coste dal Messico all'Alaska; i dati relativi al 2020 preannunciano un miglioramento, seppure lieve. Ancora non sono chiari i motivi di questo insolito fenomeno, ma secondo gli esperti l'indiziato numero uno è il cambiamento climatico.

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Nel Pacifico settentrionale non si fermano le morti delle balene grigie. Di chi è la colpa?
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Che cosa sta succedendo alle balene grigie del Pacifico? A lanciare l'allarme è stata l'anno scorso la Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), ossia l'agenzia federale statunitense che si occupa di oceanografia, meteorologia e climatologia, dopo che nel 2019 sono stati ritrovati complessivamente 215 esemplari senza vita sulle spiagge dell'America settentrionale dall'Alaska al Messico. I dati per il 2020 sembrerebbero indicare un miglioramento, anche se dall'inizio dell'anno sono morte 144 balene grigie nel quadrante nord-occidentale dell'oceano Pacifico. Per questo i biologi marini sono comunque preoccupati e stanno conducendo delle ricerche per fare luce sulle possibili cause di questa moria.

Un "evento di inusuale mortalità" tra le balene grigie come quello del 2019 era già stato dichiarato 20 anni fa dalla Noaa. Allora gli scienziati non riuscirono a comprendere che cosa stesse accadendo ai cetacei. Oggi come nel 2000 sono numerose le ipotesi sul tavolo. Un sospettato principale c'è e si chiama cambiamento climatico. Quest'ultimo, come sai, è il responsabile di fenomeni che influenzano negativamente la vita negli oceani come l'acidificazione e la deossigenazione. In sostanza, l'aumento delle temperature sta alterando gli equilibri naturali, e in particolare quelli di un ecosistema estremamente fragile come quello artico.

Ora, le balene grigie trovano le loro principali fonti di nutrimento, soprattutto crostacei, nelle gelide acque del mare di Bering, davanti alla costa dell'Alaska, accumulando riserve per affrontare poi la migrazione verso sud, verso i mari più caldi (come quelli della bassa California), dove si riproducono. La scorsa estate, però, il Mare di Bering era più caldo di oltre otto gradi rispetto alla media. I ricercatori ipotizzano che la riduzione dell'estensione del ghiaccio marino artico abbia determinato una diminuzione delle alghe e quindi dei crostacei. Insomma, alle balene grigie sarebbe venuto a mancare gran parte del loro cibo, e questo potrebbe averle portate a morire di fame.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.